Previdenza vecchiaia 2020: Sì al rafforzamento

di Renzo Ambrosetti e Vasco Pedrina, già copresidenti Unia

 

Le accuse profuse dai promotori del referendum di sinistra contro il pacchetto “Previdenza per la
vecchiaia PV 2020” contro tutti i sindacati nazionali, il PSS e i Verdi – che invitano a votare ‘sì’ a
questa riforma il 24 settembre prossimo – sono pesanti. Ma hanno un fondamento? No, per niente,
se si esaminano obiettivamente i vantaggi e gli svantaggi concreti di questa riforma, senza ignorare
il contesto politico nella quale essa si situa. I fautori del referendum criticano in primo luogo
l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne a 65 anni e la riduzione dell’aliquota di
conversione nel secondo pilastro.

Non c’è dubbio, l’aumento dell’età pensionabile delle donne è un
passo indietro difficile da digerire. La diminuzione dell’aliquota di conversione è invece già una
realtà per la grande maggioranza dei salariati/e. Le casse pensioni hanno già ridotto l’aliquota di
conversione per la parte sovraobbligatoria delle rendite al 6% o anche meno. La questione chiave è
dunque quale compensazione prevedere. Sul piatto della bilancia vanno presi in considerazione i
diversi miglioramenti, che in parte non vengono mai menzionati dai referendisti: – Il primo vero
aumento delle rendite Avs da 40 anni a questa parte: i nuovi pensionati otterranno almeno 840
franchi in più all’anno; i coniugi tra 1’680 e 2’712 franchi. Si tratta di un aumento significativo, che
solo persone ben pagate e ben assicurate possono permettersi di ridicolizzare. Le numerosissime
donne, che spesso hanno solo una rendita esigua nel secondo pilastro o non l’hanno affatto, saranno
le prime ad approfittarne.

– Rendite migliori per chi è impiegato a tempo parziale. Un ulteriore
vantaggio di cui beneficeranno soprattutto le donne. – Garanzia dei diritti acquisiti per le rendite del
secondo pilastro per tutti a partire dai 45 anni. Per i più giovani, un rafforzamento del processo di
risparmio eviterà un calo delle rendite. A questa misura va ad aggiungersi il nuovo aumento delle
rendite Avs. – Possibilità per i lavoratori/trici più anziani/e che perdono il lavoro dopo i 58 anni di
rimanere affiliati nella loro cassa pensione. Un elemento di grande importanza, tenuto conto
dell’attuale situazione del mercato del lavoro! – Se tale miglioramento non entrasse in vigore, la
maggioranza dei pre-pensionati dei settori della costruzione e dell’artigianato perderanno oltre il
10% della loro rendita transitoria.

Un ‘sì’ alla “PV 2020” significa inoltre – e ciò è di vitale
importanza – garantire conti non deficitari all’Avs e stabilizzare finanziariamente il 2° Pilastro fino
ad almeno il 2030. Di ciò beneficeranno tutti i pensionati/e. Il Fondo Avs otterrà ancora il miliardo
di franchi dello 0,3% Iva riservato finora all’Assicurazione invalidità, che andrà perso per le nostre
assicurazioni sociali se la riforma viene rifiutata? Si vorrà assicurare il finanziamento – per almeno
10 anni – delle rendite per la generazione “baby-boom” con un modesto aumento dello 0,3%
dell’Iva a partire dal 2021? Sono queste le domande alle quali il popolo sarà chiamato a rispondere
il 24 settembre. Ora, privare l’Avs di questi fondi sarebbe irresponsabile e non farebbe che portare
acqua al mulino delle associazioni padronali, del Plr e dell’Udc, il cui obiettivo è di mettere in grave
crisi finanziaria l’Avs, per realizzare così il loro sogno: aumentare l’età pensionabile a 67 anni per
tutti e indebolire il nostro 1° Pilastro. Non è essere accecati ideologicamente o in mala fede voler
fare credere che un ‘no’ a “PV 2020” aprirà le porte a un avvenire radioso per i pensionati? Quali
sindacalisti che si sono battuti tutta la vita per gli interessi dei salariati/e, siamo legittimati a porci
seriamente queste domande.