Se il mercato del lavoro non offre prospettive

di Raoul Ghisletta
deputato PS al Gran Consiglio e Segretario VPOD Ticino

La disoccupazione di lunga durata è uno scandalo per almeno quattro motivi: 1) nega il diritto al lavoro; 2) emargina le persone dal profilo sociale e culturale; 3) distrugge le potenzialità individuali; 4) costa alle famiglie e alla società.
Eppure in Svizzera non esiste una legislazione specifica per inquadrare le imprese sociali in grado di impiegare le persone escluse durevolmente dal mercato del lavoro e tanto meno esiste una politica chiara per sviluppare questo settore economico-­sociale.

In Ticino il tema del quadro giuridico per le imprese sociali è menzionato nella scheda 43 delle Linee direttive 2015­2019 del Consiglio di Stato, un documento che con una battuta si potrebbe definire semiclandestino: è accessibilissimo sul sito del Cantone, ma è praticamente ignorato dalla politica e dai media ticinesi. La scheda 43 si intitola «Integrazione sociale e professionale», e cita al suo interno la risposta del Consiglio federale alla Consigliera nazionale Marina Carobbio, che ha fatto un postulato sul ruolo delle imprese sociali.

L’ottica del Governo cantonale è quella di reinserire nel mercato del lavoro con misure d’accompagnamento, di formare apprendisti, di puntare sul soddisfacimento dei bisogni del settore sociosanitario e di sviluppare della nuove piccole imprese. La scheda 43 del 2015­2019 non prevede alcuno sviluppo rispetto a quanto già fatto nel quadriennio 2011­2014.
Evidentemente, agendo solamente su questi livelli non si dà una risposta alle migliaia di persone escluse, in modo totale o parziale, per anni e anni, dal mercato del lavoro: persone con formazioni fuori mercato o nulle, persone con caratteristiche personali penalizzanti, persone di età avanzata.

L’Ente cantonale d’utilità pubblica
Per riaccendere i riflettori su questo tema nel 2015 in Gran Consiglio ho presentato un’iniziativa parlamentare per la creazione di un Ente cantonale per lavori di utilità pubblica. L’Ente per svolgere questi compiti di utilità pubblica, che avvengono al di fuori del mercato normale, dovrà assumere persone residenti in Ticino da almeno 5 anni le quali non possono ragionevolmente essere ricollocate sul mercato del lavoro né riqualificate. È previsto che l’Ente sia concretamente creato e sostenuto da Cantone, Comuni ed eventuali associazioni attive in questo ambito.

L’iniziativa è stata esaminata da un messaggio del Governo del 14 dicembre 2016 (7258), che afferma di comprendere l’importanza del problema e rispiega per esteso i contenuti della citata scheda 43 delle Linee direttive, senza fornire tuttavia alcuna nuova prospettiva, perché la scheda 43 si muove su un altro terreno rispetto all’iniziativa, quello del ricollocamento e della riqualificazione dei disoccupati (cosa che va benissimo, ma non basta). Nel messaggio 7258 il Governo indica poi che la metà delle persone in assistenza in Ticino lo sono perché disoccupate da tanto tempo (2.400) ed un altro 20% è in assistenza perché ha impieghi precari e a tempo parziale (1.100 persone). Vi sono poi altre 1.700 persone inattive per vari motivi, che spaziano dai problemi personali, famigliari, di salute, ecc..

Nei cassetti del Parlamento c’è da 30 anni un’iniziativa popolare, che aveva come firmatari Mario Ferrari per il PS e Werner Carobbio per i sindacati e che si chiama «Finanziare il lavoro e combattere la disoccupazione»: oggi bisognerebbe reintitolarla e chiamarla «Finanziare i lavori e combattere l’esclusione». La creazione di un Ente cantonale di pubblica utilità, formato da Cantone, Comuni e associazioni, darebbe visibilità al problema della disoccupazione di lunga durata, stimolerebbe l’allocazione di mezzi adeguati per affrontare i problemi e darebbe una forza maggiore al concetto di impresa sociale in Ticino. Ci sono dei pericoli, ovviamente, in questa mia iniziativa e si chiamano: statalismo, costi e creazione di un mercato parallelo del lavoro che fa concorrenza sleale al mercato normale. Ma sono pericoli minori o maggiori rispetto a quelli rappresentati dalle migliaia di persone vittime della disoccupazione di lunga durata? La valutazione va fatta considerando che, come indicato all’inizio, la disoccupazione di lunga durata comporta quattro aspetti scandalosi: 1) nega il diritto al lavoro; 2) emargina le persone dal profilo sociale e culturale; 3) distrugge le potenzialità individuali; 4) costa alle famiglie e alla società.