Assegni e povertà infantile

di Ivo Durisch, Capogruppo PS in Gran Consiglio
pubblicato da ‘La Regione’

 

Nella risposta del Consiglio di Stato all’interrogazione che chiedeva i dati di Consuntivo 2016 per quanto riguarda gli assegni familiari di complemento (Afi/Api) viene sollevata una questione formale che potrebbe produrre delle distorsioni nella presentazione dei dati sull’assistenza, con il pericolo di disinformazione verso l’opinione pubblica. Il quesito che si pone è il seguente: è beneficiario di assistenza sì o no il figlio di età inferiore ai quindici anni che appartiene ad un nucleo famigliare che beneficia sia di assegni familiari di complemento che di assistenza?

La risposta del Consiglio di Stato è un chiaro No! A pagina quattro della risposta all’interrogazione si legge infatti: “I figli minorenni beneficiari tramite i loro genitori di assegni familiari di complemento non sono al beneficio della prestazione assistenziale”. Ricordiamo che, secondo i dati del Cantone, a fine 2016 c’erano su 7’944 persone 2’013 figli beneficiari di assistenza, di cui 1’767 minorenni. L’obiettivo che si vuole perseguire con questa nuova definizione sembra essere quello di rimuovere dalle attuali statistiche sul sostegno sociale in Ticino buona parte dei minorenni in assistenza. Nemmeno leggendo la legge, il cui nome è chiaro (Legge sugli assegni di famiglia) si capisce questo contorsionismo se non per dimezzare il numero di minorenni al beneficio di assistenza presenti nelle statistiche ufficiali. Infatti se è vero che “il genitore ha diritto all’assegno, per il figlio”, è anche vero che il “titolare del diritto all’assegno è il genitore”. Il titolare del diritto, il genitore, utilizzerà poi al meglio l’importo nella gestione del suo bilancio famigliare.

A nostro avviso la realtà va affrontata guardandola negli occhi e non nascondendo la testa sotto la sabbia. Una diminuzione illusoria del numero di minorenni al beneficio dell’assistenza potrà eventualmente far dormire sonni più tranquilli ai fautori delle recenti restrizioni in ambito di politica famigliare, ma non cambia la vita di quei figli i cui genitori pur avendo diritto agli assegni familiari di complemento hanno comunque ancora un reddito inferiore alla soglia di povertà che gli dà pure diritto all’assistenza. Se non fosse altro perché questa famiglia deve vivere con i soldi previsti dal minimo assistenziale in cui sono compresi anche gli assegni ai figli e non un soldo di più.

Oltretutto una famiglia non dispone di una contabilità analitica che le permette di suddividere le sue spese mensili nei differenti centri di costo, in questo caso i figli. Ma se anche volessimo fare questa forzatura e suddividere le entrate e le uscite tra figli e genitori, ebbene non giungeremmo a delle conclusioni differenti. Infatti l’ammontare massimo dell’assegno integrativo per un figlio è di 762 franchi al mese sicuramente non sufficiente a garantirne la sussistenza. Se invece guardiamo la realtà dal punto di vista sostanziale, non possiamo contestare che i figli al beneficio di assegni familiari integrativi, i cui genitori sono al beneficio dell’assistenza, vivono la stessa identica situazione di povertà, di quei figli non al beneficio di assegni familiari integrativi, ma anch’essi con i genitori in assistenza. Auspichiamo quindi che anche in futuro i figli di famiglie in assistenza beneficiarie di assegni familiari integrativi vengano ancora annoverati tra i minorenni in assistenza. E questo non solo per una lettura oggettiva della realtà, ma anche per ricordarci come in Ticino ci sia un alto tasso di povertà infantile.