Ferrovia per Castione prevedibilmente ripida

di Alessandro Robertini
Presidente regionale Partito socialista del Bellinzonese

 

Che il trasferimento delle Officine FFS a Castione fosse terribilmente in salita lo si sarebbe potuto prevedere già da molto tempo, eppure, sia prima che dopo la firma della convezione del dicembre 2017 tra Ferrovie, Cantone e Città, questa è sempre stata portata avanti come la magica soluzione da estrarre dal fatidico cilindro, sia da certi opinionisti che, soprattutto dai tre sottoscrittori della convenzione. Ora che le FFS hanno calato l’ardua sentenza, scegliendo appunto questa opzione, i nodi non han tardato a venire al pettine.

Oltre alle già note e più che giustificate preoccupazioni delle maestranze per la drastica riduzione dei posti di lavoro a quasi la metà, si sono aggiunte quelle dell’Unione dei contadini che temono una drastica sparizione di pregiati terreni agricoli, nonché la prevedibile ondata di ricorsi e controricorsi, che potrebbero ritardare l’esecuzione dell’opera, se non indurre le Ferrovie a rinunciare all’opzione, come sollevato in una recente interpellanza da diversi deputati ticinesi a Berna all’attenzione del Consiglio federale.

Ammesso ma non concesso che l’unica soluzione possibile, per il mantenimento della struttura in Ticino, sia il trasferimento dall’attuale sede di Bellinzona in altro luogo, sarebbe perlomeno stato auspicabile trovare una soluzione che almeno da un punto di vista logistico e ricorsuale potesse offrire le dovute garanzie. E qui risulta evidentemente difficile capire come mai la soluzione proposta su un piatto d’argento dai quattro Comuni della Bassa Leventina (Bodio, Giornico, Personico e Pollegio in rigoroso ordine alfabetico) in una zona industriale dismessa, non sia stata presa in considerazione.

Ciò avrebbe ridato vita a un comparto ormai in disuso da più di vent’anni, portato una ventata di ottimismo a una regione disastrata da un punto di vista economico, ed evitato lo sperpero di terreno agricolo di alto valore. Dico questo non da oriundo leventinese, ma da ticinese e membro di un partito che fa della solidarietà uno dei suoi cavalli di battaglia basilari. Solidarietà che sembra però venir meno quando si tratta di esserlo verso le regioni periferiche, che sempre più faticano a tenere il ritmo delle zone urbane. E poi ci si chiede come mai nelle valli la percentuale di voti è mediamente molto più bassa che nelle città.

L’impressione che le FFS fanno e disfano, con l’implicito avvallo delle nostre autorità, senza tener conto delle necessità della popolazione coinvolta, è sempre più evidente. Prova ne è che anche Lodrino era stato preso in considerazione per una valutazione, ma senza nemmeno informare le rispettive autorità che hanno a sorpresa appreso della faccenda qualche giorno fa dai media come la maggior parte dei cittadini. Politici ticinesi è ora di svegliarsi!