Tagli alle borse di studio

di Marino Truaisch

Semplicemente splendido il commento di Aldo Bertagni, pubblicato come editoriale sulla ‘Regione’ del 18 agosto passato a proposito di borse di studio.

La maggioranza parlamentare (Plr-Ppd-Lega) propone di trasformare, anche per i primi tre anni universitari (Bachelor), le borse di studio in prestiti da restituire. Questo in barba al tanto declamato principio liberale ‘uguali opportunità per tutti’. In futuro dunque, avremo tutti la possibilità di accedere agli studi superiori, a condizione di provenire da una famiglia benestante che sia in grado di finanziare ‘senza fare una piega’ i costi dell’Università. Gli studenti provenienti da famiglie con redditi bassi o modesti, magari più dotati dei ‘rampolli di buona famiglia’, dovranno o rinunciare o indebitarsi nei confronti dello Stato, senza nemmeno la garanzia di trovarsi un impiego confacente. Se è una questione di risparmio nell’ambito della manovra in vista del Preventivo 2017, piuttosto perché non adeguare la deduzione per figli agli studi in base al reddito e non a pioggia come fatto finora?

Purtroppo c’è anche chi vede nella facilitazione all’accesso agli studi, fin qui praticata, un ostacolo alla ‘borghesia nostrana’ di piazzare i propri discendenti nei limitati impieghi qualificati a disposizione in Ticino, quindi, meglio eliminare la concorrenza ponendo nuovi ostacoli all’accesso agli studi; le famiglie dei ‘poveri cristi’, con uno o più figli dotati, avranno un grattacapo in più per dar loro un’adeguata formazione. Questo è inaccettabile, a meno che si voglia riportare indietro l’orologio di 60 anni, quando a studiare erano solo i figli di una certa ‘casta’. In fatto di democratizzazione degli studi, con questo tipo di proposte non stiamo certo migliorando.