Dovremmo essere tutti femministi

di Marina Carobbio, Consigliera nazionale PS
pubblicato da “La Regione”

 

Il 14 giugno 1991 partecipai anche io da studentessa a Basilea allo sciopero delle donne, manifestando assieme a quasi mezzo milione di scioperanti per i nostri diritti e contro le discriminazioni legate al sesso. Se allora qualcuno mi avesse detto che ventisette anni dopo la parità salariale non sarebbe ancora stata realtà, non ci avrei creduto. Purtroppo avrebbe avuto ragione.

Poche settimane fa l’ufficio federale di statistica ha pubblicato la rilevazione della struttura salariale e i risultati sono sconcertanti:le donne guadagnano tuttora il 14.6% in meno degli uomini nel settore privato e il 12,5% in quello pubblico – a ciò si aggiunge che le donne lavorano più spesso a tempo parziale e in settori con paghe tipicamente basse. In questa sessione delle Camere federali, il Consiglio degli Stati ha quindi finalmente fatto un piccolo, timido, passo nella giusta direzione, obbligando le aziende con oltre 100 impiegati a svolgere un’analisi sull’uguaglianza dei salari tra i sessi ogni quattro anni, da poi far verificare a un organismo indipendente. Si tratta purtroppo di una misura insufficiente, perché da una parte sono toccate solo l’1% delle aziende che impiegano complessivamente meno della metà dei lavoratori e delle lavoratrici e dall’altra parte perché in caso di infrazione della legge sulla parità non sono previste sanzioni di alcun tipo.

Sono ormai trentasette anni, da quando c’è stata l’introduzione del principio dell’uguaglianza tra donna e uomo nella Costituzione svizzera, che aspettiamo che la parità salariale venga implementata su base volontaria. Basta aspettare! Ora è giunto il momento di agire e di rivendicare di nuovo pubblicamente i nostri diritti e la parità di trattamento in tutti gli ambiti – servono strumenti più efficaci per combattere sessismo e discriminazioni, ma soprattutto maggior sensibilità e consapevolezza dell’importante ruolo delle donne nella società, del nostro apporto nel mondo del lavoro e nell’ambito del lavoro di cura, della necessità di una società paritaria che avvantaggia tutte e tutti.

Il rapporto tra i generi è alla base di molte disuguaglianze: nei rapporti di lavoro, nell’ambito famigliare, nel mondo politico e più in generale nella società. Ecco perché all’inter- no di varie organizzazioni femministe si discute di un nuovo sciopero delle donne nel 2019, per ribadire la necessità del femminismo, capace di mettere in discussione i rapporti di potere. Il primo concreto appuntamento – dopo quello dell’otto marzo scorso che ha visto numerose donne anche in Svizzera e in Ticino manifestare per i diritti di tutte noi e contro vecchie e nuove discriminazioni legate al sesso – sarà il prossimo 22 settembre a Berna con una grande manifestazione nazionale. Saremo in tante e tanti quel sabato a Berna, ne sono sicura, perché a un certo punto si deve dire basta a una parità che si raggiunge a passi di lumaca e che addirittura inciampa in cavilli ingiustificabili.

Non posso che condividere quindi le parole della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie: “La mia definizione di ‘femminista’ è questa: un uomo o una donna che dice sì, esiste un problema con il genere così com’è concepito oggi e dobbiamo risolverlo, dobbiamo fare meglio. Tutti noi, donne e uomini, dobbiamo fare meglio”.