Diamo alla nostra scuola gli strumenti per crescere!

di Daniela Pugno Ghirlanda, ex insegnante e deputata in GC per il gruppo PS.
Co-relatrice del rapporto di maggioranza a favore della sperimentazione del progetto “La scuola che verrà”.

Il dibattito sul progetto di riforma della scuola dell’obbligo (“La scuola che verrà”) si sta facendo intenso sulla stampa scritta e sulla rete. Buon segno, significa che i ticinesi hanno a cuore la loro scuola come in passato e credono nella valenza democratica del dibattito pubblico. Dato che ogni cambiamento nell’organizzazione scolastica implica numerosi risvolti tecnici, è utile fare il punto su alcuni aspetti di questa votazione che potrebbero non essere ancora abbastanza chiari.

Paura, denigrazione e demagogia

di Alessandro Robertini
Presidente regionale PS Bellinzonese e docente SUPSI

Tra i detrattori della sperimentazione, e ribadisco sperimentazione, di tre anni della riforma della scuola obbligatoria detta Scuola che verrà (Scv) sta emergendo un palese nervosismo che denota una totale mancanza di argomenti validi contro un progetto che porterà solo dei miglioramenti al sistema scolastico ticinese.
Sembrerebbe che non si voglia sperimentare, perché c’è il timore che questo possa, con buona probabilità, confermare la bontà del progetto, smontando tesi che vorrebbero invece smantellare il settore pubblico scolastico a favore di modelli che favoriscono solo i più abbienti, come avveniva prima della scuola media unica che a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta sostituì, con ottimi risultati, ginnasio e scuola maggiore.

Scuola: su cosa voteremo?

di Daniela Pugno-Ghirlanda, Deputata PS al Gran Consiglio
ex-docente Sm

Una formazione sempre più accurata è ciò che tutti vogliamo, anche chi ha lanciato il Referendum contro questa riforma scolastica. È ora necessario fare chiarezza sul progetto in questione, perché per i genitori e per gli allievi è difficile raccapezzarsi in un mare di informazioni a volte discordanti. Va detto che lo scorso aprile il progetto di riforma è approdato in Parlamento – e ne è uscito bene, dato che il credito per sperimentarlo è stato approvato a larga maggioranza –.