Dalla fiscalità ai lupi, ora contiamo le pecore

di Ivo Durisch, Capogruppo PS in Gran Consiglio
pubblicato dal ‘Corriere del Ticino’

 

In un contributo sul Corriere del Ticino del 3 aprile, con riferimento alla Revisione III dell’imposizione delle imprese, abbiamo sottolineato l’esigenza di contenere nella Legge federale la concorrenza fiscale tra i Cantoni. Una misura necessaria per limitare lo spreco di risorse pubbliche e favorire la creazione di ricchezza. Oggi ritorniamo su questo tema centrale con il monito «attenti al lupo» qui intendo mettere il dito sulla sua attuazione a livello cantonale.

Stiamo attenti a quel «Sgravi fiscali sì, ma con giudizio» di Bixio Caprara e al «Occorre equilibrio» di Christian Vitta.

Questo perché di giudizio e di equilibrio nelle intenzioni espresse dal Consiglio di Stato, pilotato da Vitta, non ne vediamo. Non bastavano gli eccessi proposti dal progetto di Legge federale. No, a questi andavano aggiunti «interventi radicali» sulle aliquote del Cantone, come riportato nelle Linee direttive a pagina 18. Le intenzioni sono quelle di portare l’aliquota cantonale sull’utile dal 9% al 6%; non dimentichiamoci che, all’inizio degli anni 2000, l’aliquota è stata ridotta dal 12% al 9%, mentre era del 13% nella seconda metà degli anni ’90. Si propone poi una serie di ulteriori sgravi. E per confezionare il tutto si aggiungono due giochetti di cui diremo.

Evidentemente tutto questo a noi non va bene e allora innanzitutto abbiamo presentato un’iniziativa affinché l’applicazione del principio di parsimonia sia sancito dalla legge anche per le operazioni che comportano dei minori ricavi.

Prima di promuovere nuovi sgravi fiscali cantonali è indispensabile conoscere gli effetti minimi, diretti e indiretti, che imporrà la nuova Legge federale ai Cantoni. Di mezzo ci sono anche i Comuni. Quindi i predicatori della disciplina finanziaria siano saggi, non facciano i furbi: prima di conoscere le conseguenze della nuova Legge federale, nessun piano B.

Poi quando queste saranno note allora la parte di competenza del Cantone dovrà essere attentamente soppesata a livello di necessità e di sopportabilità.

Noi vogliamo evitare di avviare un nuovo circolo vizioso di beghe finanziare, come avvenuto nell’ultimo ventennio, perché il lupo perde il pelo ma non il vizio.

E allora veniamo ai due giochetti di prestigio: Il primo è la possibilità per ogni Comune di un moltiplicatore d’imposta per le persone giuridiche diverso da quello delle persone fisiche.

Anche nella gestione delle finanze pubbliche può non esserci limite al pervertimento (lo confermerebbero le recenti fantasticherie delle aliquote differenziate sull’utile). Questo tipo di moltiplicatore sdoppiato non farebbe altro che incrementare la disparità della pressione fiscale tra i Comuni. Divario non dovuto alla gestione più o meno oculata oppure alle scelte del livello dei servizi pubblici, bensì essenzialmente alla diversa concentrazione di contribuenti con redditi alti e di persone giuridiche. Una distorsione favorita dalla suddivisione comunale. Per contenere la disparità di trattamento dei contribuenti di uno stesso Cantone, per limitare quei vantaggi non meritati che ostacolano le aggregazioni (un esempio a caso: S. Antonino), per non sprecare le risorse finanziarie la strada da seguire è quella opposta. È necessaria una limitazione della divergenza dei moltiplicatori. La concorrenza fiscale non controllata tra i Comuni incrementa queste storture.

Il secondo giochetto è un intervento di politica sociale. Concretamente si giustifica lo sgravio fiscale con il finanziamento da parte delle imprese di nuove misure a favore delle famiglie.

La logica è quella della pressione verso chi si oppone: potrebbe infatti essere tacciato di non riconoscere i nuovi bisogni delle famiglie. La soluzione amministrativa corretta è invece un’altra: uno sgravio inferiore alle imprese e il finanziamento dei nuovi bisogni con le risorse fiscali. Ma al di là degli aspetti tecnici di gestione finanziaria, il nocciolo della questione è che con questa misura non si rinnova. Questo lo diciamo per buona

pace di quei giovani politici un po’ ingenui (ma non solo ingenui) che considerano per principio obsoleti i bisogni emersi nel passato (nel caso degli assegni figli di complemento alla fine degli anni ’80), per i quali i nuovi bisogni non solo sarebbero prioritari, ma addirittura dei sostituti.

Anche a livello dei bisogni sociali, non solo in matematica, ci sono delle pietre miliari. Semmai il tempo giustifica un rafforzamento delle risposte, non uno smantellamento come è stato fatto il 12 febbraio, di cui si vanta Paolo Beltraminelli, il padre di questi tagli a bambini e ragazzi, (vedi CdT del 4 aprile).

Il rinnovo passa da un’altra strada. Se vogliamo sostenere il benessere, l’economia del Cantone, se vogliamo smettere di essere un Cantone che privilegia i vantaggi di posizione dobbiamo mirare alle condizioni quadro. Questo lo si fa innanzitutto non lasciando in dietro nessuno, dando a tutti l’opportunità di sviluppare le proprie capacità, rafforzando l’educazione di base alla scuola dell’obbligo, facendo in modo che ogni ragazzo sappia contare le sue pecore come faceva numerosi millenni fa il pastore che inventò la matematica (l’ha spiegato alla radio il Professor Arrigo a un bambino curioso che voleva sapere perché c’è la matematica). Questo è importante anche per tenere a bada il lupo.