Una riforma ingiusta della fiscalità

di Martino Rossi, economista 
pubblicato dal ‘Corriere del Ticino’

 

Non c’è solo Argo1 nella politica cantonale. Vi è un tema importante per tutti, la «Riforma fiscale e sociale» proposta dal Consiglio di Stato: un progetto articolato, impossibile da commentare tutto in una volta sola. La motivazione delle principali misure fiscali (di queste vogliamo occuparci) è la solita: migliorare la «competitività fiscale» del Ticino per le imprese ed evitare la «fuga di contribuenti facoltosi».

La principale misura per le imprese (sgravio di 21,2 milioni di franchi) è la riduzione dell’imposta sul capitale: si potrà dedurre dal dovuto il 10% di quanto pagato per l’ imposta sull’utile. Le imprese con utili nulli o limitati, perché in fase di avvio o per altri motivi, non avranno nessun vantaggio. Le imprese con utili importanti e fortemente capitalizzate saranno favorite. Già questo solleva perplessità. Ma, soprattutto, bisogna considerare che la concorrenza fiscale non può essere risolta da ogni singolo Cantone, a meno di un gioco al massacro: ridurre le imposte ai livelli minimi già praticati da diversi Cantoni. In quello di Uri l’imposta sul capitale delle persone giuridiche è nulla; in altri è inferiore all’1 per mille (AI, AR, NW, SG, TG, VD, ZG). In Ticino è del 2,9 per mille. Ma in Cantoni con grandi e forti imprese nazionali e multinazionali come Basilea e Ginevra è molto più elevata: BS 5,3, GE 4,0. È più elevata anche in altri sei Cantoni. Quanto all’imposta sull’utile (totale federale, cantonale e comunale), essa va dal 14,1% a Lucerna al 31,9% a Ginevra. In Ticino è del 26,1%. In sei Cantoni è più elevata, anche in quello con l’economia più forte, Zurigo (26,8%).

La principale misura fiscale per le persone fisiche è la riduzione dell’aliquota massima dell’imposta sulla sostanza dal 3,5 al 2,5 per mille: uno sgravio che vale 26,7 milioni di franchi e riguarda le sostanze da 1,4 milioni in su. L’imposta sulla sostanza più attraente è quella di NW (1,3 per mille, compresa quella comunale), tre volte inferiore a quella del Ticino (6,8). In soli quattro Cantoni è più elevata, e sono fra quelli che attraggono molti contribuenti facoltosi: BS (8,0), BL (7,6), GE (9,5), VD (7,9). Quella di ZH (6,6) è appena inferiore a quella del Ticino, benché ZH sia vicino a ZG che gli fa molta concorrenza con il 2,8 per mille. L’argomento della «fuga dei contribuenti» appare dunque molto fragile. Sulla riduzione dell’imposta per le sostanze più elevate (quelle modeste non vengono toccate) non si può però trascurare una considerazione più fondamentale. In Ticino, l’1% dei contribuenti più ricchi detiene 17,2 miliardi di sostanza (8,5 milioni a testa), pari al 41,9% della sostanza totale; l’82% dei contribuenti meno ricchi (esenti dall’imposta sulla sostanza) detiene solo il 9,6% della sostanza (24’617 franchi a testa). È un’immagine fra le tante dell’enorme concentrazione della ricchezza (il cosiddetto capitalismo patrimoniale di cui parla Piketty nel suo celebre Il capitale del XXI secolo).

Tutti, persino il Fondo monetario internazionale e il Forum di Davos, lamentano le disparità crescenti e proclamano la necessità di porvi rimedio. Lo sgravio fiscale delle sostanze più elevate va esattamente nella direzione opposta: accresce la concentrazione del patrimonio e la disuguaglianza, concausa per molti di situazioni di disagio economico e sentimento d’ingiustizia. È questo che vuole la riforma della politica fiscale del Ticino?