AVSplus, scelta adeguata

di Manuele Bertoli, membro del Consiglio di Stato

Il dibattito apertosi sul rispetto della Costituzione federale a proposito della declinazione legale del famoso art. 121a inerente alla politica della migrazione affronta un problema rilevante. La destra, non senza ragioni, giudica l’attuale proposta commissionale un mezzo raggiro. A mio modo di vedere, come sostengo dal 1° agosto 2014, la problematicità dell’art. 121a della Costituzione non può essere risolta aggirando l’ostacolo, ma piuttosto ritornando alle urne con una nuova norma della nostra carta fondamentale proposta dal Consiglio Federale.

Siccome però la Costituzione non comincia e non finisce all’art. 121a, il medesimo concetto – ossia quello della necessità di applicare quanto decretato dalla Costituzione – va applicato anche alle altre disposizioni che essa contiene. È per esempio il caso dell’art. 112, che sta nella Costituzione da ben prima del 2014 e prevede che le rendite dell’Avs debbano coprire adeguatamente il fabbisogno vitale degli anziani e dei superstiti. Un principio, questo, non rispettato da oltre 60 anni, visto che nel nostro Paese e nel nostro Cantone sono molte migliaia le persone anziane, vedove o orfane che devono far capo alle prestazioni complementari.

La differenza tra rendite Avs e prestazioni complementari è di peso, perché le prime, le rendite, quelle alle quali si riferisce l’art. 112 della Costituzione, sono essenzialmente la contropartita dei premi pagati per molti anni da lavoratori e datori di lavoro, mentre le seconde, le prestazioni complementari, sono una forma di aiuto fornito da Confederazione e Cantoni alle persone che senza questi contributi si ritroverebbero in situazione d’indigenza. L’iniziativa AVSplus sulla quale voteremo il 25 settembre vuole migliorare la situazione e condurre verso una piena applicazione del principio dell’art. 112 della Costituzione. Lo fa aumentando le rendite AVS del 10 per cento e dando nel contempo un segnale chiaro a favore del primo pilastro del nostro sistema previdenziale. Un segnale benvenuto anche nel quadro del rapporto tra primo e secondo pilastro, considerato come i limiti del secondo, la cosiddetta cassa pensioni, stiano emergendo con chiarezza in questi anni marcati da interessi negativi e grandi difficoltà a remunerare adeguatamente il capitale personale dei lavoratori. Il primo pilastro, l’Avs, che si basa invece sul principio della solidarietà e che usa i soldi incassati oggi dai premi di lavoratori e datori di lavoro per pagare le attuali rendite, risulta molto più sicuro e gestibile, oltre che democratico: la quota dei premi del 5 per cento + 5 per cento è iscritta nella legge ed è ferma da molti anni, contrariamente a quel che capita per le quote della cassa pensioni.

Rafforzare l’Avs con un aumento delle rendite erogate è quindi una decisione adeguata, che va presa indipendentemente dal dibattito sull’invecchiamento della popolazione. Questo è un obiettivo che la politica avrebbe dovuto raggiungere da tempo, senza attendere che qualcuno lanciasse un’iniziativa popolare. Purtroppo le maggioranze a Berna, compresi quelli che oggi gridano al mancato rispetto della Costituzione in ambito di politica di migrazione, finora non lo hanno voluto fare. E allora facciamolo noi votando Sì a AVSplus.