Lavoro: ‘Un quadro preoccupante’

Il capogruppo socialista in Gc legge i dati della sottoccupazione: è precariato

 

intervista a Ivo Durisch, Capogruppo PS in Gran Consiglio
di Aldo Bertagni, “La Regione” il 19 ottobre 2016

 

Oltre il salario minimo, pur necessario. Qui si gioca «con la fragilità della manodopera, sempre più sottoposta a pressioni e ricatti». Ivo Durisch, capogruppo Ps, non nasconde la propria preoccupazione per il quadro emerso dallo studio Ustat sulla sottoccupazione (cfr. ‘laRegione’ del 18 ottobre): 17’400 persone, soprattutto donne, che lavorano poco, a tempo parziale, e vorrebbero lavorare di più ma non possono.

«Un precariato diffuso che verosimilmente fa capo ai contratti normali di lavoro dove si stabilisce solo il criterio salariale» aggiunge il nostro interlocutore. La verità che emerge dai dati Ustat è sotto gli occhi di tutti: «L’economia ticinese è cresciuta e ha creato posti di lavoro, ma non tutti approfittano di questo andamento. Soprattutto bisogna capire cosa sta capitando nelle fasce più basse dei salariati» aggiunge Durisch. Stiamo parlando di categorie sociali che già percepiscono bassi stipendi e al contempo vivono maggiore precarietà professionale. Pochi soldi, dunque, che non bastano ad arrivare a fine mese senza il supporto assistenziale e che di fronte a un imprevisto «finiscono in una spirale dalla quale non riescono più a uscire».

“Serve a ben poco fissare un tot, magari 3’500 franchi lordi, quando poi si assume il personale a tempo parziale e dunque a redditi ancora più bassi, ovvero sotto il minimo vitale”

 

Lo studio sulla sottoccupazione parla soprattutto di precariato professionale femminile… «Certo, si parla della condizione delle donne e, molto probabilmente, di famiglie monoparentali che vivono già una situazione difficile. Questa manodopera, dato il bisogno, ha senza dubbio minor potere contrattuale. Vi sono poi i giovani laureati che faticano a trovare un’occupazione e che accettano situazioni di precarietà in mancanza di meglio».

E in un simile contesto, precisa il capogruppo socialista, c’è chi evidentemente se ne approfitta. Un quadro che va oltre la rivendicazione del salario minimo, o no? «Certamente. Serve a ben poco fissare un tot, magari 3’500 franchi lordi, quando poi si assume il personale a tempo parziale e dunque a redditi ancora più bassi, ovvero sotto il minimo vitale» commenta il nostro interlocutore. Trovare soluzioni è complicato. Anche perché il datore di lavoro oggi «ottimizza le punte di produzione o di vendita, ad esempio prima di Natale, e dall’altra usa il precariato come strumento di ricatto. Come si cambia? Con i contratti collettivi di lavoro».