Via dal nucleare, si può fare

di Henrik Bang, deputato PS in Gran Consiglio 
pubblicato dal “Corriere del Ticino”

Il 27 novembre prossimo il popolo elvetico sarà chiamato ad esprimersi sull’iniziativa popolare per l’abbandono pianificato del nucleare in Svizzera. I rappresentanti di entrambi gli schieramenti sono già scesi in campo, da mesi, armati dalle rispettive motivazioni pro e contro l’iniziativa.
Personalmente desidero contribuire al dibattito riportando, al lettore, unicamente argomenti legati alla nostra realtà ticinese. Sul nostro territorio cantonale, per fortuna, non abbiamo delle centrali nucleari ma la nostra orografia di cantone alpino ha permesso lo sviluppo di un’importante attività idroelettrica e con il 52% del territorio ricoperto da boschi siamo il cantone più boscoso della Svizzera.

Per vari motivi i prezzi all’ingrosso sono ai minimi storici causa un’abbondanza di energia sui mercati internazionali. L’azienda elettrica cantonale (AET) ha chiuso il 2015 con una perdita di 46 milioni e per gli anni a seguire si prospettano tempi difficili contraddistinti da ulteriori previsioni di perdite milionarie. In caso di un abbandono pianificato del nucleare le nostre centrali idroelettriche, attualmente in seria difficoltà, tornerebbero a giocare il ruolo di regolatore del consumo, e il loro valore, specialmente in inverno salirebbe a valori simili a quelli precedenti all’incidente catastrofico di Fukujima. Per un cantone alpino come il Ticino, che disporrà alla fine delle riversioni di 3600 GWh di idroelettrico proprio, la valorizzazione positiva dell’energia prodotta con le acque è importante per i posti di lavoro, per le ricadute economiche su comuni e cantone e per gli utili che ne deriveranno. Un prezzo di mercato che rimuneri i costi di produzione e generi un margine di utile è positivo per tutti.
Un prezzo di mercato troppo basso non incentiva a ridurre i consumi e mette sotto pressione i posti di lavoro nel settore e specialmente nelle valli, si stimano in oltre 400 posti di lavoro diretti nella produzione idroelettrica in Ticino.

“In caso di un abbandono pianificato del nucleare le nostre centrali idroelettriche, attualmente in seria difficoltà, tornerebbero a giocare il ruolo di regolatore del consumo, e il loro valore, specialmente in inverno salirebbe a valori simili a quelli precedenti all’incidente catastrofico di Fukujima”

Con un settore idroelettrico sano i canoni d’acqua, che attualmente ammontano a 550 Mio all’anno a favore dei cantoni svizzeri, di cui 55 Mio annui per il Ticino non verrebbero ridotti, come invece sembra intenzionato il Consiglio Federale dal 2020 con la nuova proposta che intende mettere in consultazione.
La produzione idroelettrica media annua del Ticino corrisponde ad oltre una centrale nucleare della classe di Beznau e Mühleberg, il consumo del Ticino è inferiore ai 3000 GWh. Quindi il Ticino teoricamente potrebbe coprire in modo autarchico il proprio consumo ed esportare comunque una parte dell’energia verso altri cantoni o nazioni.

Il nostro cantone con oltre 142.000 ettari di bosco detiene il 12% della superficie boschiva svizzera. Come ben evidenziato dal piano energetico cantonale (PEC) grazie alla biomassa risultante dalla necessità della gestione del territorio, boschi di protezione in primis, sussistono interessanti margini di miglioramento nella valorizzazione di questa fonte energetica indigena. Attualmente in Ticino viene valorizzato solo il 12% dell’accrescimento annuale del legname prodotto dal bosco (in poche parole gli interessi del capitale bosco che corrispondono a 550.000 m3/anno). Con una gestione sostenibile ed economicamente giustificabile, si può stimare che disporre di 110.000 m3 di legna da ardere consenta di produrre 310 GWh termici. Considerando che il fabbisogno complessivo per il riscaldamento degli edifici è stimato a 3.235 GWh, sfruttando al meglio il potenziale di legname da ardere indigeno si potrebbe coprire quasi il 10% del fabbisogno cantonale di energia termica per il riscaldamento delle abitazioni.

Il legname potenzialmente disponibile come legna da ardere potrebbe anche essere efficacemente utilizzato per la produzione combinata di energia elettrica e calore, in impianti di cogenerazione. Oltre al vantaggio ecologico, ricordiamo che la biomassa è neutra per quello che riguarda l’emissione dei gas serra, sviluppando questo settore andremmo a creare importanti posti di lavoro e di apprendistato nelle zone periferiche del nostro cantone.
Questi sono solo alcuni esempi dei vantaggi che avrebbe il nostro cantone dall’abbandono pianificato del nucleare, altre importanti opportunità con interessanti ricadute locali le avremmo nello sviluppo locale delle energie alternative. Per salvaguardare i nostri interessi ambientali, economici, locali e per difendere importanti posti di lavoro e apprendistato nelle zone periferiche auspico che il popolo ticinese accolga con entusiasmo questa importante svolta accettando l’iniziativa per l’abbandono programmato del nucleare.