“UDC, a te trovare la legge d’applicazione. Non temo gli attacchi se votassi no, valuteremo”

Intervista a Marina Carobbio, Consigliera nazionale
pubblicata da Ticinolibero

Marina Carobbio punzecchia i democratici. «Se la legge d’applicazione del 9 febbraio non piace, che facciano un referendum. Non si risolvono i problemi mettendo i lavoratori uno contro l’altro»

“Prima i nostri” ha di fronte un lungo iter prima di poter eventualmente entrare in vigore: serve una legge d’applicazione, e poi ci vorrà l’ok dal Parlamento e dal Consiglio Federale. Il Consigliere Nazionale socialista Wermuth non ha usato mezzi termini: va respinta. Ne abbiamo parlato con la ticinese Marina Carobbio.

Cosa pensa di quanto detto da Wermuth?
«Non abbiamo ancora discusso nel partito di questo tema. Posso dire, e in questo senso vanno lette le parole di Wermuth, che se si troverà un’applicazione della legge votata in Ticino nell’ambito del diritto superiore e degli accordi internazionali, come i bilaterali, che la Svizzera ha concluso e che il popolo ha votato, allora potrà essere accettato. Aspettiamo proposte dal Ticino, e in particolare da parte degli iniziativisti».

Dunque è d’accordo col PPD che sostiene che la responsabilità della legge di applicazione deve essere dell’UDC, con la Lega?
«Ma certo. Mi auguro che non facciano come a Berna, dove per due anni e mezzo non hanno fatto nessuna proposta concreta su come applicare il 9 febbraio. Dato che hanno lanciato l’iniziativa e hanno il sostegno del popolo, tocca all’UDC trovare delle idee per applicarla».

Lei era contraria a “Prima i nostri”, voterà per annullarla a prescindere?
«RIPETO Dipende da come sarà la legge d’applicazione, bisogna chiedere all’UDC, alla Lega e al Governo che intendono fare».

Qualcuno potrebbe auspicare un voto positivo per aiutare a realizzare quanto votato dal popolo ticinese…
«Il popolo ticinese si aiuta con delle misure concrete, combattendo contro il dumping salariale. Non è un caso che domenica è passato il controprogetto per delle misure sul mercato del lavoro, e che anche l’iniziativa originale ha fatto un ottimo risultato. Continuiamo a lavorare sul rafforzamento di misure contro il precariato, contro i bassi salari, in particolare venerdì voteremo in Consiglio Nazionale sulla questione delle facilitazione del rinnovo dei contratti di lavoro e spero che la deputazione ticinese compatta la sostenga. La contrarietà su questo punto arriva dagli ambienti economici e dall’UDC».

Per lei “Basta col dumping salariale” era quindi più utile?
«Certo. Se non si correggono le distorsioni che portano a una pressione verso il basso dei salari, se non ci sono dei salari minimi, se non si estendono i contratti collettivi con salari minimi, se non c’è la protezione dei lavoratori dal licenziamento, allora si favoriranno solo quei datori senza scrupolo che approfittano di chi ha difficoltà a trovar lavoro. Non è mettendo i lavoratori gli uni contro gli altri che si risolvono i problemi».

Non teme, con un eventuale no, di scatenare le critiche dei ticinesi?
«Penso che sia anche legittimo avere una posizione diversa. C’è stato il 42% dei ticinesi che non ha votato l’iniziativa. Io sono qui a Berna anche per cercare delle soluzioni che siano applicabili e conformi alle altre legislazioni che abbiamo in vigore e votate dal popolo. Le faccio io una domanda: perché l’UDC continua a dire che non va bene la proposta di applicazione sul 9 febbraio come sta uscendo dal Parlamento e non lancia un referendum contro questa legge? Se a noi una legge non piace agiamo, in Ticino dato che non condividiamo alcune misure della manovra abbiamo lanciato ben tre referendum. L’UDC a livello nazionale o cantonale può fare lo stesso sull’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, facile puntare sempre il dito contro gli altri».

Si possono immaginare attacchi social e reazione del Mattino, in caso di voto contrario, no?
«Guardi, io non faccio politica per le reazioni del Mattino ma per difendere gli interessi delle fasce più deboli della popolazione e della classe media sempre più tartassata dall’aumento dei premi di cassa malati,…».

Nota anche lei che si ha sempre più una dicotomia destra-sinistra e UDC-PS, sia a livello cantonale che nazionale?
«La dicotomia è fra chi porta avanti qualcosa nell’interesse generale e delle fasce anche più deboli della popolazione e chi invece mette in questo caso i lavoratori, gli uni contro gli altri e promuove una politica volta a favorire solo alcuni ambienti economici. Tornando all’esempio della votazione sui contratti normali sul lavoro, se si fanno gli interessi dei lavoratori facilitare il rinnovo del CNL dovrebbe essere sostenutO da tutti».

Con questa litigiosità, piena di attacchi anche social, è più difficile operare?
«Certo, la litigiosità non aiuta quando si tratta di trovare delle soluzioni nell’interesse generale».

Lei e il PS lasciate comunque uno spiraglio a “Prima i nostri”?
«Eravamo contrari all’iniziativa e non lo abbiamo nascosto, adesso dipende come verrà applicato, un po’ come valeva per l’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa che sta uscendo dal Parlamento. In entrambi i casi c’è un contrasto tra quanto votato dal popolo e gli accordi bilaterali, e questo nodo va sciolto. Se ci fosse una legge d’applicazione conforme al diritto superiore e agli accordi internazionali ben venga, vedremo» .