Quando i socialisti fanno i socialisti

di Martino Rossi
membro del Comitato cantonale del PS

La democrazia pluralista è nemica del pensiero unico. Bene hanno fatto i socialisti ad adottare una posizione coerente con il loro indirizzo generale sulla controversa “riforma fiscale e sociale” proposta dal Consiglio di Stato: no a questa riforma fiscale, si alle misure sociali per le famiglie, anche se imperfette.

Non è questione di pragmatici o dogmatici, governativi o massimalisti. Il PS ha solo deciso di non farsi imprigionare nel pensiero unico della fiscalità leggera per capitali, profitti, patrimoni e loro redditi perché tutti ne trarrebbero beneficio. Considerando le dinamiche globali che caratterizzano il nostro tempo, la politica fiscale del governo non è convincente. È persino antitetica a ciò che sarebbe necessario fare – e non è solo la sinistra a dirlo – di fronte alla concentrazione della ricchezza e alla rivoluzione tecnologica che sostituisce il lavoro delle macchine a quello dell’uomo, ma senza riformare né i diritti dei lavoratori, né la protezione sociale.

Il messaggio governativo propone tre misure particolarmente discutibili. Riduce l’imposta sulle sostanze più elevate, quelle da 1,4 milioni in su, che riguardano solo il 3,6% di tutti i contribuenti, anziché accentuare l’imposizione dei grandi patrimoni per limitare le disuguaglianze eccessive. Riduce l’imposta sul capitale delle società permettendo di dedurre dal dovuto il 10% dell’imposta sull’utile: un vantaggio per le imprese con utili importanti e molto capitale, nessun vantaggio per le imprese con utili modesti o nulli perché in fase di avvio o per altri motivi, o perché impiegano molta manodopera e poco capitale. Finanzia asili nido e simili con prelievi proporzionali alla massa salariale: questi spingono a recuperare i maggiori oneri sociali sul salario o ad accelerare la sostituzione di lavoro con capitale.

Se i socialisti avallassero tali misure come eque, efficaci e inevitabili, allora sarebbe difficile credere che il PS promuova una visione diversa rispetto ad altre forze politiche. Diversa da chi si commuove – è un caso presentato nel messaggio governativo – per un contribuente che non lavora, che possiede una sostanza di 100 milioni e un conseguente reddito di 2 milioni: dopo il pagamento delle imposte, al poverino rimangono solo 700’000 fr. annui di reddito e una sostanza intatta di 100 milioni.
La necessità di affermare senza ambiguità l’opposizione a una politica fiscale troppo unilaterale a favore di chi ne ha meno bisogno (grandi patrimoni e “big business”) è stata capita dal 70% dei delegati socialisti chiamati a pronunciarsi su questa “riforma fiscale e sociale”. Riforma che non è frutto di un compromesso destra-sinistra ma di uno scambio Vitta-Beltraminelli. La decisione della conferenza cantonale del PS non è stata una contrapposizione fra il partito e il suo Consigliere di Stato o il suo gruppo parlamentare: a costoro va certo riconosciuta una buona autonomia nelle loro scelte, che significa specularmente autonomia del partito rispetto ai suoi eletti nel governo e nel parlamento.

In definitiva, i socialisti hanno solo scelto di fare… i socialisti, ed è un bene per la democrazia.