“Prima i nostri” è come una mela di plastica: luccica ma è indigesta

intervista di Igor Righini, Presidente PS
di Gianni Righinetti, pubblicata dal ‘Corriere del Ticino’

 

Il Consiglio di Stato ha detto no alla proposta di marca UDC per applicare Prima i nostri, ma il Consiglio federale ha dato luce verde alla garanzia federale sull’iniziativa originale, seppur con parecchie riserve. Vede delle contraddizioni oppure no?
Sono due cose diverse e ben distinte. Il Consiglio federale ha dato sì la garanzia, ma ha anche specificato che la legge d’applicazione deve rispettare il diritto federale, gli accordi bilaterali e la libera circolazione anch’essi votati dal Popolo: il margine di manovra è molto limitato. Nel suo messaggio il Consiglio federale ha inoltre specificato che la verifica della conformità della legge, che non può oltrepassare i limiti del diritto cantonale, incombe alle autorità ticinesi. In questo senso, il Consiglio di Stato ha sancito che la legge proposta non è applicabile.

L’UDC ha esultato per la comunicazione di Berna. Ritiene che per i democratici di centro si sia trattata di una vittoria?
Il problema della non attuabilità degli intendimenti costituzionali rimangono e sono anche ribadite nel messaggio del Consiglio federale. Chi ha promosso “Prima i nostri” sia sincero e dica finalmente se vuole imboccare la strada di una “Swissexit”, chiudere sia i contratti bilaterali e sia la libera circolazione delle persone, oppure se preferisce continuare a mantenere aperti i rapporti con l’Europa. Questa è la questione aperta a cui bisogna rispondere.

La motivazione del Governo cantonale è ferma e chiara: la legge d’applicazione avanzata dall’UDC non rispetterebbe il diritto superiore. Di fronte a questa affermazione come reagite?
“Con sano pragmatismo. Chi lavora non può essere usato dalla politica per degli interessi di comodo; ci sono persone con dei bisogni ben precisi, una famiglia, dei figli, un cuore e un’anima. Vanno rispettate. Servono soluzioni mirate e praticabili come quella di un minimo salariale legale regolato da contratti collettivi di lavoro”.

Il PS è uno dei pochi che su questo tema in votazione aveva caldeggiato un doppio no: opposizione ferma all’iniziativa come pure al controprogetto elaborato da Governo e Parlamento. Oggi potete dire “siamo stati lungimiranti”?
“Non basta aver ragione. Occorre sposare le giuste decisioni per i Ticinesi.  Chi ha tirato il carro del progetto Prima i nostri ma poi per primo, nei fatti, sfrutta ed approfitta da sempre degli altri assumendoli perché a miglior mercato, non fa gli interessi del Ticino e dei ticinesi. Queste persone svelano le vere ragioni di un progetto pensato per affascinare ma terribilmente vuoto e privo di sostanza. Bello e luccicante come una mela di plastica, seppur rossocrociato è indigesto”.

Come si spiega che si sia tanto dibattuto e votato su qualcosa che ora il Consiglio di Stato (sulla base della legge d’applicazione) reputa inapplicabile, mentre il Consiglio federale è possibilista?
“Secondo le condizioni specificate nel messaggio del Consiglio federale, la legge d’applicazione proposta è inattuabile. La garanzia? Il Consiglio federale non esclude a priori che si possa trovare una soluzione. L’esperienza accumulata con l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” non lascia grandi chance neppure al suo fratellino, “Prima i nostri”. Il popolo non ha solo aderito a questi due ordinamenti costituzionali di stampo protezionista e votato alla chiusura, ma ha anche votato gli accordi bilaterali decisamente orientati all’apertura e i quali sono altrettanto importanti.  Dei due orientamenti o uno oppure l’altro ma i due assieme no, neppure in Svizzera, la Patria dei compromessi”.

Tra l’altro il vostro rappresentante nella speciale Commissione su Prima i nostri, Henrik Bang, era stato l’unico ad opporsi alla legge d’applicazione avallata dalla maggioranza. Anche in questo caso si sente di dire che il solo PS ha mostrato “lucidità governativa”?
“Parliamo piuttosto di onestà. Non basta riconoscere la presenza di un problema, levarsi la cravatta e mettersi per qualche mese i panni sindacali per risolverlo. Serve definire le cause. Servono soluzioni serie, reali e tangibili. Come quelle praticate dal buon Bingo giornalmente nella sua azienda. Non spettacoli di magia, fumo, false promesse e speculazioni di bottega per il tornaconto dell’economia speculativa”.

