Una socialista d’altri tempi

di Werner Carobbio

Ho avuto modo di conoscere Lilian Uchtenhagen da due posizioni politiche diverse. Dapprima come deputato del Gruppo PdL/Psa/Poch, che al Consiglio nazionale si qualificava come gruppo di opposizione sia alla politica della maggioranza borghese, sia a quella socialdemocratica di cui Lilian Uchtenhagen era una delle esponenti di peso insieme ai colleghi di partito Gerwig e Renschler. In seguito come membro della frazione socialista alle Camere federali.

Benché spesso su posizioni diverse, in particolare quando si trattava di oggetti di politica estera o ancora di più di politica della sicurezza e della difesa, ho sempre apprezzato e anche ammirato la sua preparazione e la sua competenza, oltre che la coerenza delle sue posizioni. In particolare in materia finanziaria e fiscale e sui temi di carattere sociale. Come qualificata esponente della socialdemocrazia svizzera, sua costante preoccupazione era quella della ricerca di soluzioni concrete anche a costo di dover scendere a compromessi con la parte più aperta e disponibile dei rappresentanti parlamentari di centro – liberali radicali e popolari democratici. Ed era poi proprio quello che dai ranghi della così detta sinistra socialista e radicale – PdL, Psa e Poch – le rinfacciavamo spesso. Ma sempre lei accettava quelle nostre critiche con la disponibilità a confrontarsi con tutti e soprattutto a richiamare la realtà dei rapporti di forza vigenti nel parlamento federale, nonostante il fatto che a quei tempi la forza della frazione socialista era ben maggiore dell’attuale.

In questa ottica appare a diversi anni di distanza difficilmente comprensibile l’episodio che l’ha coinvolta in occasione della sua candidatura al Consiglio federale. Una candidatura voluta dal Gruppo socialista come chiaro segnale politico: portare finalmente all’interno dell’esecutivo federale una rappresentante qualificata delle donne del Paese. Solo probabilmente un calcolo da bottegaio di non riconoscere ai socialisti di avere la prima donna del Paese in governo, ha spinto la maggioranza borghese dell’Assemblea federale a votare contro la sua elezione. Una volta ancora, come già in altre occasioni, non sono state le competenze e la preparazione del candidato a pesare nella scelta.

Di lei resterà sempre nella sinistra il ricordo di una compagna e di una militante impegnata a risolvere i problemi delle donne, delle e dei salariati e dei meno favoriti.