“Subito venti ispettori” – Lo chiede Igor Righini presidente del PS

intervista a Igor Righini, Presidente del PS Ticino
di Aldo Bertagni, pubblicata da La Ragione

 

Righini: “Il nodo è politico”

C’è l’inchiesta penale, con ben undici persone indagate per un giro di permessi irregolari ottenuti grazie a bustarelle, e poi c’è un problema più ampio di regole non rispettate. Per non dire ignorate. E la politica che fugge, elude il nocciolo della questione: il ruolo dello Stato nel libero mercato. Igor Righini, presidente del Ps, evita le personalizzazioni della vicenda che sta tenendo banco in questi giorni e va al sodo. «Si sta molto discutendo, in questi giorni, su quale sia il metodo migliore, tecnicamente parlando, per evitare situazioni come quella denunciata all’Ufficio del‐ la migrazione. Al contempo però si dimentica la questione politica che va ben oltre la procedura amministrativa» commenta il presidente socialista. Che chiede di portare subito a 20 il numero degli ispettori del lavoro, così come votato col controprogetto.

Come se non si volesse andare al cuore del problema?
Esattamente. Non mi pare sia il caso oggi di stare a discutere sul fatto se Norman Gobbi debba o no essere destituito o chiedere le sue dimissioni. In questo momento non è questo che conta.

Vale anche per l’audit richiesto dal Consiglio di Stato, perché sempre di approccio tecnico si parla?
L’audit può essere necessario a seconda degli obiettivi posti. Se si punta a guardare oltre, non servirà a granché perché oggi bisogna soffermarsi sui fatti. Cosa è successo? Come mai è capitato? Così che la lettura di questi fatti possa garantire la base per tornare a operare in modo effi‐ ciente.

Ma questo è, appunto, l’approccio tecnico. Lei però sostiene che il problema vero è un altro. Quale?
Manca la valutazione politica dei partiti. Si ha sempre l’impressione che lo Stato non debba interferire con l’economia e lasciare libero chi intende fare impresa, perché l’azione statale è letta come un’interferenza. Spesso e volentieri sento la destra, e in particolare Fabio Regazzi [consigliere nazionale Ppd e presidente di Aiti, ndr], dire che lo Stato burocrate va snellito. Le vicende di cui stiamo parlando invece dimostrano che la presenza dello Stato è centrale nella vigilanza del mondo del lavoro.

Allude al numero degli ispettori di lavoro giudicato carente?
Certo. Il popolo ha votato il controprogetto all’iniziativa contro il dumping salariale che proponeva un investimento di dieci milioni per l’assunzione di diverse decine di ispettori; un’ottantina se non ricordo male. Il controprogetto, accettato in seconda battuta anche da noi, si limitava a 20 ispettori per 2 milioni e mezzo di spesa. La Commissione tripartita adesso propone di assumerne solo 9 e noi, con il sindacato Unia, abbiamo già espresso il nostro dissapore. Adesso però è giunto il momento di dire che ne vogliamo 20, perché è giusto utilizzare tutte le risorse che il controprogetto approvato dal popolo permette.

Perché c’è sì una vicenda penale, ma anche un quadro generale precario…
Al di là dei fatti capitati all’interno dell’Amministrazione cantonale, c’è una situazione esterna che va approfondita. I sindacati denunciano quasi quotidianamente casi di abuso e sfruttamento delle persone nel mondo del lavoro. Lo Stato non può più limitarsi a prenderne atto, ogni volta che capita un episodio grave, sostenendo che in fondo è un caso isolato. In verità ormai siamo di fronte a un substrato collegato al mondo del lavoro che va estirpato, anche a beneficio e salvaguardia dell’economia che ha un comportamento etico e corretto.

Perché gli abusi danneggiano tutti.
Proprio così. Chi agisce scorrettamente opera una concorrenza sleale. L’onesto va tutelato. Questo concetto sembra quasi essere una mania socialista, quando invece è un’esigenza di tutto il Paese. È l’intera politica che deve cambiare approccio. Perché magari è giusto chiedere una burocrazia snella, ma altra cosa è non far rispettare le regole.

Cosa farà ora il Ps?
Ne parleremo mercoledì in un incontro tra Direzione e Gruppo parlamentare per decidere i passi istituzionali.