Strategia energetica: ma quante frottole

di Bruno Storni, deputato PS in Gran Consiglio
pubblicato dal ‘Corriere del Ticino’

Mai si è vista una campagna su una votazione dove i contrari hanno messo in campo una tale intensità sia di mezzi finanziari, sia di argomentazioni false e senza alcun fondamento. Si combatte la prima fase della Strategia energetica 2050 (SE2050) con un vero e proprio fiume di balle, dalla doccia fredda, alla temperatura imposta nelle abitazioni, alle foreste di pale eoliche, all’esplosione degli affitti, al razionamento dell’elettricità. Onestà intellettuale annullata per combattere una politica energetica sostenibile sia per noi che per le prossime generazioni.

Iniziamo dalla deturpazione del paesaggio denunciata con l’immagine di Lavertezzo sotto una foresta di pale eoliche e si parla di 1.000 in Svizzera, ma il presidente UDC Ticino su queste pagine è già arrivato a 6.000. Fandonie! Per chiarezza in Ticino ne sono previste cinque sul passo del San Gottardo, e nulla sul fondovalle verzaschese; quanto alla strage di uccelli in Svizzera la fanno i gatti domestici con 1.8 milioni, il traffico stradale e le finestre delle nostre case.

Altra grandiosa bufala i 3200 franchi per economia domestica: il calcolo assurdo dei contrari prima si basava su un’ipotesi di nuove tasse d’incentivazione (che tra l’altro ritornerebbero al 100% ai cittadini e all’economia) mentre ora si basa su ipotetici 200 miliardi di investimenti nell’infrastruttura elettrica fino al 2050. Sbagliato tre volte. Primo perché le tasse paventate non ci sono, secondo votiamo misure fino al 2035, ma se proprio andiamo fino al 2050, dei 200 miliardi per investimenti 125 sono per normale manutenzione e rinnovo degli impianti esistenti, mentre solo 67 per ampliamenti e investimenti che saranno coperti dalla minor spesa per importazioni di prodotti petroliferi. Le misure per l’efficienza hanno per obiettivo una diminuzione del 42% del consumo di energia pro capite entro il 2035 per rapporto al 2000, nel 2015 eravamo già a meno 15%.

Diminuzione che appunto ridurrà le importazioni di prodotti petroliferi: il 75% dell’energia che consumiamo oggi è importata. Un processo in corso da tempo grazie alle nuove tecnologie ed alle normative già adottate e che in futuro miglioreranno ulteriormente l’efficienza senza dover arrivare alle ridicole docce fredde. Ma proprio questo è un esempio interessante: infatti l’energia necessaria per riscaldare l’acqua per la doccia diminuisce del 70% se sostituiamo un vecchio impianto a nafta o elettrico diretto con una termopompa e del 100% con collettori solari.

A parte l’aumento del supplemento per le rinnovabili di 0.8 cts/kWh dei quali 0.2 per l’idroelettrico esistente, anche ticinese, che inciderà per 40 franchi all’anno per economia domestica, non ci saranno altri aggravi. Come detto, investimenti per l’infrastruttura elettrica la SE2050 ne richiederà 67 miliardi, in media 2 miliardi all’anno, cifra nell’ordine di quanto possiamo risparmiare sulle importazioni di energia fossile che ci costano mediamente 10 miliardi all’anno e che diminuiranno notevolmente. Non me la sento di prevedere i costi per l’energia per il 2050 come fanno i contrari con le loro assurde cifre, ma è sicuro che con la SE2050 rimarranno più soldi in Svizzera investiti in infrastrutture e posti di lavoro (idroelettrico in Ticino); è quindi probabile che la spesa per l’energia non crescerà anche perché i consumi scenderanno.

Da delirio la balla della tassa sulla nafta a 89 cts/litro dovuta all’aumento della tassa sul CO2. Dal 1990 il CO2 prodotto dal riscaldamento di edifici è sceso del 26%, il trend in corso dimostra che gli obiettivi previsti sono raggiungibili senza la stangata sulla nafta pretesa dai contrari che sappiamo essere legati al commercio di prodotti petroliferi.

Che ci siano dei grandi interessi in gioco in questa campagna è chiaro: gli obiettivi di diminuzione dei consumi di prodotti petroliferi fanno male alle lobby degli importatori e commercianti che già da tempo vedono i loro affari diminuire, i consumi di nafta dai 6 milioni di t/anno dagli anni Ottanta sono passati a 4.5 milioni nel 2000 ai 3 del 2015.

In futuro le nuove tecnologie e l’efficienza porteranno ulteriori risparmi, senza alcuna riduzione di confort: abitare in edifici nuovi o rinnovati non è sicuramente meno confortevole che abitare in un edificio non isolato e con spifferi. Chiaro che meno energia perdiamo, meno nafta si brucia meno cifra d’affari per la lobby che appunto sta investendo milioni in una disonesta campagna per difendere il suo business. Ricordo che Albert Rösti, presidente dell’UDC, partito che ha promosso il referendum, è anche presidente di SwissOil, l’Associazione svizzera dei commercianti di nafta.