Un sì nell’urna per rinnovare la scuola

di Laura Riget, membro di Comitato – Gioventù Socialista Svizzera

Il 23 settembre i cittadini e le cittadine ticinesi potranno votare sul credito per il finanziamento della sperimentazione di “La scuola che verrà”. Si tratta di un progetto di riforma della scuola dell’obbligo promosso dal Dipartimento dell’educazione, che ha l’obiettivo di rendere la scuola più vicina agli allievi.

La scuola che verrà: sperimentazione più che mai opportuna

di Daniela Pugno Ghirlanda, Deputata PS al Gran Consiglio
ex insegnante Scuola Media

Il collega Andrea Giudici, in un suo scritto apparso su questo giornale il 4 luglio scorso, sostiene che sia un grave errore sperimentare la riforma della scuola dell’obbligo “La scuola che verrà”.  Anzi, il titolo del suo scritto lascia intendere che la sperimentazione sia già fallita, mentre non è nemmeno cominciata! In realtà, il collega si riferisce a una sperimentazione fatta in Francia, ma questo lo si capisce solo leggendo il resto.

Smantellamento o maggiore uguaglianza di possibilità per gli allievi?

di Raoul Ghisletta
Deputato PS al Gran Consiglio e segretario VPOD Ticino

La scelta che il popolo ticinese dovrà fare il prossimo 23 settembre è chiara. Vogliamo lasciare nuovamente al palo la scuola dell’obbligo e rafforzare i fautori delle scuole private oppure vogliamo sperimentare in sette sedi di scuola media e comunale alcune innovazioni, che vanno a beneficio di tutti gli allievi? Chi negli scorsi si è battuto per la riduzione degli allievi per classe e contro la privatizzazione della scuola ticinese non può avere dubbi.

Giudici e la Scuola che verrà

di Manuele Bertoli, Consigliere di Stato PS

In un articolo pubblicato su questo giornale il 4 luglio, il deputato Andrea Giudici se la prende con il progetto “La scuola che verrà”, sostenendo erroneamente che sia stato applicato e poi abbandonato in Francia e giudicandolo, altrettanto erroneamente, già fallito. Il paragone tra il progetto su cui si voterà il 23 settembre e la realtà francese è del tutto fuori posto. Il gruppo che ha lavorato su “La scuola che verrà” non si è mai riferito al sistema educativo francese o alla cosiddetta riforma Jospin del 1989, alla quale Giudici senza dirlo si riferisce, tanto che la bibliografia di riferimento non cita né Philippe Meirieu né François Dubet, considerati gli esperti di quella riforma, come non cita Barthes o Derrida, menzionati da Giudici in un suo articolo del 2017.

Il tedesco nella scuola: si fa presto a dire prima

di Manuele Bertoli, Consigliere di Stato PS

In queste ultime settimane fioriscono sui media i commenti a favore di una ricollocazione del tedesco nel sistema di insegnamento delle lingue seconde nella scuola dell’obbligo, una campagna di stampa che intende lanciare un dibattito che di quando in quando si ripresenta alla società ticinese. Un dibattito benvenuto, perché la nostra condizione di minoranza linguistica in un Paese plurilingue nel quale l’inglese è lingua straniera ci obbliga ad apprendere, oltre all’italiano, le altre due principali lingue nazionali e la lingua franca internazionale, quindi anche a discutere su cosa sia meglio fare per raggiungere questo obiettivo.

La scuola che verrà: non c’è peggior sordo…

di Manuele Bertoli, Consigliere di Stato PS pubblicato dal ‘Corriere del Ticino’   Accogliendo gran parte delle indicazioni scaturite da due vaste consultazioni pubbliche e tenendo conto di quanto contenuto in atti parlamentari di diversi partiti, il progetto di riforma La scuola che verrà è maturato in maniera importante, evolvendo al punto di aver fatto…