FoxTown bis, l’insaziabile volpe e il pianeta

di Françoise Gehring e Grazia Bianchi

Giustamente coloro che ci hanno preceduto – Associazione traffico e ambiente, Cittadini per il territorio e I Verdi – hanno chiaramente manifestato la loro opposizione alle mire espansionistiche di Silvio Tarchini, che vuole estendere il suo impero del consumismo «griffato» al di là del Morée.

Ci auguriamo che il Municipio di Mendrisio non conceda la licenza edilizia a un progetto che, come minimo, inciderà pesantemente sul traffico e quindi sulla qualità della vita della cittadinanza. Un progetto, quello del FoxTown bis, in netto contrasto con le visioni contenute nel documento «Mendrisio 2030», in cui il benessere delle persone viene posto al centro. È in contrasto pure con le condizioni poste dal Piano regolatore in vigore che non permettono di insediare attività commerciali e grandi generatori di traffico in quell’area, fino alla realizzazione delle opere viarie previste. Francamente, detto per inciso, non capiamo come si possa inoltrare una domanda di costruzione palesemente in contrasto con le norme vigenti. Ma tant’è.

Al di là dell’impatto ambientale – che rappresenta indubbiamente il cuore della questione – occorre anche rendersi conto che il FoxTown ha sostanzialmente servito gli interessi e gli appetiti privati di Silvio Tarchini, giacché in termini di gettito fiscale a Mendrisio restano poco più che le briciole. L’ingordigia della Volpe e la scarsissima sensibilità nei confronti del territorio, si è inoltre specchiata anche nella tassa di collegamento, a cui si è opposto Tarchini, gettando finalmente la maschera.

Il FoxTown bis, a cui si oppone evidentemente anche Insieme a Sinistra, pone sul tappeto un binomio cruciale: ambiente e lavoro. Sharan Burrow, segretaria generale della Confederazione sindacale internazionale, in margine alla conferenza sul clima l’anno scorso a Parigi, ha pronunciato parole inequivocabili: «Non ci sono impieghi su un Pianeta morto. L’azione climatica è una questione che riguarda anche i sindacati». Parole che affermano il primato della tutela ambientale nel futuro dell’umanità. Insomma, non è più possibile considerare solo e soltanto la componente del denaro, relegando in secondo piano la qualità della vita delle persone che passa anche da un ambiente sano. A cui si aggiunge anche tutta l’annosa problematica riguardo al traffico e all’inquinamento dell’aria, i cui effetti comportano costi tanto di natura sanitaria, dovuti alle cure, quanto di natura sociale, legati alla minor qualità della vita delle persone.

Se in passato gli interessi del sindacato e dell’ambiente erano addirittura contrapposti – tanto, per esempio, da sostenere la costruzione di centrali nucleari perché creavano posti di lavoro – oggi la situazione è radicalmente cambiata: non solo le forze politiche progressiste, ma pure il sindacato è chiamato ad assumersi, anche in chiave occupazionale, una chiara responsabilità nei confronti del territorio e dell’ambiente. Perché l’ambiente – come ben espresso nell’Agenda 21 – non deve più essere considerato come un settore specifico delle politiche pubbliche, ma come una dimensione che attraversa tutte le politiche; come un punto di vista a partire dal quale osservare, valutare e orientare l’intero arco delle azioni pubbliche.