I Comuni possono aiutare l’idroelettrico ticinese

di Bruno Storni
deputato PS in Gran Consiglio

 

La notizia dei tagli sul costo del personale di OFIMA e OFIBLE pochi giorni dopo la votazione sull’uscita pianificata dal nucleare, come pure quella dei maggior costi di smantellamento delle centrali nucleari, non dovrebbero sorprendere nessuno. I motivi della crisi dell’idroelettrico li abbiamo già esposti su queste pagine (AET e idroelettrico: le ragioni della crisi, 23 luglio). Chiaramente il mercato parzialmente liberalizzato dal 2009 e l’esplosione dell’offerta non accompagnata dall’ipotizzata crescita dei consumi (anzi a livello europeo scende) hanno esposto la produzione idroelettrica ticinese alla concorrenza estera, oltretutto con il cambio euro/franco sotto l’1,1.

Considerato che la liberalizzazione non può essere annullata e che le tre centrali nucleari utraquarantacinquenni rimarranno attive e sul mercato, nell’attesa che qualche cosa si muova a Berna non ci resta che fare i compiti in casa e ridare un certo equilibrio al mercato energetico cantonale che attualmente penalizza l’idroelettrico ticinese. Una parte della soluzione è effettivamente in nostre mani.

Agire localmente
Concretamente in Ticino possiamo e dobbiamo agire su due punti. Il primo a livello legislativo cantonale è il malus sulla distribuzione di energia elettrica per rapporto al gas. In Ticino il consumo di gas equivale a circa un terzo di quello di energia elettrica. Ebbene, l’elettrica che è rinnovabile e prodotta in Ticino paga a Comuni e Cantone una tassa per l’uso del suolo pubblico (art. 14 Legge approvvigionamento elettrico), mentre il gas, che è un’energia fossile importata, non paga nulla. Si tratta di una situazione scorretta non solo commercialmente ma anche dal punto di vista ambientale. Una mozione che vuole far pagare l’uso del suolo pubblico come per l’elettricità anche al gas è pendente dal 2014. Calcolando anche il contributo per il fondo per l’energia rinnovabile, i Comuni incassano quasi 40 milioni all’anno di tasse indirette sulla distribuzione di elettricità, l’equivalente di circa un terzo del costo di produzione dell’idroelettrico ticinese, costo che già comprende un terzo per i canoni d’acqua. Il correttivo sul concorrente gas chiesto nella mozione è quindi giustificato.

Un’altra macroscopica disparità è che la produzione idroelettrica ticinese è ormai completamente esposta al libero mercato, mentre la distribuzione, che in Ticino è al 100% in mani comunali, gode al 100% del monopolio sulla rete (trasporto) e del monopolio per i clienti vincolati, ovvero quelli che consumano meno di 100 MWh/anno. Purtroppo diverse aziende di distribuzione, pur potendo operare in condizioni molto favorevoli per rapporto alle aziende produttrici, hanno poco riguardo per quest’ultime e preferiscono acquistare energia sporca non ticinese a minor costo.

Margini sproporzionati
Sappiamo che il costo di produzione dell’idroelettrico ticinese si situa sui 5 cts/kWh ma se analizziamo i prezzi che le aziende distributrici fatturano ai clienti vincolati constatiamo che ci sono inspiegabili grandi differenze con margini sproporzionati fin oltre al 100%.

Al netto del costo di trasporto e delle diverse tasse, il prezzo dell’energia per il cliente finale varia tra circa 10,55 cts/kWh (Tiacqua) di SES a 4.03 cts (non certificata) dell’Azienda di Ascona (tariffe per economie domestiche). Praticamente fino oltre il doppio del costo di produzione! Da notare che le aziende distributrici incassano altri 5-6 cts/kWh per la rete (trasporto), cioè l’equivalente dei costi di produzione.

Le aziende municipalizzate hanno lo scopo di offrire servizi alla cittadinanza come l’acqua potabile o canalizzazioni/depurazioni senza fare profitti. Purtroppo i Comuni hanno da sempre usato l’elettricità quale strumento per incassare tasse, usanza ereditata dagli albori dell’elettrificazione quando l’elettricità era un lusso per pochi.

Acquisto al giusto prezzo
Le aziende distributrici pubbliche hanno anche una responsabilità sociale verso tutto il territorio cantonale e devono rivedere la politica tariffale e sociale rivendendo maggiormente energia elettrica ticinese, oltretutto rinnovabile e a km zero pagando il giusto prezzo. E questo possiamo farlo senza chiedere nulla a Berna, sono decisioni che vanno prese dai Comuni proprietari. È auspicabile che lo si attui al più presto se vogliamo dare un futuro all’idroelettrico ticinese.