Nucleare, le premesse opposte

di Alessandro Robertini, Presidente regionale PS del Bellinzonese
pubblicato dal “Corriere del Ticino” 

Prossimamente ci recheremo a votare sulla seconda iniziativa in ambito ambientale dei Verdi svizzeri nel giro di due mesi. Se per la prima «Per un’economia sostenibile ed efficiente in materia di gestione delle risorse (economia verde)», votata lo scorso 25 settembre, si può dire che i tempi non sono ancora maturi per un cambiamento di paradigma di questa portata, lo stesso non può essere affermato per la seconda «Per un abbandono pianificato dell’energia nucleare (Iniziativa per l’abbandono del nucleare)» in votazione il 27 novembre.

Per la prima era importante dare un segnale forte per suscitare il dibattito sulla questione delle risorse del pianeta, che non sono illimitate, per cui prima o poi il tema andrà, volenti o nolenti, affrontato. Meglio quindi cominciare a parlarne. Il risultato che ha sancito una percentuale di favorevoli del 36,4% (più di uno su tre) a livello svizzero può essere considerato più che lusinghiero, visto il anche tenore della campagna contraria. Molto diverso il discorso per l’iniziativa sul nucleare. Le nuove energie rinnovabili stanno vivendo un trend evolutivo stratosferico, inimmaginabile solo qualche anno fa.

Lo scorso 3 ottobre in Germania, paese faro nella produzione di energia eolica e solare, in condizioni ottimali di vento e soleggiamento, queste energie hanno raggiunto complessivamente, nell’orario di punta del mezzogiorno, la pur sempre ragguardevole copertura del 60% dell’intero fabbisogno di energia elettrica e del 35% sull’arco dell’intera giornata ( http://www.fotovoltaicosulweb.it/guida/in-germania-il-60-di-energia-e-rinnovabile.html ). Mediamente la percentuale di nuovo rinnovabile in Germania è del 30%. Queste cifre da capogiro non hanno bisogno di alcun commento per dimostrare l’enorme potenziale del rinnovabile, che purtroppo in altre nazioni, Svizzera compresa, non viene ancora sfruttato.

“Nel nostro Paese la percentuale di nuovo rinnovabile è ancora ben al di sotto del 10%, per cui il margine di miglioramento è ancora molto elevato”

Nel nostro Paese la percentuale di nuovo rinnovabile è ancora ben al di sotto del 10%, per cui il margine di miglioramento è ancora molto elevato. Se parallelamente si incentivassero le misure di efficienza energetica – isolazione termica, sostituzione dei riscaldamenti elettrici diretti con termopompe, ecc. – soprattutto negli edifici di vecchia generazione, creando così nuove opportunità di lavoro, si porterebbe il tasso di sostituzione dell’energia nucleare ben al di sopra del 100%, permettendo di ridurre anche l’importazione di energia carbonfossile, altamente inquinante nelle zone di produzione.

L’iniziativa chiede in sostanza di anticipare di qualche anno la transizione da un vettore altamente pericoloso quale il nucleare – Three Mile Island, Chernobyl, Fukushima sono solo pochi esempi di incidenti che però hanno avuto conseguenze catastrofiche – a vettori sostenibili da parte dell’uomo e dell’ambiente. Proprio negli ultimi anni di vita l’affidabilità degli impianti potrebbe ridursi in modo ragguardevole, aumentando il rischio di potenziali incidenti. Durante la fase di transizione anche l’economia edile e del ramo elettrico, coinvolta nello sviluppo delle nuove infrastrutture, ne trarrebbe sicuramente vantaggio. I buoni motivi per dire di sì il prossimo 27 novembre sono quindi più che evidenti.