Pinoja conferma l’inutilità di “Prima i nostri“

di Fabrizio Sirica, vicepresidente del PS Ticino

Chi l’avrebbe mai detto? A seguito della critica mossa a suo riguardo, Gabriele Pinoja, il primo firmatario dell’iniziativa “Prima i nostri” e membro della direzione di un’azienda che impiega molti frontalieri, la “Silo & Beton Melezza SA”, oltre a non entrare nel merito della questione legata alla sua incoerenza, ha confermato con le sue affermazioni che né la sola volontà né un obiettivo generale sono sufficienti affinché un’azienda assuma i residenti, o per dirla con le sue parole, perché un’azienda come quella che co-dirige assuma “prima i nostri”.

Interrogato da Tio.ch a proposito del fatto che l’azienda che dirige assume quasi unicamente frontalieri, Pinoja ha risposto: « Quando si tratta di assumere un nuovo dipendente, cerchiamo svizzeri. Ma se non troviamo nessuno, dobbiamo ricorrere a quello d’oltre frontiera ». Potremmo dire che non c’è nulla di nuovo all’orizzonte, visto che questo genere di risposta l’abbiamo sentita migliaia di volte. Sennonché, questa volta, è stata pronunciata dal primo firmatario di “Prima i nostri”. Questo sì che è predicare bene e razzolare male. Tuttavia, visto che sono scettico sul fatto che non abbia trovato residenti in cerca di lavoro, invito i più di 11’000 disoccupati in Ticino ad inviare i loro Curriculum alla “Silo e Beton Melezza” di Gabriele Pinoja oppure alla “Medacta” di Alberto Siccardi, membro del comitato di “Prima i nostri”, il quale afferma che assume ingegneri laureati al Politecnico a 4000 franchi al mese. A quanto pare, questi due dirigenti, cari disoccupati residenti, “non vi hanno notati”.

Il primo firmatario cerca di difendersi trincerandosi dietro ai salari della “Silo & Beton Melezza”: “io però li pago 4800 franchi al mese“, dice. Anche se, ad onor del vero, questo montante andrebbe verificato, poniamo che sia corretto e che i ticinesi ci credano. Il tema del salario, con cui Gabriele Pinoja cerca di sviare il nocciolo della questione, offre un ulteriore spunto. Se è vero che in molti settori non c’è abbastanza manodopera indigena per soddisfare i bisogni del mercato interno, in altri, come il terziario, è proprio il salario il problema.

Nel settore dei servizi, dove non ci sono contratti collettivi che impongono salari minimi, il frontaliere viene assunto prevalentemente per fini speculativi. Detto in parole povere: spesso i frontalieri spopolano perché vengono pagati meno di quanto un residente ha bisogno per sopravvivere. E come farebbe un lavoratore residente ad accettare salari inferiori a 3000 franchi al mese, come per esempio alla “Bravofly” di Chiasso? Non potrebbe, neppure fingendo che “Prima i nostri” possa essere applicabile. Ma anche in questo caso, non sarà certo l’imprenditore Gabriele Pinoja a spiegarci l’importanza dei contratti collettivi, visto che ha confermato la sua avversità ai CCL già nel 2011, quando ha fatto di tutto per estromettersi dal contratto collettivo dell’edilizia.
Per concludere, i problemi del mercato del lavoro non si risolvono con iniziative declamatorie come “Prima i nostri”, che come confermato dalla perizia giuridica avrebbe una scarsissima portata pratica. La risposta concreta passa da più controlli, da contratti collettivi con salari minimi che non permettano di assumere in maniera speculativa i frontalieri e, in generale, più tutele per le lavoratrici e i lavoratori. Invito perciò, oltre a dire NO a “Prima i nostri” a dire un SÌ convinto all’iniziativa “Basta dumping”. Delle migliori condizioni di lavoro si conquistano principalmente con l’unione dei lavoratori, non istigando alla loro divisione. Ed è proprio tutto il contrario di quanto dimostrato dall’imprenditore milionario Gabriele Pinoja e dal suo “partito dell’economia”, ovvero l’UDC.