Internamento sì, ma «a vita»?

di Carlo Lepori, Deputato PS al Gran Consiglio

Giovedì scorso, il direttore Caratti si chiedeva «Internamento, se non ora quando?». Intendeva evidentemente il cosiddetto «internamento a vita», introdotto nel nostro Codice penale a seguito dell’infausta iniziativa costituzionale, approvata nel febbraio 2004. Governo e parlamento avevano infatti raccomandato di respingerla. Essa esige che «il criminale […] estremamente pericoloso e classificato come refrattario alla terapia deve essere internato a vita. Liberazioni anticipate e permessi di libera uscita sono esclusi». E che il riesame è possibile solo «qualora nuove conoscenze scientifiche permettano di dimostrare che il criminale può essere curato».

Bellinzona, gli amici di bassa Lega.

di Giacomo Buletti, Consigliere comunale a Bellinzona

Sabato 14 ottobre ho partecipato con piacere e orgoglio alla manifestazione che ha percorso viale Stazione al motto “Insieme per i diritti di tutte e di tutti”. La manifestazione ha riscosso un certo successo; erano infatti oltre 500 persone a comporre il corteo, al termine del quale ho potuto ascoltare diversi interventi coinvolgenti e interessanti, incentrati sull’obiettivo di rivedere il sistema di politica migratoria, compresi i diritti per chi fugge da situazioni critiche, quali guerre o forti conflitti. Si è pure rivendicato aiuto e comprensione verso chi cerca lavoro e si danna l’anima pur di trovare una sistemazione che si possa definire accettabile, con l’obiettivo di mantenere se stessi e le proprie famiglie, riacquistando dignità personale, contribuendo pure, fors’anche inconsciamente, alla crescita del nostro paese.

Non ci metteranno a tacere

di Marina Carobbio, Consigliera nazionale PS

La differenza salariale tra donne e uomini è ancora del 15% e ai piani superiori della politica, delle imprese e anche delle università, le donne sono ancora in minoranza. Il lavoro domestico e di cura dei figli, degli anziani e dei familiari ammalati è appannaggio soprattutto delle donne, e non è né riconosciuto né retribuito. Noi donne siamo in marcia e in molte parti del mondo l’8 marzo incroceremo le braccia per dire no alle discriminazioni, alle disparità salariali, alla disuguaglianza, alla violenza domestica e al sessismo.

Ma quanta stoffa posso indossare?

di Pepita Vera Conforti, presidente del Coordinamento donne della sinistra Non ci mancava proprio alle nostre latitudini la pretesa di pudore, con divieti per motivi igienici e di sicurezza (ormai parola magica che apre a ogni involuzione).