Educazione civica: un chiaro NO alle proposte di modifica della Legge della scuola

di Daniela Pugno Ghirlanda
Deputata PS al Gran Consiglio

 

Introdurre nella griglia oraria della Scuola media due ore al mese di civica, come materia a sé stante, con nota a parte. Due ore che verrebbero tolte alla storia, per non modificare la griglia oraria. Nella Scuola media superiore, invece, l’insegnamento della civica entrerebbe in modo frammentario a far parte delle scienze umane. L’efficacia dell’insegnamento sarebbe poi controllata dal Consiglio di Stato ogni due anni, per un totale di quattro anni. Questa, ridotta all’osso, è la proposta di modifica dell’articolo 23 della Legge della scuola, in votazione il prossimo 24 settembre. È una modifica che gli insegnanti, gli esperti, le associazioni e tutti quelli che lavorano nel settore della formazione respingono perché produrrebbe più danni che vantaggi.

Di fronte a questa proposta, è legittimo chiedersi: è così che si formano i giovani al loro ruolo di futuri cittadini? Infilando, in un paio di ore al mese, una dietro l’altra – separate dal loro contesto storico – nozioni tecniche sull’organizzazione politica di Comuni, Cantone e Confederazione? La risposta è ovvia. No, per diventare cittadini partecipi e responsabili ci vuol altro. Tuttavia la domanda è necessaria e urgente, visto che presto andremo alle urne.

Il punto di partenza
Gli antefatti sono noti: un gruppo di cittadini, ritenendo non soddisfacente il livello di competenze raggiunto dagli allievi in materia di civica, nel 2013 ha lanciato l’iniziativa «Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)». Iniziativa poi approdata sui banchi della Commissione scolastica e in seguito in Gran Consiglio, pronta per diventare legge. La formulazione del testo di legge fatta in Commissione scolastica (detta «testo conforme») è un compromesso tra le richieste degli iniziativisti e le leggi superiori, compromesso che ha raccolto il consenso del Gran Consiglio, anche se non proprio entusiastico, per la verità; infatti non sono mancati interventi critici, da parte di tutti i partiti politici. Ma poi il comitato promotore dell’iniziativa, evidentemente non soddisfatto né del testo conforme, né del consenso del Parlamento non ha ritirato l’iniziativa e quindi si va al voto. Personalmente, in quanto ex insegnante e ora deputata socialista in Gran Consiglio, sono contenta che si presenti l’opportunità di aprire un approfondito dibattito sulla questione dell’insegnamento della civica. Possiamo informare finalmente la popolazione sugli effetti della modifica di legge su cui si voterà il 24 settembre.

Valori e regole
Prima di entrare nel merito della proposta concreta, tengo a precisare che gli insegnanti considerano fondamentale l’apporto delle conoscenze di civica per la formazione del futuro cittadino, e non solo per le nozioni tecniche sull’organizzazione politica di Comuni, Cantone e Confederazione, ma anche perché è una materia che ha un impatto nella vita quotidiana di tutti. Alla civica sono connessi temi molto sentiti e coinvolgenti, come quelli relativi ai diritti. È così che i giovani capiscono valori e regole della società in cui vivono e che saranno presto chiamati a costruire. La civica fornisce in abbondanza spunti per fare delle belle lezioni, che catturano l’interesse degli allievi e gratificano l’insegnante. Vista la valenza di questo argomento, nessun operatore nel settore dell’educazione ha mai voluto relegare la civica in un cantuccio. Non lo vuole la popolazione, né lo vogliono gli insegnanti, accusati in modo gratuito e generalizzante di non insegnare la civica come si deve.

Non si fa nulla? Non è vero
Eppure, tutto questo travagliato iter è nato proprio dal presupposto che nelle nostre scuole questa materia sia insegnata poco e male. I fautori dell’iniziativa hanno estrapolato alcune informazioni da un rapporto SUPSI del 2012 sul potenziamento della civica. Questa è una forzatura bell’e buona, che risulta ancora più evidente se si leggono i piani di studio della scuola dell’obbligo ticinese, anche quelli meno recenti. In terza e quarta media si studiano le varie forme di governo, i sistemi politici, le specificità del sistema di governo svizzero. Da più di dieci anni, si organizzano delle uscite per far conoscere agli allievi le istituzioni democratiche (a Bellinzona e a Berna, a Ginevra e a Strasburgo), nell’ambito dell’educazione alla cittadinanza.

Non a caso, proprio dal rapporto della SUPSI consultato dai fautori dell’iniziativa, si ricavano parecchi dati confortanti sull’integrazione dell’insegnamento della civica nelle altre materie, in quanto conoscenza contestualizzata e saldamente ancorata alla realtà.

Il rapporto della SUPSI ha certamente evidenziato delle lacune nell’apprendimento di alcune nozioni puntuali volte a sapere, per esempio, quanti membri ha il Gran Consiglio o il nome di un ministro e così via. Nessuno sottovaluta l’importanza di tali conoscenze, ma il fatto che siano acquisite in modo frammentario non è sufficiente a definire scadente l’insegnamento della civica. Da questo punto di vista, la diffusione parziale di dati, messa in atto dal comitato d’iniziativa, non sembra affatto dettata dalla nobile intenzione di offrire ai giovani l’educazione che spetta loro, ma sembra rispondere a intenti propagandistici. Illazione? Non tanto.

E la partecipazione?
Perché gli autori della proposta non riflettono, piuttosto, sulla partecipazione reale alla vita politica dei giovani, una volta diventati maggiorenni, (per esempio sull’esercizio del diritto di voto)? Su questo si dovrebbero interrogare sul serio. La disaffezione verso i partiti, la scarsa militanza in ambito politico e la tendenza alla delega sono fatti reali e temo che, anche con elevate dosi di civica, una grossa fetta della popolazione adulta, formata nelle nostre scuole, si disinteresserà della politica.

E che dire di quel 20% di giovani totalmente disinteressato non solo a tutto quanto attiene alla Civica ma anche a tutte le altre materie in generale? Nel rapporto della SUPSI, di cui sintetizzo qui alcune riflessioni, si legge che un certo numero studenti e apprendisti vive estraniato dalla realtà sociale ed economica, in un mondo virtuale più adatto alle sue aspettative. Allora il problema importante non è più quello di sapere se alcune nozioni sono acquisite, ma di capire se i valori della nostra società, le regole, i principi che cerchiamo di insegnare faranno breccia un giorno nella loro mente e li aiuteranno ad essere, più tardi, cittadini a pieno titolo, distanti dall’illegalità e non marginalizzati.

Un NO convinto
Le due ore di civica al mese, la nota assegnata, i controlli esterni proposti risolverebbero questa situazione? No, è l’ovvia risposta. La civica è garanzia di libertà e dignità solo se è fatta bene. Diciamo quindi un chiaro no alla proposta di modifica dell’articolo 23 della Legge della scuola e sosteniamo il lavoro di ricercatori, esperti disciplinari, direttori e docenti per approfondire e migliorare quanto già si fa.