Quel sistema di tasse ingiusto e in parte illegale

di Bruno Storni, Deputato PS al Gran Consiglio
pubblicato dal “Corriere del Ticino”

 

Il Gran Consiglio si è recentemente opposto alla mozione che chiedeva di creare le basi legali per estendere la tassa di concessione per l’uso del suolo pubblico a tutte le reti di distribuzione di energia e telecomunicazioni.

Chiariamo subito che la mozione non chiede più tasse, ma una correzione del quadro giuridico sull’uso del suolo pubblico (strade cantonali e comunali) che di fatto colpisce solo la distribuzione di energia elettrica e di conseguenza i suoi consumatori. Chi scrive ha sostenuto il ricorso di Pier Mellini contro la tassa sull’illuminazione pubblica della Città di Locarno che sempre più Comuni stavano adottando impropriamente come ha poi sentenziato il Consiglio di Stato.

L’obiettivo della mozione non era quindi di aumentare gli introiti di questa tassa, ma di ripartirli sui vari servizi che usano il sottosuolo pubblico in quanto oggi a pagarla è unicamente la distribuzione di energia elettrica.

Comuni e Cantone, tramite la tassa d’uso speciale delle strade pubbliche cantonali e comunali definita nella Legge cantonale di applicazione sull’approvvigionamento elettrico (LA-LAEl), incassano annualmente 25 milioni, pagati dai consumatori di energia elettrica, mentre ad esempio la distribuzione di un altro vettore energetico, il gas, non paga un centesimo (salvo per il demanio cantonale dove comunque gode di tariffe nettamente migliori). Una evidente disparità di trattamento che penalizza una fonte energetica indigena e rinnovabile favorendo invece una concorrente importata (Russia, Algeria, Libia) e oltretutto a effetto serra.

Conosciamo bene i problemi di mercato dell’idroelettrico che hanno già portato alla soppressione di posti di lavori negli impianti idroelettrici del nostro Cantone. Inutile scrivere lettere alla signora Leuthard per chiedere interventi a favore dell’idroelettrico quando siamo noi i primi a limitargli competitività per rapporto al vettore gas d’importazione. Una situazione assurda, contraria oltretutto ai principi del libero mercato. In Ticino si consumano annualmente 3,2 TWh di elettricità e 1,2 TWh di gas distribuito esclusivamente attraverso condotte posate nel sottosuolo, contrariamente all’elettricità che, ad esempio nel comprensorio della SES, è ancora distribuita in buona parte tramite vetuste linee aeree e non solo nelle valli; di fatto in molti Comuni non ci sarebbero neanche le condizioni per tassare l’elettricità per l’uso del suolo pubblico, semmai dello spazio aereo.

Le ragioni del Consiglio di Stato e del Parlamento contrarie alla mozione sono anacronistiche. Da una parte si argomenta che la tassa d’uso del suolo pubblico è una compensazione della privativa per la distribuzione di energia elettrica alle aziende decaduta con la liberalizzazione parziale del mercato elettrico del 2009, privativa che permetteva ai Comuni di incassare 40 milioni all’anno (pagati dai consumatori) senza muovere un dito. Il CdS argomenta che c’èra già una «tassa» e quindi bisognava trovare un sostituto riciclandola sotto nuova forma giuridica. Secondo argomento: il requisito di capillarità e obbligo d’allacciamento alla rete elettrica che permetterebbe la tassazione dell’uso del suolo pubblico per l’elettricità, ma non per il gas che non arriva in tutti i Comuni e abitazioni. Analogamente si potrebbe dire: togliamo le tasse sul tabacco perché non tutti fumano. Argomento che porta il CdS a giustificare l’iniquità della tassa con il fatto che essendo l’estensione della rete del gas limitata, non è possibile tassarla con l’anacronistico e pressappochista metodo che fattura ai consumatori l’uso della totalità delle strade del Cantone (3,2 milioni di metri quadrati di strade comunali e 1,4 milioni di strade cantonali).

Sembrerebbe che i Comuni lavorino ancora con pergamena, penna e calamaio perché basterebbe un comune applicativo informatico per realizzare il catasto digitale delle sottostrutture con relative lunghezze effettive di condotte elettriche o del gas posate nel sottosuolo. Il Cantone, che quando nel 2013 presentò la nuova tassa (dopo che la prima versione era stata bocciata dal ricorso Ghiringhelli ) aveva ammesso che si doveva fare l’equivalente per il gas, faccia i suoi compiti e proponga una soluzione promuovendo anche le nuove tecnologie nella geoinformazione (dati infrastrutture sottosuolo) nei Comuni.

Se non siamo in grado di farlo, aboliamo questa discriminate tassa locale sull’energia elettrica, tra l’altro un bene di prima necessità che usiamo per cucinare, riscaldare e illuminare le abitazioni, ecc.. Purtroppo, contrariamente alla privativa, la nuova tassa è incassata anche dal Cantone (vedi strade cantonali), il quale nel recente pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali l’ha aumentata da 0,8 a 0,9 fr/mq che per i consumatori si è tramutato in un aumento da 0,8 a 0.95 cts/kW perché nel frattempo è stata corretta verso l’alto la superficie delle strade cantonali e comunali. Si passa quindi da 19,7 milioni (7,1 Cantone, 12,5 Comuni) a 24,7 ( 9,3 Cantone, 15,4 Comuni). Aumento che fa a pugni con il principio di causalità della tassa.

Se a questi 25 milioni aggiungiamo i 20 milioni per il Fondo comunale energie rinnovabili (altra tassa inefficiente che andrebbe rivista), vediamo quanto l’energia elettrica sia tartassata localmente a fronte del gas, che usa il suolo pubblico tanto quanto e forse più dell’elettricità. Con i nuovi tributi locali che hanno sostituito la privativa, la bolletta dell’energia elettrica per i consumatori ticinesi è cresciuta di 5 milioni senza consumare un kWh in più.

Quanto successo dimostra che non si può continuare a rappezzare un sistema di tasse locali disordinato, in parte illegale (i ricorsi vanno regolarmente a segno). Dobbiamo considerare che proprio l’energia è già sottoposta a varie tasse incentivanti chiaramente definite a livello federale per attuare politiche ambientali e di protezione del clima, tasse ridistribuite in modo mirato e trasparente alla popolazione e all’economia, dalla tassa sul CO2 (sussidi casse malati, economia e programma edifici), al supplemento di rete riversato interamente per le energie rinnovabili (idroelettrico in crisi compreso), come ridefinito nella Strategia energetica 2050 votata lo scorso anno.