Officine e Ftia, non abbassiamo la guardia!

di Alessandro Robertini, presidente regionale PS del Bellinzonese
pubblicato da “La Regione”

Dopo lungo trattare da parte del comitato ‘Giù le mani’ e le prese di posizione delle autorità e di alcuni partiti politici, tra cui la risoluzione votata lo scorso 16 novembre dal Comitato cantonale del Partito socialista, sfociati nel recente presidio alla stazione di Bellinzona, si è finalmente riusciti a mettere in cascina qualche buon risultato.
Un’importante commessa per il risanamento di 144 composizioni Tilo Flirt fino al 2024 nonché la firma dell’accordo per la trasformazione dello sportello ‘Alla Stazione’ di Giubiasco in punto informativo e l’estensione alla biglietteria di Bellinzona della collaborazione con la Ftia.

“Qualche dubbio sulle modalità dell’iter di avvicinamento a questi obiettivi rimane. La mancata presenza in occasione del presidio di Andreas Meyer ne è un esempio”

 

Ciononostante qualche dubbio sulle modalità che hanno contraddistinto l’iter di avvicinamento a questi obiettivi rimane. La mancata presenza, in occasione del presidio, del Ceo delle Ferrovie federali svizzere, Andreas Meyer, che avrebbe dovuto presentare le sue visioni sullo sviluppo del sito industriale delle Officine e del relativo Centro di competenza, ne è un esempio.
Se queste visioni dovessero corrispondere con quelle descritte nell’opuscolo “Visioni e apparizioni in Ticino” pubblicato dalle Ffs per l’arrivo di AlpTransit e prefazione dello stesso Meyer – opuscolo nel quale, in un ipotetico dialogo tra un dirigente Ffs e Giuseppe Molo sindaco di Bellinzona ai tempi dell’avvento della Gotthardbahn e della prima galleria, si dipingono i ticinesi come inetti incapaci di progettualità – il disegno delle intenzioni della dirigenza delle Ferrovie è presto fatto. Chiusura del sito a media scadenza e buonanotte!

Ciò che si interpreta dall’opuscolo in modo alquanto esplicito, è il trasferimento della struttura in un’altra zona non definita e dai vantaggi ancora tutti da valutare, agendo in modo molto nebuloso e denotando scarsa propensione a dare effettivamente seguito a questo intento, indebolendo la situazione odierna. Il tutto a favore di uno sfruttamento intensivo non necessario e poco lungimirante del sito, alimentando una speculazione edilizia di cui la nuova Bellinzona non ha assolutamente bisogno.

La città ha un centro storico di pregio confacente a quanto chiede una nuova realtà urbana di oltre 40’000 abitanti, senza dover rinunciare a un pezzo di storia che da oltre 140 anni dà lustro e posti di lavoro. I recenti riscontri, ottenuti con sforzi non indifferenti da parte di autorità e comitato ‘Giù le mani’, non devono dar adito a facili illusioni, trattandosi pur sempre di risultati a tempo determinato da rinegoziare a tempo debito. Sarà fondamentale che la nuova città aggregata non si faccia imporre la pianificazione dalle Ferrovie federali. Teniamo alta la guardia!