Come valorizzare le biblioteche

di Davide Dosi, presidente di Bad-SI (Bibliotecari, archivisti e documentalisti della Svizzera italiana)

Nei giorni scorsi il consigliere di Stato Manuele Bertoli e l’ex direttore della Biblioteca cantonale di Lugano Gerardo Rigozzi hanno espresso su questo giornale le loro opinioni sulla situazione delle biblioteche nel nostro cantone. Senza voler entrare nell’ambito politico, che non mi compete in qualità di presidente dell’associazione di categoria, mi sembra importante focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti.

Nel corso degli ultimi decenni la professione del bibliotecario è mutata (quasi) radicalmente ed è evoluta contestualmente allo sviluppo tecnologico: basti pensare che la denominazione corretta non è bibliotecario, ma specialista dell’informazione e della documentazione. Chi ambisce ad accedere alla professione (o meglio alle professioni afferenti all’informazione e alla documentazione) deve seguire percorsi scolastici che vanno dall’apprendistato al master di terzo livello. La difesa della professione dovrebbe presupporre pari dignità per tutti gli operatori del settore, siano essi assistenti o direttori di biblioteca.

Le biblioteche ticinesi abbisognano di figure con competenze e gradi di preparazione differente, non unicamente di masterizzati di terzo livello (quindi con un bachelor o un master universitario conseguito precedentemente): le attività sono così variate che richiedono eterogeneità nei profili, non omologazione. È quindi fondamentalmente inutile investire denaro nella formazione di quadri dirigenziali, cui dovrebbe ambire uno studente di master del terzo livello, quando nel nostro cantone tali posti sono numericamente limitati.

Meglio, molto meglio direi, valorizzare i percorsi e le possibilità già esistenti (apprendistato, Scuola universitaria professionale, master di terzo livello a Coira, Berna e Ginevra) e riservare queste risorse per rendere attrattiva la professione, contrariamente a quanto proposto nella revisione delle funzioni dei dipendenti dello Stato. In effetti, tale riforma promossa all’interno dell’amministrazione cantonale propone un notevole peggioramento salariale per i bibliotecari a fronte di una richiesta sempre maggiore di specializzazione.

È meglio, molto meglio, sostenere con convinzione e mezzi adeguati le nostre biblioteche pubbliche e scolastiche: la legittima ambizione di trasformarle in un «terzo luogo», ossia in una sorta di via di mezzo tra la casa e il posto di lavoro, necessita di soldi e della collaborazione di tutti i professionisti che da anni si adoperano a favore e in difesa delle biblioteche. Non è sufficiente prendere in prestito un motto, seppur affascinante, per trasformare gli istituti odierni in qualcosa di più moderno e vicino alle esigenze della popolazione. Bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare, ciascuno per quello che gli compete e con pari dignità.