Soluzioni innovative per gli uffici postali

di Evaristo Roncelli, Presidente del Comitato Cantonale del PS
pubblicato dal “Corriere del Ticino”

 

Ha fatto molto rumore la decisione della Posta di chiudere 600 uffici postali entro il 2020. Come socialdemocratico ritengo fondamentale garantire che il servizio pubblico sia accessibile a tutti, ma
l’avvento delle nuove tecnologie ci obbliga a riflettere su come offrire un servizio pubblico universale al passo con i tempi.

La tecnologia cambia e avanza rapidamente; in questo contesto cambiano anche le abitudini delle persone. Internet ha ridotto l’importanza della corrispondenza cartacea. Oggi, ad esempio, molte persone ricevono le fatture e pagano direttamente tramite e-­banking senza dover uscire da casa loro. Secondo me, questo è un cambiamento sicuramente positivo: posso fare i pagamenti all’orario che preferisco e posso rendere automatiche alcune operazioni ripetitive, scegliendo di effettuare degli ordini permanenti per il pagamento dell’affitto, dei premi della cassa malati, eccetera.

Chiaramente questa trasformazione implica anche altre conseguenze: la più importante è che sempre meno persone si recano agli uffici postali e questo ne comporta spesso la chiusura. Come socialdemocratico non sono di principio contrario alla chiusura degli uffici postali, mantenerli aperti costa e le risorse pubbliche utilizzate per questo motivo, dato che la Confederazione è azionista al 100 % della Posta, potrebbero essere utilizzate per questioni prioritarie, come l’offerta ad esempio di asili nido.

Vi è pero un problema importante: l’esclusione di alcune persone dal servizio pubblico. Infatti non tutti hanno un computer (o internet) e non tutte le persone sanno utilizzarlo. Ad esempio tra i più anziani, vista anche la velocità del cambiamento in corso, c’è chi fatica ad abituarsi alle nuove tecnologie, e quindi potrebbe rimanere escluso dal servizio, e questo per me come socialista è inaccettabile.

“Per mantenere l’universalità del servizio pubblico, ma non frenare il cambiamento tecnologico, l’ente pubblico dovrebbe trovare delle soluzioni alternative per chi rischia di rimanere escluso”

 

Per mantenere l’universalità del servizio pubblico, ma non frenare il cambiamento tecnologico, l’ente pubblico dovrebbe trovare delle soluzioni alternative per chi rischia di rimanere escluso. Questo viene in parte già fatto tramite la creazione delle agenzie postali, ma non è sufficiente. Bisogna prima di tutto controllare che l’infrastruttura (computer e rete internet) che permette di svolgere le operazioni da casa sia accessibile a tutti, sia in termini geografici, sia in termini di costo. Questo però non basta, perché alcuni potrebbero non avere le capacità per potere utilizzare gli strumenti informatici e il servizio pubblico deve trovare una soluzione anche a problemi di questo tipo.

La Posta o la Confederazione potrebbero sviluppare, in collaborazione con le università, un metodo di pagamento da casa estremamente intuitivo e distribuirlo gratuitamente, magari fornendo anche un corso gratuito a domicilio alle persone che sono toccate dalla chiusura degli uffici postali. A questo si potrebbe aggiungere la possibilità della consulenza gratuita in videochiamata, e tutta una serie di nuovi servizi complementari per permettere l’accessibilità delle prestazioni a tutti gli utenti. In alternativa, se la via tecnologica non fosse possibile, si potrebbe prevedere, sfruttando la rete di distribuzione della Posta, di far compiere parte delle operazioni che gli utenti effettuavano all’ufficio postale direttamente a domicilio.

In sostanza, le soluzioni per garantire che tutti possano continuare a utilizzare il servizio pubblico sono molte e non ci si può limitare a difendere nostalgicamente il passato. I progressisti sono per loro natura proiettati verso il futuro e dal mio punto di vista la battaglia non deve essere contro il cambiamento in corso, ma a favore dell’uguaglianza d’accesso per tutti.