Prima i nostri… ma a salari da frontalieri!

di Fabrizio Sirica, vicepresidente del PS Ticino

L’UDC con l’iniziativa “Prima i nostri” vuole illuderci di essere interessata ai lavoratori e preoccupata per il dumping salariale. Perché non dovremmo credergli? Forse perché l’UDC si è sempre battuta contro l’introduzione di salari dignitosi e contro i contratti collettivi di lavoro? O forse perché a livello federale ha bocciato anche la proposta di aumentare da 5’000 a 30’000 franchi le multe per gli imprenditori disonesti? Perché è contraria all’obbligo di annunciare i posti vacanti gli URC, sfavorendo così i disoccupati residenti? Perché chiede di abolire le misure di accompagnamento spalancando le frontiere a imprese estere che pagano gli operai a livelli rumeni? O ancora perché ha votato contro una maggior regolamentazione del lavoro su chiamata e contro il prolungamento dei termini di disdetta degli interinali?

Tutte queste sono le scelte di quello che in parlamento è definito come “il partito dell’economia” e che, a conti fatti, fa da sempre gli interessi dei datori di lavoro e mai, mai una volta quelli dei lavoratori.
Si potrebbe andare avanti per ore, ma basta un nome per capire quanto questa iniziativa non desta preoccupazione alcuna agli imprenditori: Alberto Siccardi, patron della Medacta, fa parte del comitato di sostegno a Prima i nostri. Il Sig. Siccardi, per chi lo avesse dimenticato, è l’imprenditore che alla trasmissione Falò aveva dichiarato con fierezza che un ingegnere uscito da un Politecnico federale non lo paga più di 4’000 franchi al mese, che lui ha tre quarti di dipendenti frontalieri e li paga molto meno dei pochi residenti che ha assunto. Ma questa non è l’unica scandalosa affermazione del patron della Medacta: alle critiche di aver assunto un servizio di catering italiano per un evento a Lugano, ha risposto tranquillamente che “Nelle accuse dell’articolo ci potrebbe essere la convinzione, e spero di sbagliarmi, che una ditta svizzera debba comprare prodotti e servizi in Svizzera anche pagandoli il doppio”. Proviamo a tradurla con “Prima i nostri”: “nell’intento dei cittadini votanti potrebbe esserci la convinzione, e spero di sbagliarmi, che una ditta svizzera debba assumere residenti anche pagandoli il doppio”.

Bisogna dire che il signor Siccardi è sempre stato coerente con questo principio della “preferenza indigena ma solo se non mi costa un franco in più”: dalle liste dell’Associazione interprofessionale di controllo sui notificati, (di cui il Caffé aveva avuto copia) risulta che è stato il campione assoluto del ricorso ai padroncini: posa di pavimenti, installazione di serramenti, lavori di lattoneria e falegnameria, realizzazione di wc e spogliatoi e perfino la manutenzione del giardino di casa l’ha affidata a “padroncini” italiani. Quando glielo hanno fatto notare, non si è scomposto ha sottolineato che è un imprenditore e ha invocato la libertà di avvalersi del lavoro e dei servizi che ritiene più economici.

Ecco, l’iniziativa propone esattamente questo: Prima i nostri, ma a salari da frontalieri. Sai che bel progresso! Se vogliamo veramente risolvere il problema dell’occupazione in Ticino e non abboccare a queste illusioni, a questo marketing politico, non dobbiamo più permettere agli imprenditori di sottopagare nessun lavoratore. Un passo nella giusta direzione lo si fa votando sì all’iniziativa “Basta dumping”, che chiede di aumentare il numero degli ispettori e dei controlli, che obbliga ad annunciare tutti i salari retribuiti. Nel comitato a sostegno di quest’ultima, stranamente, non c’è Siccardi.