Quel voto strategico sulle rendite dell’AVS

di Pietro Martinelli, già Consigliere di Stato

La votazione su AVSplus del 25 settembre assume un’importanza strategica per contrastare il tentativo della destra maggioritaria di spostare sempre più il peso della rendita di vecchiaia sul secondo pilastro. La destra lo privilegia, perché nel secondo pilastro c’è mutualità (chi muore prima paga per chi muore dopo) ma non c’è solidarietà (chi è più ricco paga per chi è meno ricco), non c’è redistribuzione del reddito come nel primo pilastro.

In principio c’era la tassa
Nel nostro sistema federale Berna è responsabile dei redditi di sostituzione, vale a dire di quei redditi che sostituiscono il reddito dal lavoro quando questo non può più essere assicurato per vecchiaia, malattia, invalidità o disoccupazione. L’AVS è il capostipite dei redditi di sostituzione. L’articolo costituzionale che dava la competenza alla Confederazione è del 1925, ma la legge di applicazione relativa fu approvata dal Parlamento solo nel 1946 e trionfalmente dal popolo (80% di partecipazione e 75% di sì) un anno dopo, il 6 luglio del 1947, nel clima di solidarietà che fece seguito in tutta Europa alla Seconda guerra mondiale.
«Le circostanze dovute alla guerra fornirono, inopinatamente, la chiave del problema. Le quote che il popolo svizzero era abituato a pagare per il salario dei soldati durante la mobilitazione serviranno, al loro ritorno, a finanziare le rendite di vecchiaia» (J. F. Aubert, Petite histoire constitutionnelle de la Suisse, 1974). L’origine, quella della tassa bellica, determinò probabilmente anche il meccanismo dell’AVS: la tassa bellica veniva imposta a tutti sul reddito del lavoro con una aliquota unica e il salario andava a tutti i soldati, in modo uguale a parità di grado, indipendentemente dal fatto che fossero ricchi o poveri.
Solidarietà nella trasparenza
Un meccanismo di ripartizione che oggi in Ticino alcuni disprezzano definendolo a innaffiatoio (?), ma che in realtà durante quasi 70 anni è stato sentito (e viene sentito) dagli svizzeri come uno delle più importanti componenti della solidarietà, della coesione nazionale, del senso di appartenenza. Anche grazie all’AVS siamo fieri di essere svizzeri. Perché è chiara, amministrativamente poco costosa, semplice ed equa. Perché contribuisce a svolgere uno dei compiti che molti liberali (ma non i liberisti) e i socialdemocratici attribuiscono allo Stato: quello di correggere gli effetti che i meccanismi di mercato producono nella distribuzione del reddito. Un piccolo calcolo permette ad esempio di constatare che, mentre una persona con un reddito annuo dal lavoro di 1 milione di franchi paga una quota di 84.000 franchi all’anno, una persona con un reddito annuo di 80.000 franchi ne paga 6.720, quindi 12 volte meno, ma, quando saranno vecchi, riceveranno entrambi esattamente lo stesso importo. Questo direttamente, senza quelle interferenze, senza quei favoritismi, quelle opacità nell’uso delle risorse pubbliche di cui spesso (a torto o a ragione) è accusata la politica. Dove sta l’innaffiatoio? Questa si chiama redistribuzione del reddito fatta in modo trasparente.
Catastrofismo smentito dai fatti
Le politiche favorite dalla rivoluzione liberista degli anni Ottanta hanno creato anche in Svizzera un mondo dove le differenze si ingigantiscono in modo pericoloso per la coesione, la pace sociale e la stessa economia. La filosofia liberista che oggi gode dell’appoggio di una maggioranza anche nel nostro Parlamento, spinge i suoi seguaci a dipingere da decenni uno scenario catastrofico per la finanze dell’AVS, uno scenario che fin qui i fatti si sono sempre incaricati di smentire. L’obiettivo conscio o inconscio di costoro potrebbe essere quello di creare sfiducia nei confronti dell’AVS, cercando di spostare il peso a favore del secondo pilastro dove non c’è solidarietà, dove i costi amministrativi sono dieci volte più elevati, dove a regolare le cose sono il risparmio privato, le casse private e il mercato finanziario che in questi anni sta mangiando una fetta crescente delle future pensioni.
Aumento del tutto giustificato
L’ aumento del 10% delle rendite del primo pilastro proposto da AVSplus trova piena giustificazione nella lett. b) cpv 2 dell’art 112 della Costituzione federale che recita che «le rendite devono coprire adeguatamente il fabbisogno vitale». Dove il «fabbisogno vitale» non è il minimo di sussistenza, ma un importo che deve garantire anche la possibilità di avere una vita sociale. Questa copertura, per chi ha pagato per 45 anni (da 20 a 65) la quota prevista dalla legge, dovrebbe avvenire senza che l’anziano sia obbligato a chiedere (perché bisogna chiederlo!) di essere messo al beneficio della prestazione complementare. Questa copertura oggi non è più garantita perché il meccanismo misto di adeguamento delle rendite (rincaro e indice dei salari) non tiene conto sufficientemente dell’aumento di certe spese «obbligatorie» (affitto e casse malati) e perché negli ultimi decenni le rendite AVS sono aumentate del 20% meno dell’incremento medio dei salari, quindi non sono state adeguate a quello che viene definito «minimo vitale storico».
Come finanziare
Chi si oppone a AVSplus sostiene che l’iniziativa non definisce il finanziamento, ma il finanziamento di un eventuale aumento delle prestazioni è regolato ancora dallo stesso art. 112 della Costituzione, al cpv. 3, che recita: «L’assicurazione (AVS, ndr) è finanziata con i contributi degli assicurati e del datore di lavoro e con prestazioni finanziarie della Confederazione (…) non oltre la metà delle spese». Il testo è chiaro, al Parlamento resterà da decidere l’eventuale contributo della Confederazione. Con i parametri attuali l’aumento delle quote sarebbe al massimo dello 0.8% del salario. Quindi per un salario di 5.000 franchi al mese la quota mensile aumenterebbe di 20 franchi per il lavoratore e 20 franchi per il datore di lavoro. Importi che non minacciano né il potere d’acquisto del primo, né la concorrenzialità del secondo.
E per il futuro?
Resta il problema del futuro delle finanze dell’AVS. Malgrado che l’unica previsione con basi scientifiche, quella legata all’invecchiamento della popolazione, abbia già espletato la maggior parte dei suoi effetti, le finanze dell’AVS, smentendo le previsioni degli ultimi vent’anni, hanno mostrato un’eccezionale capacità di tenuta che oggi viene spiegata con uno straordinario apporto dell’immigrazione. Un apporto che, si sostiene, domani non ci sarà più. Può darsi, ma non è sicuro. Inoltre potrebbero esserci altre variabili che giocano a favore delle casse pubbliche: per esempio la lotta a livello mondiale contro l’evasione e l’elusione d’imposta. Comunque per ora abbiamo solo delle ipotesi prudenziali cui dovrà dare risposta il progetto di riforma AVS 2020. AVSplus, se approvata, non modificherebbe in nessun modo il senso e il contenuto di quel progetto, mentre servirebbe a mostrare ai politici la volontà del popolo svizzero di continuare ad assegnare un ruolo determinante all’AVS invitandoli a tenerne conto proprio anche nel contenuto di AVS 2020.