No a questo salario minimo

di Ivo Durisch, Capogruppo PS al Gran Consiglio
pubblicato da “La Regione”

 

Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato ha rilasciato il messaggio riguardo alla Legge di applicazione all’articolo costituzionale sul salario minimo approvato in votazione popolare nel giugno del 2015 dal 54% dei votanti. Questo articolo, richiesto dall’iniziativa popola- re “Salviamo il lavoro in Ticino” e ora entrato nei diritti costituzionali, recita: “Ogni persona ha diritto a un salario minimo che gli assicuri un tenore di vita dignitoso.” Il salario minimo dignitoso previsto dalla nuova legge è di 18.75 franchi all’ora considerata una settimana lavorativa di 41.5 ore.

Partendo da queste cifre una lavoratrice o un lavoratore si troverebbe in busta paga un salario lordo annuale di 40’462 franchi, che tradotto è un salario di 3’371.90 franchi al mese per 12 mensilità. Con un salario del genere una persona sola non riesce ad arrivare alla fine del mese, figuriamoci una famiglia monoparentale!
Bisogna anche considerare che spesso in Ticino la settimana lavorativa è inferiore alle 41.5 ore e che la quantità di lavoratrici e di lavoratori a tempo parziale, vittime del lavoro su chiamata, sta aumentando in maniera importante. Prendiamo l’esempio di un lavoratore residente a Mendrisio, che si reca a Lugano in treno tutti i giorni: lavora 41.5 ore alla settimana per 3’371.90 franchi al mese per 12 mensilità. Questo lavoratore vive da solo e dopo aver fatto la spesa e pagato l’affitto ha difficoltà a pagare la cassa malati. Egli si rivolge al Comune, dove controllano se ha diritto alle prestazioni sociali. Il calcolo è chiaro: per prima cosa vengono tolti dal salario lordo gli oneri sociali ottenendo un salario netto mensile di 3’016.15 franchi. Poi in base all’articolo 22 cpv.5 della Legge sull’Assistenza Sociale viene applicata una franchigia sul red- dito pari a 350 franchi. A questo importo viene dedotto l’affitto (1’100 franchi comprensivi di spese), il premio di cassa malati (460 franchi nel 2018), le spese riconosciute per il pranzo fuori casa (90 franchi) e le spese di trasporto (112 franchi pari all’abbona- mento arcobaleno mensile per 3 zone). Da qui risulta un Reddito Disponibile Residuale (Rdr), ossia quello che gli rimane per coprire il suo fabbisogno, di 904.15 franchi al mese a fronte del minimo previsto dall’assistenza di 986 franchi al mese. Con questo stipendio il lavoratore ha una lacuna di reddito pari a 81.85 franchi al mese, il che gli dà diritto agli aiuti sociali. Prendendo la Legge sull’Armonizzazione delle Prestazioni Sociali il primo aiuto che scatta è il sussidio cassa malati. In questo caso l’ammontare del sussidio è di 322 franchi mensili.

Per controllare il diritto a eventuali prestazioni sociali successive (in questo caso trattandosi di una persona sola ci sarebbe soltanto l’assistenza) al Reddito Disponibile Residuale viene aggiunto questo importo. A questo punto il lavoratore risulta beneficiario di prestazioni sociali e ha un Reddito Disponibile Residuale, completato dal sussidio cassa malati, pari a 1144.30 franchi al mese. Questo reddito è superiore di 158.30 franchi al minimo assistenziale e non gli dà quindi diritto all’assistenza. Se consideriamo che il minimo assistenziale è il gradino più basso della povertà in Svizzera e se consideriamo che chi è in assistenza, oltre alla copertura della lacuna di reddito, ha diritto al rimborso della franchigia di cassa malati, al rimborso del 10% delle spese mediche a suo carico, al rimborso delle spese dentarie e di altre spese impreviste, il nostro lavoratore per il cosiddetto effetto soglia è oggettivamente più povero di chi è in assistenza. Appare dunque chiaro che il salario minimo di 18.75 franchi all’ora non permette nemmeno a una persona sola

di vivere dignitosamente e va contestato!