Iniziativa AVSplus: irresponsabili?

di Graziano Pestoni, presidente dell’USS Ticino e Moesa

«Il colmo dell’irresponsabilità». È con questo titolo a caratteri cubitali che il giornale dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), presieduta da Jean-François Rime, deputato UDC, invita a respingere l’iniziativa sindacale AVSplus. L’USAM afferma che l’iniziativa metterebbe in pericolo la solidarietà intergenerazionale favorendo gli anziani a scapito dei giovani e creerebbe disavanzi colossali. Rime afferma ancora: «Questa proposta è incomprensibile, sono quindi contrario non solo come imprenditore (Rime è padrone di diverse importanti aziende), ma anche nel cuore».

Cosa dobbiamo pensare di queste dichiarazioni? È possibile che l’Unione sindacale svizzera, la più grande organizzazione sindacale del paese, spesso criticata dall’interno per la sua moderazione, abbia questa volta fatto una proposta irresponsabile e incomprensibile? È possibile che un’organizzazione che raggruppa membri di ogni generazione abbia favorito in modo manifesto gli anziani a scapito delle giovani generazioni? È possibile che anche gli altri sindacati, ancora più moderati rispetto all’USS, nonché tutte le altre organizzazioni nazionali e locali che sostengono l’iniziativa siano tutti irresponsabili? Insomma, gli imprenditori hanno ragione di gridare al lupo?

Vediamo. Mio nonno, il 1. gennaio 1948, d’un tratto cominciò a ricevere una rendita di vecchiaia di 50 franchi al mese. Non aveva pagato nemmeno un centesimo. Allo stesso momento, gli attivi di allora cominciarono a pagare i contributi, somme modeste. Si tratta di una comunità di rischi tra le persone che vivono in uno stesso periodo. La sua rendita era pagata dagli attivi di quel tempo, i quali, a loro volta una volta raggiunta l’età della pensione, avrebbero beneficiato di una rendita pagata dagli attivi. Se i nostri padri, nel 1948, avessero seguito il ragionamento di Rime, non avremmo l’AVS.

Oggi, l’iniziativa AVSplus prevede un aumento della rendita di franchi 350 al mese, per una coppia di pensionati. Il suo finanziamento è semplice. Basta aumentare i premi dello 0,4%, ossia di franchi 20 al mese per chi ha uno stipendio di 5.000 franchi al mese. Questo è uno degli aspetti geniali dell’AVS. I soldi incassati oggi da chi lavora, sono versati domani mattina ai pensionati. E il sistema funziona, malgrado l’aumento delle rendite, l’invecchiamento della popolazione e la diminuzione della popolazione attiva, perché la produttività dell’economia cresce ogni giorno, come pure i redditi complessivi. Una prova? I premi dell’AVS sono rimasti immutati dal 1975, da oltre 40 anni, anche se la popolazione in questo periodo «è invecchiata».

L’AVS non è quindi un vecchio carrozzone. L’AVS è un sistema semplice, efficace e sicuro. I costi amministrativi ammontano allo 0,44% delle rendite erogate, mentre gli stessi costi nelle casse pensioni sono del 5,5%, dodici volte di più. Per ricevere una rendita AVS di franchi 3.500 una persona nella sua vita lavorativa paga complessivamente una somma pari a 460.000 franchi, nelle casse pensioni paga quasi il doppio (810.000 franchi). Ciò è dovuto al fatto che per le casse pensioni è necessario accumulare somme gigantesche, difficili da gestire.

Migliorare l’AVS è quindi molto importante. Aumenta le rendite dei pensionati di oggi, ma garantisce anche e soprattutto in futuro una rendita a tutti, soprattutto ai giovani con lavori precari, alle donne con lavori a tempo parziale e sovente interrotti per ragioni famigliari. L’AVS è sicura, semplice, efficace.

Perché allora ci sono tante opposizioni? Chi ci perde? Semplice anche questo. Le casse pensioni hanno un patrimonio di 891 miliardi di franchi. Chi gestisce questo patrimonio colossale? Le banche e le assicurazioni. Ecco perché le banche e le assicurazioni, con i loro amici, non vogliono il miglioramento dell’AVS. Loro preferiscono le casse pensioni, anche se sono meno sicure, meno efficienti e molto più costose.

Non facciamo quindi ingannare. Votiamo sì all’iniziativa AVSplus.