Scuola che verrà: un Sì convinto anche alla faccia del ‘matador’

di Igor Righini, Presidente PS

Il comitato referendario contro “la scuola che verrà”, su cui voteremo il 23 settembre, ha manifestato l’avversità al progetto ergendosi a difensore della scuola pubblica. Ha fatto come il “matador”: s’è alzato sulle punte e ha sventolato il drappo rosso con cui nasconde la fatidica spada. È sceso nell’arena della politica, ai mercati, in televisione usando parole menzognere e offensive per quella che ritiene una “scuola rossa”. “Olé, olé!” ha esclamato chi poco tempo fa pretendeva di usare le risorse di noi tutti cittadini per fare la scuola privata per pochi privilegiati. “Olé, olé!”, il “matador” cerca di provocare la reazione inferocita del cittadino. Vuole ottenere fumo dalle sue narici. aspetta la carica finale per mandare all’aria un progetto capace di garantire un futuro migliore ai ragazzi e alle ragazze che frequentano la scuola pubblica.

Sperimentazione necessaria per i nostri figli

di Ivo Durisch, Capogruppo PS al Gran Consiglio

Il prossimo 23 settembre si vota sulla concessione del credito per sperimentare il progetto di riforma della scuola dell’obbligo, un progetto approvato a larga maggioranza dal Gran Consiglio. È una decisione importante quella che ci apprestiamo a prendere perché influirà in modo significativo sulla formazione dei nostri giovani in un momento decisivo della crescita quale è quello della scuola dell’obbligo.

Da cittadino sono fermamente convinto che questa sperimentazione sia necessaria. Una convinzione che non è frutto del caso, ma che è maturata in seguito a prese di posizione molto equilibrate e autorevoli di genitori e insegnanti che negli ultimi mesi hanno ribadito la necessità per la scuola ticinese di rinnovarsi.

Non fermiamo l’innovazione della scuola

di Manuele Bertoli, Consigliere di Stato PS

Oltre 40 anni fa, quando si decise di passare da ginnasio e scuola maggiore alla scuola media unica, uno degli argomenti dei contrari a quella riforma era il presunto abbassamento del livello generale della scuola che avrebbe prodotto l’accantonamento delle due filiere.
Oggi possiamo dire dati alla mano che quella previsione era totalmente errata. In proporzione alla popolazione scolastica il Ticino è infatti il terzo cantone in Svizzera per maturità (liceo e Scuola cantonale di commercio), il primo per maturità professionali e il secondo per titoli universitari ottenuti dagli studenti.

Un sì nell’urna per rinnovare la scuola

di Laura Riget, membro di Comitato – Gioventù Socialista Svizzera

Il 23 settembre i cittadini e le cittadine ticinesi potranno votare sul credito per il finanziamento della sperimentazione di “La scuola che verrà”. Si tratta di un progetto di riforma della scuola dell’obbligo promosso dal Dipartimento dell’educazione, che ha l’obiettivo di rendere la scuola più vicina agli allievi.

La scuola che verrà: sperimentazione più che mai opportuna

di Daniela Pugno Ghirlanda, Deputata PS al Gran Consiglio
ex insegnante Scuola Media

Il collega Andrea Giudici, in un suo scritto apparso su questo giornale il 4 luglio scorso, sostiene che sia un grave errore sperimentare la riforma della scuola dell’obbligo “La scuola che verrà”.  Anzi, il titolo del suo scritto lascia intendere che la sperimentazione sia già fallita, mentre non è nemmeno cominciata! In realtà, il collega si riferisce a una sperimentazione fatta in Francia, ma questo lo si capisce solo leggendo il resto.

Smantellamento o maggiore uguaglianza di possibilità per gli allievi?

di Raoul Ghisletta
Deputato PS al Gran Consiglio e segretario VPOD Ticino

La scelta che il popolo ticinese dovrà fare il prossimo 23 settembre è chiara. Vogliamo lasciare nuovamente al palo la scuola dell’obbligo e rafforzare i fautori delle scuole private oppure vogliamo sperimentare in sette sedi di scuola media e comunale alcune innovazioni, che vanno a beneficio di tutti gli allievi? Chi negli scorsi si è battuto per la riduzione degli allievi per classe e contro la privatizzazione della scuola ticinese non può avere dubbi.