«Liceo, quel limite alle bocciature li potrà aiutare a rivedere la scelta e a maturare»

Intervista pubblicata il 26 agosto 2016 sul “Corriere del Ticino”
a Manuele Bertoli, membro del Consiglio di Stato

L’inizio dello scorso anno scolastico è stato salutato insieme all’avvento del Concordato Harmos. A 12 mesi di distanza si può già stilare un primo bilancio sulla sua implementazione?

«No, è ancora presto, gli effetti reali li avremo a medio termine. È comunque confortante vedere come piano piano il concetto di una scuola dell’obbligo, pur divisa in settori diversi (da noi scuola dell’infanzia, scuola elementare, scuola media), stia iniziando a farsi strada».

Quest’anno invece sarà introdotto il limite massimo di una bocciatura nei primi tre anni di liceo. Il sindacato degli studenti e alcuni collegi docenti non hanno preso bene la novità: ritengono il nuovo vincolo duro e ristrettivo rispetto a un fenomeno contenuto. Come replica?

«Innanzitutto va detto che il limite è un po’ più flessibile, una seconda bocciatura nei primi tre anni rimane possibile, se c’è l’accordo del consiglio di classe e della direzione scolastica, organi che sanno valutare le potenzialità degli studenti che si trovano magari in una fase negativa della loro vita per ragioni diverse. D’altro canto credo che il limite possa contribuire a far maturare negli allievi che non ce la fanno la necessità di rivedere la loro scelta e negli allievi che non affrontano la scuola con impegno, pur avendone le capacità, la necessità di prendere le cose più sul serio».

Il movimento studentesco le rimprovera però di mettere così in atto una politica scolastica le cui principali vittime saranno gli allievi delle fasce sociali più sfavorite. Una critica che le fa male?

«Per la verità la ritengo una critica infondata. I figli di chi non ha molti soldi a casa non si sono mai potuti permettere di essere bocciati e ribocciati, né in passato né oggi, con o senza il limite. Se vogliamo fare un discorso di classe allora dovremmo dire che sono semmai i figli dei benestanti che senza il limite potrebbero permettersi di affrontare il liceo in modo più leggero».

Negli scorsi giorni ha definito «classista» e pericolosa per le condizioni di chi già vive in difficoltà la mossa del terzetto PLR-Lega-PPD che, nell’ambito delle discussioni commissionali sulla manovra, propone di allargare la modalità del prestito di studio al triennio di Bachelor. Ma non è la medesima, potenziale conseguenza del limite di bocciature al liceo?

«No, perché qui parliamo di studenti che hanno ottenuto la maturità il cui iter formativo naturale consiste nell’iscriversi all’università. È bene che i ragazzi e le ragazze ci possano andare senza troppi patemi finanziari, soprattutto senza cominciare a indebitarsi senza nemmeno avere la sicurezza di poter giungere alla fine al Bachelor. Fare dei passi indietro su queste prestazioni fondamentali che offrono pari opportunità sarebbe dal mio punto di vista un grave errore».

L’anno 2016-2017 coinciderà anche con la seconda consultazione sul progetto «La scuola che verrà». Ha già dei riscontri?

«No, le cose sono partite da poco, il termine ultimo è fissato a marzo 2017, oggi è troppo presto».

Su questo dossier centrale per il suo dipartimento, in prospettiva la spaventa di più il responso definitivo dei docenti, quello dei politici o la ricerca dei mezzi finanziari per concretizzarlo?

«Non si affrontano le riforme con il sentimento della paura. Io credo che il progetto sia solido e meriti il sostegno di tutti quelli che vogliono migliorare la nostra scuola dell’obbligo, presupposto indispensabile per aumentare le possibilità di formazione di tutti. Confido nel fatto che questo obiettivo sia largamente condiviso e non ci si perda in altre considerazioni».