Un sì nell’urna per rinnovare la scuola

di Laura Riget, membro di Comitato – Gioventù Socialista Svizzera

 

Il 23 settembre i cittadini e le cittadine ticinesi potranno votare sul credito per il finanziamento della sperimentazione di “La scuola che verrà”. Si tratta di un progetto di riforma della scuola dell’obbligo promosso dal Dipartimento dell’educazione, che ha l’obiettivo di rendere la scuola più vicina agli allievi. Concretamente, tra le misure proposte, voglio presentarne qui tre. Innanzitutto si propone l’aumento delle ore di lezione con metà classe per volta (Laboratorio) alla scuola media, efficaci e già oggi presenti in italiano e scienze naturali. Si propone poi anche l’introduzione del co-insegnamento negli Atelier di italiano, matematica e tedesco, dove due docenti seguiranno assieme la classe. Infine, il docente di classe avrà più tempo da dedicare all’ascolto dei suoi allievi e li accompagnerà  nelle scelte da prendere finita la scuola dell’obbligo. Riassumendo, dando più risorse alla scuola ticinese, si potranno seguire meglio i singoli ragazzi e ragazze e valorizzare le loro capacità personali.

La formazione è una componente importante ma delicata di ogni società, i cui cambiamenti vanno studiati con cura – proprio come è il caso con “La scuola che verrà”. Il Parlamento ha infatti approvato a larga maggioranza il credito di 6.73 milioni di franchi, con i quali si coprirà la sperimentazione di due varianti del progetto. Per la durata di tre anni, in alcune sedi scolastiche ticinesi verranno testate le due varianti – quella iniziale del DECS e un’altra promossa dal Partito Liberale. La differenza fra le due varianti è questa: nel progetto del DECS le classi di Laboratorio sono eterogenee, cioè raggruppano allievi con abilità diverse, mentre nella proposta del PLR sono formate mettendo assieme gli allievi secondo le loro abilità. È fondamentale chiarire che, al di fuori delle ore di Laboratorio, tutti gli allievi frequentano il resto delle lezioni con la loro classe al completo. Altrettanto importante è sapere che l’insegnante non cambia mai all’interno della stessa materia. Per intenderci, il prof. di matematica insegna alla sua classe sia quando è tutta intera, sia quando è l’ora della co-docenza, sia, infine, ai suoi due gruppi di Laboratorio.

Se il popolo ticinese accetterà di sperimentare “La scuola che verrà”, tra tre anni esperti indipendenti dal DECS valuteranno i punti positivi e quelli negativi delle due varianti rispetto alla scuola attuale. Solo successivamente il Parlamento – o in caso di referendum nuovamente il popolo – potrà approvare la generalizzazione di una delle due varianti sperimentate, se lo ritiene un miglioramento rispetto alla scuola odierna.

Votare “no” questo 23 settembre significherebbe bloccare tutto, rinunciando a vedere i risultati della proposta del DECS valutati da esperti per poi prendere la decisione finale. Vi invito quindi a votare sì, per cercare di rinnovare la scuola dell’obbligo e mettere al centro i bisogni e le capacità dei singoli allievi.