A settembre inizierà il dibattito parlamentare sulle singole proposte della speciale commissione. Dal PS c’è da attendersi una ferma opposizione ad ogni iniziativa?
“Il PS non appoggerà una legge contraria al diritto superiore e inapplicabile. Ma saremo ben attenti a sostenere quelle modifiche che vanno nella giusta direzione e ci impegneremo a favorire l’impiego di persone idonee disoccupate o in assistenze”.

Al Consiglio di Stato però alcune proposte che tendono a applicare la preferenza indigena nel pubblico e para pubblico non dispiacciono. Anche lei vede potenziali margini per andare nella direzione di Prima i nostri?
“Pubblico e para-pubblico sono già ben regolamentati. Quello che la destra leghista e UDC non ha fatto è proporre soluzioni serie per il settore privato dove vi sono i maggiori problemi e abusi. Nella direzione di prima i nostri non si può andare. Ma si possono adottare soluzioni intelligenti e mirate in difesa dei residenti ticinesi. Come del resto già avviene per esempio con i dipendenti dello Stato, di Banca Stato o dell’AET”.

Il 58% di coloro che il 25 settembre 2016 si sono espressi hanno detto sì a Prima i nostri. La volontà popolare va rispettata. Lo dice sempre anche il PS. Ma allora in questo caso non peccate per mancanza di coerenza?
“Il Popolo ha espresso la volontà di proteggere i residenti ticinesi. Fin qui tutti d’accordo. Il problema nasce quando bisogna andar d’accordo sul come fare. Dai primanostristi, dopo le tante garanzie da campagna elettorale, non è arrivata una sola soluzione pertinente e applicabile. E allora chi ha tradito il popolo e la sua volontà? Chi durante la campagna si è battuto in aperta trasparenza spiegando che quel progetto vendeva fumo e che nei fatti non era applicabile, come il Partito socialista, oppure chi ha dato garanzie e ricevuto la fiducia dal popolo per realizzare un progetto che poi nei fatti non ha saputo realizzare, come la Lega e l’UDC?”.

Si era discusso a lungo sull’attribuzione di responsabilità. In caso analoghi, come per Salviamo il lavoro in Ticino, il Governo si è messo in prima linea per tentare di applicare il volere della maggioranza dei votanti che si sono recati alle urne. Ma allora è vero che si tratta di “due pesi e due misure”?
“Ogni progetto ha la sua storia. Se un progetto non sta in piedi è inutile che lo porti avanti. Non illudere la gente, dillo e lascia stare. Sarai stato perlomeno onesto con i cittadini. Tutto qua”.

L’UDC a gennaio 2018 dovrebbe lanciare l’iniziativa per abbattere la Libera circolazione delle persone, che azzopperebbe però gli Accordi bilaterali. Qual è la vostra posizione?
“La Svizzera non può troncare tutti i rapporti con l’Europa. Ne vale della salute economica del Paese e dei suoi cittadini. Sono però d’accordo che il popolo dica la sua. Ma non si avanzino proposte ancora una volta inattuabili come l’abbattimento della sola Libera circolazione con il mantenimento di tutti gli altri accordi bilaterali. Accordi che sono stati votati e accettati dal Popolo svizzero. Questa soluzione ventilata dall’UDC è ancora una volta inapplicabile e significherebbe, di nuovo, beffarsi del popolo”.

A chi sostiene che senza la Libera circolazione la Svizzera e il Ticino starebbero meglio, come replica?
“È troppo tardi per tornare indietro. Siamo un Cantone e una Nazione nel cuore dell’Europa. Traiamo dalle relazioni con questo principale partner commerciale una buona parte dei nostri benefici economici. Occorre serietà e un sano pragmatismo. Lavoriamo insieme allo sviluppo di una realtà economica fiorente e aperta, contraddistinta da salari dignitosi per tutti. L’Europa per la Svizzera è stata, è, e sarà una valida opportunità di crescita, da cogliere con intelligenza non da gettare con incoscienza”.