“Basta con il dumping salariale in Ticino”, sì!

di Adriano Venuti, membro di direzione del PS Ticino

Il prossimo 25 settembre avremo la possibilità di risolvere alcuni dei problemi che caratterizzano negativamente il mondo del lavoro in Ticino. Spesso capita di leggere annunci con i quali un’impresa cerca un impiegato per 1000 fr al mese. Già solo questi annunci dovrebbero farci capire che non è colpa dei frontalieri se da noi esiste una corsa al ribasso dei salari. Il problema sta tutto in chi offre salari indegni e assolutamente insufficienti per condurre la propria vita in Ticino.

L’iniziativa denominata “Prima i nostri” e il relativo controprogetto non risolvono le distorsioni di un mercato del lavoro caratterizzato da una lotta fra poveri: lavoratori frontalieri da una parte e lavoratori residenti dall’altra. Anzi, accentuano questa divisione dando l’illusione di eliminarla continuando però a dare al padronato la possibilità di speculare sui salari. Chiaramente, ciò è utile anche a soddisfare le ambizioni elettorali di chi guadagna punti percentuali proprio grazie all’opposizione Noi-Loro, ma che non ha nessun reale interesse a rafforzare le garanzie reali dei lavoratori.

Efficace, invece, è l’iniziativa del Movimento per il Socialismo, sostenuta anche dal Partito Socialista, denominata “Basta con il dumping salariale in Ticino”. Se attuata, questa iniziativa rappresenterebbe un mezzo concreto in difesa delle lavoratrici e dei lavoratori, contro i salari da 1000 fr al mese. Infatti, la proposta di legge chiede il potenziamento dell’Ispettorato del lavoro portando gli ispettori a uno ogni 5000 lavoratori. Inoltre chiede di introdurre l’obbligo di notifica di ogni contratto di lavoro, registrando in questo modo anche il salario e la funzione. Obbligo che avrebbe un effetto dissuasivo, portando gli stipendi a livelli più umani. In questo modo verrebbe creata una statistica, oggi inesistente, in grado di fotografare nitidamente il brutto fenomeno del dumping salariale.

Il controprogetto a questa iniziativa non raggiungerebbe gli stessi livelli di efficacia, ma rappresenterebbe comunque un passo discreto contro l’umiliazione che subisce chi oggi si vede offrire salari da fame.

Il mondo del lavoro non lo si tutela con la politica dei bla bla tipica di una Destra pronta a lucrare denaro e punti elettorali sulle spalle di chi lavora.

Le nostre lavoratrici e i nostri lavoratori si difendono con contratti collettivi, salari minimi che permettano di vivere con dignità e abolendo ogni forma di precarizzazione. Si difendono accettando l’iniziativa “Basta con il dumping salariale in Ticino” o subordinatamente il suo controprogetto.