No-Billag: castigare per castigarsi

di Gianrico Corti, Deputato PS al Gran Consiglio
pubblicato dal ‘Corriere del Ticino’

No Billag è un’iniziativa chiara, diretta, radicale. “Non mi va questa azienda svizzera di servizio pubblico che produce informazione, dibattiti e altri programmi di formazione, cultura, sport, intrattenimento e tempo libero. Non mi va che, fedele alla Costituzione federale, si preoccupi di identità, coesione e solidarietà nazionale e di difesa e promozione delle nostre quattro lingue e culture. Mi stanno antipatici o troppo di parte molti di quelli che sento o che appaiono, come pure certi stipendi dei capi e il loro distacco, la loro spocchia”. Ohibò, ecco l’occasione per chiudere il mio borsellino, troppo sollecitato anche da altre spese. Quante di queste voci si sentono in giro! Tutto questo nonostante preoccupate e importanti prese di posizione istituzionali di avviso opposto, dal Consiglio federale, ai Cantoni, ad associazioni nazionali e locali, alla significativa maggioranza nel Parlamento federale dei partiti nei quali i cittadini si riconoscono.

In realtà l’iniziativa non chiede solo (si fa per dire) di abolire il canone, vietando alla Confederazione di riscuoterlo o di farlo riscuotere a terzi (com’è il caso oggi). In più proibisce alla Confederazione di gestire un canale radio e televisivo, vieta alla Confederazione di sovvenzionare in alcun modo un’offerta radiofonica e televisiva e chiede, sempre alla Confederazione, di mettere regolarmente all’asta concessioni radiofoniche e televisive. E ciò già partire dal gennaio 2019 !

Le conseguenze effettive , se il 4 marzo prossimo ricevesse l’approvazione di queste disposizioni costituzionali, sono oggettivamente dirompenti. Chiusura quasi immediata di un’azienda nazionale, la Società svizzera di radiotelevisione, che esiste dal 1931, e delle sue quattro unità aziendali per zone linguistiche (RSI, RTR,RTS, SRF)  e di swissinfo.ch, con programmi plurilingue rivolti all’estero. Oltre 6100 collaboratori in disoccupazione, 1039 dei quali solo in Ticino e nelle Svizzera italiana, più di 50 professioni rappresentate, non solo giornalisti  e conduttori.Strutture e tecnologie di qualità ferme. Oltre a ciò 34 radio e televisioni private locali, in situazione analoga, poiché pure beneficiarie in modo importante dei proventi del canone per funzionare. Senza citare aziende e collaborazioni esterne quasi esclusivamente collegate alla SSR.

Qualche anno fa crollò uno degli elementi dell’identità svizzera: la compagnia di bandiera aerea Swissair, lasciando senza lavoro migliaia di collaboratori. Pochi e ben poco onorevoli furono i responsabili di questo disastro.
Nel caso dell’iniziativa in votazione il 4 marzo prossimo, saranno invece i cittadini votanti ad avere la responsabilità di determinare oppure no la chiusura di una azienda svizzera di servizio pubblico, di lasciare a casa migliaia di collaboratori oppure no, con conseguenti gravosi costi sociali per la comunità. Un ulteriore tassello negativo, che, in caso di accettazione, contribuirà a indebolire ancora di più quei motivi che ci rendono orgogliosi d’essere svizzeri.

E lo scenario equivarrebbe ad un salto nel buio, nel vero senso della parola. In pratica, senza effettive alternative, spegnere l’esistenza di un’azienda che si impegna a produrre programmi radiofonici, televisivi, multimedia in tedesco, francese, italiano e romancio.
Con un’immagine: non si tratta solo di togliere il carburante per far funzionare una macchina. Se oggi si conosce il prezzo della benzina (pur sempre modificabile), domani, chiusi distributore e pompa, magari o quasi certamente si farà avanti un’altra offerta, ma di chissà quale provenienza e condizione. Non di certo locale o nazionale, a causa degli ingenti mezzi necessari. Di certo non gratuita, poiché ogni prodotto ha costi di investimento, un prezzo da far pagare. Ne vale la pena ?
Tra gli esercizi utili in democrazia vi è quello di critica, non quella distruttiva o fine a se stessa, ma quella costruttiva. In questo caso non vi è alcuno spazio: o si è a favore oppure contro, senza compromessi o vie d’uscita.Per evitare un simile disastro, vi è una sola decisione da prendere: votare NO all’iniziativa.