“Resta la questione umanitaria”

Intervista pubblicata il 3 settembre 2016 su “la Regione”
a Igor Righini, presidente del PS Ticino

Igor Righini, presidente del Ps, attende gli sviluppi giudiziari sul caso Bosia Mirra e rilancia

Legge e diritto sono il terreno della politica, precisa Righini, ma la loro interpretazione non può prescindere dai valori umanitari

La vicenda giudiziaria della deputata Lisa Bosia Mirra, indagata per “favoreggiamento all’entrata e soggiorno illegale” di cittadini stranieri, non può e non deve cambiare il vero obiettivo politico, ovvero «riportare la Svizzera nel solco della sua tradizione umanitaria e dunque dare una risposta ai minorenni stranieri che attendono oltre confine». Igor Righini , presidente del Partito socialista, il giorno dopo – il fermo della granconsigliera del Ps risale a giovedì mattina al valico di S. Pietro di Stabio – arriva in redazione con ritagli di giornale e comunicati vari. Fa caldo, l’umidità prende alla schiena, in perfetta sintonia con il clima politico ticinese di questo settembre appena iniziato. Bosia Mirra, è inevitabile, sta dividendo non solo la sinistra.

Il fermo della vostra deputata divide il Paese e mette il Ps fra l’incudine e il martello…

Non ho questa impressione, anche perché ritengo che il fatto legato a Bosia Mirra non possa offuscare tutto quello che l’ha originato. Non più tardi di ieri [giovedì, ndr] sui giornali si parlava di diritti violati al confine ed è questo il punto. Esiste un grosso problema umanitario alla frontiera che merita tutta la nostra attenzione, a prescindere dal comportamento di Lisa.

Le autorità che effettuano i controlli al confine insistono nel dire che rispettano la legge, nel solco degli accordi europei. La situazione creatasi a Como, si insiste, non è un problema imputabile alla Svizzera.

È però indubbio il fatto che sussiste un’emergenza umanitaria. Se è vero che la Svizzera non è all’origine di questo evento, non può però lavarsene le mani perché questo atteggiamento va contro il buon senso e la stessa tradizione umanitaria del nostro Paese. Non è un caso se a Ginevra c’è la sede dell’Onu che si interessa dei diritti dell’uomo e siamo altresì la sede della Croce Rossa internazionale. Fra le tante nostre culture, dunque, c’è anche quella umanitaria. Qui in verità si pone una questione etico-morale. Possiamo esentarci da questa perché semplicemente applichiamo la legge o invece vogliamo preoccuparcene?

Questo significa giustificare quanto si contesta a Bosia Mirra?

Non ho detto questo! Per quanto riguarda Lisa Bosia Mirra siamo fermi al comunicato di polizia dove si dice che è aperta un’inchiesta. Fosse confermato il reato si tratterà di capire quanto è grave. Mi sembra di poter anticipare, per come conosciamo ormai tutti Lisa, che se si confermerà il reato, questo potrà essere imputato alla sua passione umanitaria e non certo a interessi economici. Quindi la cosa va distinta. Il che non vuol dire che il Partito socialista del Ticino dica a Lisa “Hai fatto bene”. Da lei, piuttosto, mi aspettavo che portasse avanti i suoi nobili principi in un ambito politico e non in uno spazio personale dove ha prevaricato la legge per salvare, pur in uno slancio nobile, dei minorenni in uno stato di abbandono.

La politica esige consapevolezza e non solo slancio ideale?

Noi siamo andati a Como per vedere cosa stava capitando. Norman Gobbi ha detto che non c’è bisogno di andarci per capire cosa sta succedendo. Sono due punti di vista diversi, ma alla fine la questione comasca sussiste. Prima ci siamo recati a Como e poi i deputati del Ps svizzero sono andati a parlare della cosa con i consiglieri federali prendendo così la strada giusta, quella della politica.


“Oggi si respinge, mi pare, in modo compulsivo”

Una questione morale o piuttosto relativa al diritto?

Entrambe. A Como vi sono dei minorenni che vogliono passare la frontiera e noi li respingiamo. Sono persone che hanno bisogno d’aiuto. La questione morale si pone. Rileggevo oggi le parole di papa Francesco dette un anno fa: respingere gli emigrati è un atto di guerra.

Ma allora li facciamo entrare tutti?

Occorre il senso della misura: fino a dove siamo disposti ad accogliere. Coi respingimenti recenti, condannati da associazioni umanitarie, credo ci sia un problema perché si respinge, mi pare, quasi in maniera compulsiva. Si attua un’applicazione stretta e dura della legge, dunque vi è anche una questione legata al diritto così come viene oggi applicato che, fra l’altro, genera un’atmosfera poco ricettiva e infatti gli stessi migranti non chiedono più asilo a noi, ma vogliono passare oltre. Questa interpretazione restrittiva della legge a mio avviso va discussa. Non dimentichiamolo: coinvolge anche minorenni, respinti tout court.

L’aspetto umanitario deve prevalere sul diritto?

Assolutamente no, ma la legge può essere applicata in varie maniere. A me piace una Svizzera che sa valorizzare l’umanità e il sorriso, piuttosto che il pugno di ferro e il muso duro. E vorrei ricevere quei cento ragazzi che hanno l’età di mia figlia.

Cosa farete con Lisa Bosia Mirra?

Aspettiamo la fine dell’inchiesta. Dispiace comunque che questo suo agire abbia messo in cattiva luce il suo nobile disegno politico, condiviso dal Ps.

Aldo Bertagni