Un preventivo macchiato di rosso

di Ivo Durisch, Capogruppo PS al Gran Consiglio
pubblicato da ‘La Regione’

 

Il preventivo 2018 si presenta con un utile di 7 milioni di franchi. Ma la strada che ha portato alle cifre nere è segnata di rosso: 3 anni di risparmi alla politica sociale cantonale per un totale di circa 50 milioni di franchi. Tagli alla politica famigliare e ai sussidi cassa malattia che hanno toccato la carne viva delle fasce più fragili della popolazione. Il rigore contabile, che ha portato a questo utile, non solo ha ridotto ai minimi termini la politica famigliare, ha anche bloccato le misure già previste per il reinserimento professionale, come l’aiuto ai disoccupati di lungo corso.

In una situazione di difficoltà del mercato del lavoro, che crea precariato e povertà, anziché effettuare misure di risparmio sullo Stato sociale, bisognava continuare a mettere a disposizione i soldi per un sostegno finanziario alle famiglie e ai lavoratori più deboli. Questo preventivo nelle cifre nere, che presenta un miglioramento di ben 30 milioni di franchi rispetto al dato di piano finanziario indicato lo scorso anno in occasione della manovra di risanamento finanziario, dimostra che i tagli al sociale non erano necessari. Mentre gli aiuti tagliati, quelli sì che erano necessari.
Facciamo notare inoltre che si tratta di un preventivo. Negli scorsi anni i consuntivi hanno sempre presentato cifre migliori, dovute in larga misura alle maggiori entrate provenienti dall’autodenuncia esente da pena, detta anche mini amnistia federale, come alle sopravvenienze di imposta. E ora che si pareggiano i conti il Consiglio di Stato presenta al Parlamento un messaggio, che propone sgravi fiscali ai ricchi e alle ditte internazionali beneficiarie dello statuto speciale, paventando fughe di capitali. Fughe che però non hanno mai presentato evidenze statistiche sufficienti.

Questa impostazione non è condivisibile. In un periodo di crescita modesta dell’economia il Consiglio di Stato ci vende gli sgravi fiscali come un investimento, ma in realtà non lo sono. I soldi che mancheranno alle casse dello Stato non finiranno certo nell’economia locale, ma piuttosto nei mercati finanziari. Oggi il miglior investitore per l’economia ticinese è ancora lo Stato, con la sua capacità di ridistribuire ricchezza tramite servizi e investimenti. Per questo le risorse fiscali devono essere all’altezza sia delle risposte (sociali) che bisogna dare ai cittadini, sia delle risposte che si aspetta l’economia tramite gli investimenti. In una situazione di pareggio dei conti e con l’attuale livello dei tassi di interesse bisogna promuovere dei buoni investimenti.

Bisogna investire nella formazione garantendo prestiti e borse di studio, bisogna investire nel territorio e nel paesaggio favorendo la creazione di spazi pubblici di qualità e la tutela degli spazi verdi, bisogna investire nel trasporto pubblico per offrire una reale e attrattiva alternativa al mezzo privato. Con un valore a bilancio sottostimato (a seguito della politica molto robusta di autofinanziamento fatta da decenni con elevati tassi di ammortamento) del parco immobiliare sia dello Stato, che degli enti pubblici, come ad esempio l’Ente ospedaliero cantonale, nemmeno la scusa del capitale proprio negativo regge più. Insomma ci sono buone ragioni per pensare che chi lo scorso anno voleva dipingerci una situazione catastrofica, e ha chiamato in causa il freno al disavanzo, non ce l’abbia raccontata giusta.