Cassis, la trasparenza e gli interessi di parte

di Fabrizio Sirica, Vicepresidente PS
pubblicato dal ‘Corriere del Ticino’

 

«Ignazio Cassis, candidato unico ticinese alla successione di Didier Burkhalter, è troppo legato alle casse malattia per poter rappresentare gli interessi della popolazione in Consiglio federale». È un dubbio più che lecito quello che oggi esprimono in molti, ma in realtà il problema della «lunga mano» delle lobby sulla politica è ben più vasto e non riguarda solo l’elezione al Governo federale. In Svizzera non sappiamo chi finanzia i partiti, i candidati e le campagne. È quindi impossibile determinare se proposte, atti parlamentari e argomenti di votazione siano dettati dall’ideale di un «interesse comune» o da interessi più «particolari».

Nel caso di Ignazio Cassis e di altri rappresentanti delle casse malattia i legami (conflitti?) di interesse sono chiari: il candidato liberale è presidente di Curafutura, associazione di assicuratori malattia, ed è anche presidente della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale. Come lui altri parlamentari legati a doppio filo con le casse occupano ruoli cruciali, basti pensare che il presidente del Consiglio nazionale, Jürg Stahl (UDC/ZH), e quello del Consiglio degli Stati, Ivo Bischofberger (PDC/AI), sono entrambi legati al Groupe Mutuel, principale cassa malattia della Svizzera romanda. Quel che invece non sappiamo è quanto «investono» le casse malati per far approvare le loro proposte in Parlamento, se finanziano campagne di altri candidati, se finanziano interi partiti e a quanto ammonta il loro contributo. Così come non ci sono informazioni certe su quanto i deputati ricevono dalle lobby. In proposito la legge sul Parlamento prevede sì che siano dichiarati i legami d’interesse, ma non la loro retribuzione. Di Cassis sappiamo, se ci fidiamo della sua dichiarazione, che riceve 180.000 franchi all’anno per il ruolo che ricopre in Curafutura. Quel che è certo è che l’influenza della lobby delle casse malati è particolarmente preoccupante. Occupa già i posti chiave delle Camere, un proprio rappresentante in Consiglio federale potrebbe essere il tassello mancante.

Per fortuna che c’è la democrazia diretta, verrebbe da pensare. Purtroppo però il peso delle lobby e del loro denaro si fa sentire anche nelle campagne di voto, influenzando in maniera importante l’opinione pubblica. Ricordiamoci della votazione sull’iniziativa per una cassa malati pubblica. In occasione di quello scrutinio la Svizzera è stata tappezzata di cartelloni e pubblicità su tutti i media a favore del no, ma non sappiamo chi li ha pagati e quanto, come non sappiamo se i sostenitori del no alla cassa malati pubblica abbiano ricevuto finanziamenti dagli ambienti interessati.

Negli ultimi decenni sono state presentate molte proposte per introdurre maggiore trasparenza, ma – guarda caso – sono state tutte bocciate dallo stesso Parlamento federale in cui le lobby possono contare su decine di loro agguerriti difensori. Il controllore non vuol essere controllato. Dobbiamo perciò essere noi cittadini a prendere in mano le redini, imporre leggi sulla trasparenza e pretenderne l’applicazione. Va evidenziato, per esempio, che in Ticino c’è una legge in questo senso sulla cui reale applicazione un’interrogazione del Gruppo socialista al Gran Consiglio ha sollevato fortissimi e legittimi dubbi, ancora inevasi dal Governo, riguardo alla sua applicazione. Ed è per questo che è stata lanciata l’iniziativa popolare «Per più trasparenza nel finanziamento della politica». Il testo esige che i partiti politici, i candidati e i comitati di oggetti in votazione, rendano pubbliche tutte le donazioni, in denaro o materiale, del valore superiore a 10.000 franchi all’anno. Rimane un mese di tempo per le raccogliere le firme e vi invito a sottoscriverla. Solo con delle informazioni complete a disposizione chi vota potrà farsi un’idea più chiara della reale posta in gioco. Perché se è vero – come dicono alcuni – che tutti rappresentano interessi di parte, è anche vero che i cittadini hanno il diritto di saperlo e di sapere a quanto ammontano questi «interessi». Non c’è democrazia senza trasparenza.