Sì alla sperimentazione!

di Cristina Zanini Barzaghi, Municipale PS Lugano

Viviamo in un’epoca di continui cambiamenti, perciò non c’è dubbio: non si finisce mai di imparare, in ogni contesto e a ogni età. Imparare significa ascoltare, leggere, cercare informazioni e analizzarle in modo oggettivo.

Attenti a non retrocedere alla scuola a due velocità

di Alessandro Robertini
Presidente regionale PS Bellinzonese e docente SUPSI

«La Scuola che verrà», in votazione il prossimo 23 settembre, una riforma delle metodologie didattiche, e non delle materie e dei contenuti delle stesse, da cui tutti potranno trarre beneficio, docenti, ma soprattutto allievi e in generale la società. La possibilità di poter seguire meglio gli allievi delle scuole medie, con una certa quantità di ore svolte con metà classe oppure con la presenza di due docenti invece di uno all’interno della classe, non potrà che permettere di avere maggior attenzione verso ogni singolo allievo e caratterizzarne peculiarità e propensioni, in modo da valorizzarne meglio i potenziali, che spesso rimangono nascosti, costituendo fonte di frustrazione e insuccesso.

Scuola che verrà: 10 motivi per votare SÌ

di Manuele Bertoli, Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport

Scuola che verrà: 10 motivi per votare SÌ a un’esperienza triennale

1) SÌ a misure concrete che permetteranno di rafforzare le competenze degli scolari ticinesi.

2) SÌ a garantire le pari opportunità a tutti e sostenere meglio ognuno in base alle proprie caratteristiche individuali.

3) SÌ a rafforzare ulteriormente la scuola Ticinese, già tra le migliori in Svizzera, investendo sulla continuità.

4) SÌ a fare un’esperienza che permetterà ai docenti di seguire le allieve e gli allievi più da vicino.

5) SÌ a un’esperienza triennale con una valutazione scientifica esterna, come richiesto dal Parlamento.

Diamo alla nostra scuola gli strumenti per crescere!

di Daniela Pugno Ghirlanda, ex insegnante e deputata in GC per il gruppo PS.
Co-relatrice del rapporto di maggioranza a favore della sperimentazione del progetto “La scuola che verrà”.

Il dibattito sul progetto di riforma della scuola dell’obbligo (“La scuola che verrà”) si sta facendo intenso sulla stampa scritta e sulla rete. Buon segno, significa che i ticinesi hanno a cuore la loro scuola come in passato e credono nella valenza democratica del dibattito pubblico. Dato che ogni cambiamento nell’organizzazione scolastica implica numerosi risvolti tecnici, è utile fare il punto su alcuni aspetti di questa votazione che potrebbero non essere ancora abbastanza chiari.

Sperimentare è vitale per la scuola

di Francesco Cavalli, già deputato al Gran Consiglio                      

Quando nel 2014 comparve il primo documento su “La scuola che verrà” mi colpì favorevolmente il sottotitolo “Idee per una riforma tra continuità e innovazione”. Due parole chiave, continuità e innovazione che ancora oggi, a mio modo di vedere, caratterizzano questo progetto sulla cui sperimentazione saremo chiamati a votare il 23 settembre.
Continuità, in quanto la struttura della scuola dell’obbligo non viene per nulla stravolta: non tanto perché, ad esempio, non sono introdotte nuove discipline e non ne vengono abolite, ma soprattutto perché vengono riaffermati i principi dell’inclusività, dell’eterogeneità e dell’equità.

Paura, denigrazione e demagogia

di Alessandro Robertini
Presidente regionale PS Bellinzonese e docente SUPSI

Tra i detrattori della sperimentazione, e ribadisco sperimentazione, di tre anni della riforma della scuola obbligatoria detta Scuola che verrà (Scv) sta emergendo un palese nervosismo che denota una totale mancanza di argomenti validi contro un progetto che porterà solo dei miglioramenti al sistema scolastico ticinese.
Sembrerebbe che non si voglia sperimentare, perché c’è il timore che questo possa, con buona probabilità, confermare la bontà del progetto, smontando tesi che vorrebbero invece smantellare il settore pubblico scolastico a favore di modelli che favoriscono solo i più abbienti, come avveniva prima della scuola media unica che a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta sostituì, con ottimi risultati, ginnasio e scuola maggiore.