Canoni d’acqua e Strategia energetica 2050?

di Bruno Storni, Deputato PS al Gran Consiglio 
pubblicato dal Corriere del Ticino

L’editoriale di Moreno Bernasconi del 15 febbraio esordisce con affermazioni sugli effetti della Strategia energetica 2050 che, oltre a dover essere finanziata dalle economie domestiche e contribuenti, adesso richiederebbe anche una drastica riduzione dei canoni d’acqua.

Chiariamo subito: non c’è nessun nesso causale tra la Strategia energia 2050 e i paventati tagli ai canoni d’acqua (tagli che vanno chiaramente respinti), anzi, come vedremo più avanti è vero il contrario. I paventati tagli ai canoni servirebbero piuttosto a salvare le grandi aziende elettriche che, dopo decenni di lauti utili, si trovano in gravi difficoltà per errori propri e per le dinamiche di mercato.

Infatti i canoni d’acqua, che contano per meno di un terzo del costo di produzione di circa 5 cts/kWh dell’idroelettrico, sono sotto pressione a causa dell’apertura parziale del mercato elettrico che permette ai grossi consumatori di acquistare energia dove costa meno.

Attualmente in Europa c’è un esubero di energia, in particolare a basso prezzo prodotta da vecchi impianti a lignite o carbone. Vettori energetici fossili che a causa dello sfruttamento di gas di scisto negli USA hanno perso mercato e valore, quindi prezzi estremamente bassi del carbone e oltretutto abbiamo bassa domanda e prezzi minimi per i certificati CO2 (5 a 10 €/ton contro 84 Fr/ton della tassa sul CO2 in Svizzera). Se sommiamo, prezzi ai minimi storici del carbone, idem per i certificati CO2 e impianti ammortizzati, abbiamo elettricità a un prezzo inferiore a quella già conveniente del nostro idroelettrico.

Rinnovabili a prezzo di mercato
Come già scritto su queste pagine, non sono, come pretende Bernasconi, le vituperate nuove rinnovabili lautamente sussidiate in Germania (ma anche in Svizzera, Italia , ecc.) a insidiare i canoni d’acqua, ma la citata elettricità low cost da carbone, perché ricordo che l’energia rinnovabile sussidiata viene venduta al prezzo medio di mercato e non sotto.

Quanto alla Strategia energetica 2050, visto che le Camere hanno inserito un premio di mercato all’idroelettrico in crisi, da circa 100 mio/anno, si vorrebbe condizionare questo aiuto alla rinuncia parziale ai canoni d’acqua per i pochi impianti per lo più nuovi che ne beneficeranno. Tutto il resto, ed è sicuramente più dell’ 80%, andrà avanti con i canoni d’acqua previsti, comunque non è scritto nella Strategia energetica 2050, dove la parola canoni non è menzionata, che debbano essere ridotti .

Anzi la Strategia energetica 2050 che come sappiamo prevede la rinuncia alla costruzione di nuove centrali nucleari e l’abbandono delle attuali una volta terminato un più che abbondante ciclo di vita, aprirà nuovi mercati proprio all’idroelettrico, rivalorizzandolo a garanzia della sostenibilità economica dei sacrosanti canoni d’acqua.

Più mercato per l’idroelettrico
Lo si è visto proprio in questi mesi con il 40% del nucleare CH e il 30% di quello francese fuori esercizio per questioni di sicurezza: i prezzi sono saliti a volte al doppio per rapporto al medesimo periodo dello scorso anno.

Altra misura direttamente a favore dei canoni, oltre alla chiusura degli impianti nucleari e a carbone obsoleti, sarebbe quella di tassare in Svizzera con la tassa sul CO2 svizzera l’energia elettrica da carbone importata. La proposta è stata fatta al Consiglio Federale che intanto ne ritiene difficile l’attuazione. Applicando la giusta tassa avremmo un aumento del costo dell’energia elettrica importata da carbone pari a 7 cts/Kwh, e porterebbe il prezzo al doppio di quello dell’idroelettrico CH.

Strategia energetica 2050 low cost
Il modesto aumento del RIC da 1,5 a 2,3 cts/kWh prevista dalla Strategia Energetica 2050 per aumentare per qualche anno l’importo a disposizione per finanziare il nuovo rinnovabile, non sarà certo esoso per il consumatore che beneficerà della diminuzione dei consumi prodotti dalle misure di efficienza energetica fattibile dalle nuove tecnologie e previsti nella Strategia Energetica 2050.

Strategia che creerà lavoro in Svizzera nel campo dell’efficienza e del nuovo rinnovabile e ridurrà la dipendenza da fonti non rinnovabili fossili che acquistiamo in grande stile all’estero. Ma qui si continua a disquisire per l’eventuale acquisto oltrefrontiera di alcuni TWh di elettricità in buona parte rinnovabile di proprietà anche di aziende svizzere, ma non sui 150 TWh di gas e petrolio importati annualmente dalla Russia o Arabia Saudita e altri Paesi.

Da notare che negli ultimi anni in Svizzera l’incidenza del costo per l’energia sul PIL procapite è già scesa dal 5.7 % (2000) al 4,7% (2015); attualmente 3665 Fr pro capite/anno, 0,8 cts/kwh in più sull’energia elettrica rappresenta meno di 20 Fr pro capite, quindi niente allarmismi finanziari e non perdiamo di vista gli obiettivi della Strategia Energetica 2050 che sono di politica climatica e ambientale.