Il viaggio, metafora dell’apprendimento

di Roberto Malacrida, municipale di Bellinzona

In questi giorni di inizio dell’attività scolastica capita di riflettere sul significato profondo dell’educazione, sulle gravose responsabilità che si assume chi ha il delicato compito di educare e sulla percezione che l’allievo ha della sua esperienza educativa.

Su quest’ultimo punto, osservando l’eccitazione e l’entusiasmo dei bambini che si preparano ad affrontare i primi giorni di scuola, ho avuto occasione di pensare alle affinità che esistono tra il percorso educativo e il viaggio. Un viaggio sovente non lineare, complesso, ma comunque un viaggio, com’è del resto caratteristica di ogni viaggio, aperto alla curiosità e alla speranza. Che non è soltanto la speranza latente in ogni allievo, il quale nutre la comprensibile speranza di migliorare, attraverso l’impegno scolastico, e di conquistarsi un posto adeguato nella vita, ma è anche la speranza dei genitori e dei parenti nonché, è chiaro, dei docenti che investono tutte le loro forze, le loro capacità e la loro passione, senza la quale sarebbe impossibile svolgere un’attività così complessa come l’insegnamento, per traghettare i naviganti loro affidati in porti che permettano il proseguimento del cammino su strade meglio conosciute e, quindi, più sicure.

Non è difficile immaginare di associare il concetto di viaggio con quello dell’apprendimento: per gli allievi il viaggio si manifesta nelle letture, nelle spiegazioni e nelle nozioni acquisite dai docenti, che contribuiscono a farli progredire giorno dopo giorno in un ideale percorso culturale. Per i docenti, il viaggio è rappresentato dal visibile cambiamento e dalla crescita degli allievi, che è determinata dai loro insegnamenti.

Perché il viaggio per sua natura è un’esperienza dinamica, appunto com’è, o dovrebbe essere, l’educazione: ogni giorno si impara qualche cosa di nuovo, ogni giorno una fermata in una stazione diversa.

Naturalmente, il viaggio può rappresentare anche una realtà molto contraddittoria: se d’un lato ricorda, soprattutto per i bambini e gli adolescenti, i piacevoli ozi delle vacanze ormai terminate, d’altro lato, può invece ricordare le difficoltà, l’angoscia e in molti casi le tragedie dei viaggi della speranza compiuti dai migranti in cerca di una vita migliore.

Sono convinto che la nostra Scuola, che pure ha fatto notevoli progressi su questa strada, dovrebbe porsi come obiettivo una totale integrazione, per restare nella similitudine del viaggio, tra i viaggi delle vacanze, che sono un segno di evidente benessere, e quelli della speranza, che sono un segno di vulnerabilità socioeconomica che non dovrebbe lasciarci indifferenti. Naturalmente penso a una forma di integrazione costruttiva, non competitiva, che mantenga il rispetto delle reciproche dignità. Sempre a proposito del viaggio, mi piace citare una riflessione dello scrittore polacco Ryszard Kapuscinski, morto dieci anni or sono: “Un viaggio non comincia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati. È il virus del viaggio, malattia incurabile”. Come a dire che l’apprendimento è un processo che non termina certo con la fine della scuola, si continua a imparare per tutta la vita, giorno dopo giorno. E la scuola, cosìcome il viaggio, deve saper inoculare in noi il virus della curiosità intellettuale, provvidenziale malattia incurabile.

Un’altra considerazione che mi viene di fare, restando sempre nell’ambito del confronto fra il viaggio e l’apprendimento, riguarda quella che potremmo definire la selezione dei passeggeri. Quali sono i criteri di imbarco, chi sarà considerato degno di iniziare il viaggio e quale sarà la destinazione? Bene, non possiamo non rilevare che talvolta la selezione risulta influenzata dall’origine socio-culturale degli allievi e io credo che se la nostra Scuola saprà evitare le selezioni ingiuste, e garantire una selezione basata soltanto sul merito e sulle competenze, allora il viaggio che i nostri ragazzi iniziano con la loro esperienza scolastica, sarà un viaggio proficuo e forse per loro anche gradevole, e noi potremo essere in pace con le nostre coscienze.