Radiotelevisione, la CORSI serve

di Anna Biscossa

Franco Celio, dal 2000 al 2015 membro del Consiglio regionale e poi del Consiglio del pubblico della CORSI, dichiara la sua insoddisfazione nel costatare come quest’ultima, in seguito all’avvenuta revisione dei suoi statuti, non possa ormai più influire sulle nomine e sulla direzione aziendale della RSI. Priva di queste facoltà di peso politico che deteneva dagli anni Quaranta, la CORSI, per Celio, ha oggi poco senso, anzi è «del tutto inutile».

Ed è vero che potrebbe anche sembrare così, sebbene non dovrebbe essere così per chi, come Celio, conosce bene la storia di questo cambiamento. Questi cambiamenti sono infatti stati voluti soprattutto da chi ha creduto opportuno rendere la SSR una vera e propria azienda, togliendole ogni retaggio di regia federale. E l’azienda è diventata una, la SSR, con un Consiglio di amministrazione centrale che propone una politica «aziendalista», che tiene conto delle specificità regionali ma che non pone, per sua natura, queste specificità al primo posto del suo agire. Ed è forse bene ricordare che Celio appartiene proprio a quella parte politica che ha promosso e benedetto questi cambiamenti!

Ma la politica nel campo della comunicazione non la si fa solo con le nomine partitiche o un ipotetico controllo sulla direzione regionale. Per cui, nonostante questa oggettiva perdita di peso politico, quello che può, e deve, fare la CORSI resta comunque molto importante.

Prima di tutto perché deve rappresentare la Svizzera (tutta, anche quella d’oltre Gottardo!) di cultura e lingua italiana, nonché difendere il diritto per questa parte di Svizzera di avere e mantenere un servizio pubblico di informazione di qualità per i suoi cittadini. Dobbiamo infatti essere coscienti che nella Svizzera italiana, al di là delle ideologie, le dimensioni, il numero di abitanti, nonché la forza economica di questo territorio non permetteranno mai, nel caso in cui non ci fosse più la RSI, a nessun privato di offrire una programmazione capace di competere anche solo lontanamente con le emittenti italiane. Permettetemi allora di affermare con forza che questa parte di Svizzera ha oggi e avrà, a mio parere, sempre il diritto di poter continuare a ricevere un’offerta radiotelevisiva di qualità di lingua e cultura italiana, ma non di nazionalità italiana.

E per farlo deve saper raccogliere e portare, là dove si prendono le decisioni, i bisogni, le aspettative e le specificità del territorio in cui si muove e deve contemporaneamente chiedere alla RSI, e con forza, di assolvere al meglio, senza mai accontentarsi del risultato raggiunto o disattendere il suo mandato pubblico, un servizio di qualità e rispettoso del mandato chiaramente tratteggiato dall’attuale concessione del Consiglio federale.

Per questo avremmo bisogno che anche coloro che non sono completamente soddisfatti o della CORSI (come Celio) o della RSI si schierassero comunque compatti nel chiedere alla RSI di offrire quanto serve a questo territorio e alla sua cultura e, contemporaneamente, a difendere il diritto, di questa Svizzera di cultura e lingua italiana, di continuare ad avere un servizio informativo, in senso lato, completo ed equivalente rispetto alle altre regioni linguistiche. Perché il rischio è davvero quello di perdere molto, per non dire addirittura quasi tutto.

Gli appetiti d’oltre Gottardo per poter accedere ad una fetta più grande delle risorse SSR rispetto a quella attuale sono noti e percepibili da tempo. Ma, negli ultimi tempi, credo sia evidente che la richiesta di una riduzione delle risorse attribuite alla RSI, e quindi per la Svizzera di cultura italiana, si stia manifestando con crescente forza e intensità. Sono tutti segnali che devono preoccupare. E molto!

Accapigliarci, combattere tra noi o arrivare a snobbare la solidità della SSR con votazioni che mettono seriamente a rischio la stessa, come avvenuto il 14 giugno dello scorso anno in Ticino, sembra essere davvero una strategia senza senso. Sarebbe in realtà saggio e lungimirante che chi, come Celio, sembra preoccuparsi del futuro della SSR e della RSI si renda parte attiva nel costruire un fronte, anche al di fuori della CORSI se lo si ritenesse opportuno, per garantire un futuro e la necessaria solidità alla RSI.

Del resto, per dovere di cronaca, va ricordato che nel 2008, pur modificando e attualizzando il loro ruolo, il Consiglio federale ha riconfermato la sua fiducia nelle società regionali (CORSI, SRG.R, SRG.D, RTSR). Ora è la funzione di vigilanza sulla qualità dei programmi del servizio pubblico radiotelevisivo ad essere al centro delle attività della CORSI, insieme a quella di raccogliere e rappresentare le attese del pubblico della sua regione linguistica, la Svizzera italiana. Né va dimenticato che la CORSI resta uno dei quattro pilastri su cui si regge l’associazione svizzera di radiotelevisione SSR.

Certo, per favorire un dialogo aperto, critico e costruttivo tra la CORSI e la RSI è necessario che sia l’azienda sia i cittadini riconoscano questo cambiamento di paradigma, e sostengano l’impegno della Società cooperativa in tal senso. La trasmissione «Senza filtri» di venerdì 23 settembre, durante la quale il direttore Canetta ha risposto direttamente alle domande degli utenti, anche a quelle scomode, è anche frutto dei suggerimenti, delle insistenze e del lavoro della CORSI, che molte di queste questioni, da tempo ricorrenti, aveva già raccolte e trasmesse alla direzione attraverso il lavoro puntuale del suo Consiglio del pubblico e del Consiglio regionale.

In altre parole, se la serata televisiva ha rappresentato un’occasione unica per alcuni utenti di confrontarsi con la radiotv sotto i riflettori, la CORSI dietro le quinte c’è tutti i giorni ( http://www.corsi-rsi.ch ), e vuole essere punto di riferimento per chi ha a cuore la RSI.

Franco Celio sottolinea la necessità di un nuovo approccio, ma non suggerisce altre vie per rafforzare la partecipazione e il controllo democratici che la CORSI deve assicurare. Come già detto, parliamone dunque e soprattutto partecipiamo al dibattito in corso, poiché la partecipazione democratica è fattore di garanzia imprescindibile in ogni sistema di servizio pubblico.

E le occasioni non mancano. Si pensi solo alla Giornata nazionale SRG SSR 2016 a Lugano, oggi, venerdì 30 settembre, incentrata sul futuro del servizio pubblico radiotelevisivo in Svizzera, o alle serate promosse dalla CORSI sulla vicinanza al territorio della Svizzera italiana il 21 ottobre a Giubiasco e sulla politica alla RSI il 24 novembre a Biasca. Per cui è davvero venuto il tempo che chi ha progetti, se li ha davvero, li metta sul tavolo.