Povertà infantile, esclusione sociale

di Ivo Durisch, Capogruppo PS in Gran Consiglio
pubblicato da “La Regione”

Venerdì scorso l’Ufficio federale di statistica ha pubblicato uno studio preoccupante sulla povertà di bambini e giovani al di sotto dei 18 anni in Svizzera. Questa ricerca, che analizza le condizioni di vita di un campione di famiglie, indica come la povertà sia ben radicata anche nel nostro Paese. Lo studio afferma che ‘In base ai dati del 2014, in Svizzera quasi 73’000 bambini e giovani al di sotto dei 18 anni sono colpiti dalla povertà reddituale e 234’000 sono a rischio povertà, il che corrisponde a un tasso di povertà del 5% (18-64 anni: 5,3%) e a un tasso di rischio di povertà del 16% (18-64 anni: 11,1%)’.

In particolare, una delle affermazioni dell’Ufficio federale di statistica deve farci riflettere: ‘La povertà in età infantile può incidere negativamente sulla partecipazione e sulle possibilità di sviluppo dei bambini ed è considerata come un fattore di rischio di povertà ed esclusione sociale in età adulta’. Questa disparità nasce da fattori che singolarmente possono apparire poco rilevanti come la possibilità di frequentare corsi ricreativi o sportivi a pagamento, la possibilità di avere una scrivania per lo studio separata dall’ambiente famigliare, la possibilità di partecipare alle gite scolastiche. È la somma di questi fattori che contribuisce fortemente a penalizzare lo sviluppo e le scelte future del/della giovane. E se i dati a livello svizzero sono di per sé già preoccupanti, dobbiamo purtroppo dedurre che la situazione in Ticino è nettamente peggiore.

“La povertà in età infantile può incidere negativamente sulla partecipazione e sulle possibilità di sviluppo dei bambini ed è considerata come un fattore di rischio di povertà ed esclusione sociale in età adulta”

Il paragone dei tassi di povertà e di rischio povertà nazionali e cantonali 2014 conduce a un bilancio allarmante. Nel 2014 il tasso di povertà a livello nazionale era del 6,5% rispetto al 15% del Ticino. Per quanto riguarda il rischio di povertà il tasso ticinese è più del doppio (28%) di quello nazionale (13,5%). I dati di Eurostat confermano il fatto che in Ticino abbiamo situazioni di esclusione sociale simili alle regioni periferiche d’Europa, come la Spagna meridionale, la Romania, la Grecia o la Serbia. Per spiegare questi dati non servono ipotesi complicate. Abbiamo infatti delle condizioni di lavoro dove si impone sempre più il fenomeno del precariato con un tasso di sottooccupazione superiore al resto del paese, degli stipendi nettamente al di sotto (quasi il 20%) della media svizzera, premi cassa malati in forte crescita e superiori alla media svizzera, affitti paragonabili ai livelli nazionali e un tasso di disoccupazione Ilo di ben 2 punti percentuali superiore alla media svizzera. Tuttavia di questa emergenza non sembrano preoccupar‐ si né il Governo, né la maggioranza del Parlamento che, al contrario, dal 2014 ad oggi hanno deciso di tagliare sulla politica famigliare.

Ricordiamo il nuovo modello per i sussidi cassa malati del 2014, la limitazione dell’accesso agli assegni famigliari tramite il reddito ipotetico e l’aumento del periodo di latenza del 2015, l’abbassamento delle soglie d’intervento Laps votato nel settembre del 2016 con la manovra di rientro e che riduce ulteriormente gli assegni famigliari e i sussidi cassa malati. Un oggetto, questo, di referendum su cui si voterà a febbraio del 2017. Se fino a qualche anno fa in Ticino potevamo vantare uno Stato sociale ben strutturato che permetteva a tutte le famiglie di evitare per quanto possibile il ricorso all’assistenza sociale, questi tagli hanno progressivamente smantellato un sistema che offriva delle pari opportunità ai figli di tutte le famiglie e cercava di garantire la coesione sociale in tutto il Cantone.