Il terrorismo non deve vincere!

di Matteo Guscetti

13 novembre 2015 Parigi, 22 marzo 2016 Bruxelles, 28 giugno 2016 Istanbul, 14 luglio 2016 Nizza. Sono tutte date incancellabili dalla nostra mente, che ci rimandano subito alle immagini di strazio e dolore proiettate dalle reti televisive nazionali di tutto il mondo. Instancabilmente le testate giornalistiche riassumono senza mezzi termini lo sgomento di tutta la società occidentale dinnanzi a simili episodi: ‘L’orrore, di nuovo’, ‘Questa volta è guerra’ ecc… In pochi mesi a suon di stragi il fronte terrorista è riuscito a spezzare quella sicurezza e tranquillità che regnava nella maggior parte delle nazioni europee e oggi il sentimento di paura è tale che questi attacchi radicali sono un pensiero fisso nella nostra quotidianità.

L’insicurezza dettata dalla paura la conoscono bene i movimenti nazionalisti, che non si fanno sfuggire l’opportunità per fomentare l’odio e il razzismo. All’indomani della strage di Nizza su Twitter Salvini scriveva: ‘Attacco terrorista a Nizza, decine di morti. Ormai le preghiere non bastano più, occorrono le maniere forti’. In aggiunta all’utilizzo delle ‘maniere forti’ alcuni schieramenti politici o addirittura governi dipingono come soluzione del problema un’altra pericolosa misura: quella dell’instaurazione dello Stato di sorveglianza di massa. In nome di un nemico comune come il terrorismo, lo Stato sottrae ai cittadini valori come la privacy dando significativamente più potere ai servizi segreti; questo processo si è spesso rivelato inefficace e lede il singolo cittadino di uno dei principali valori della società occidentale.

Un esempio eclatante dell’inutilità di queste leggi è la Francia dove lo scorso luglio era stata definitivamente approvata dal Consiglio Costituzionale una controversa legge sull’estensione del potere dei servizi segreti. Benché il popolo francese abbia dovuto rinunciare completamente alla propria privacy, il terrorismo è stato tutt’altro che sconfitto, anzi la Francia durante quest’ultimo anno ha subito ancora feroci stragi che hanno causato centinaia di vittime innocenti.

Una legge simile, sulla quale saremo chiamati a esprimerci il 25 settembre, è la nuova legge sul servizio informazioni ‘LAIn’: anch’essa prevede l’estensione massiccia dei poteri dei servizi informativi svizzeri. Similmente a quanto accaduto in Francia anche questa modifica legislativa prevede di svincolare dal veto di un tribunale la decisione di sorvegliare in modo intrusivo un individuo. Sarà sufficiente un sospetto minimo, una telefonata dubbia, una ricerca su internet sullo Stato Islamico e i servizi informativi saranno autorizzati a intercettare telefonate, leggere email, sms, messaggi Whatsapp e altro ancora… Vogliamo davvero aprire le porte alla sorveglianza di massa incondizionata che colpirà la vita di tutti noi senza portare a risultati concreti nella lotta al terrorismo?

È utopico pensare che la sorveglianza estrema incida realmente nel ridurre il verificarsi di tali eventi che sono e resteranno imprevedibili.

Sosteniamo uniti il 25 settembre il referendum contro la ‘LAIn’, perché se rinunciamo ai nostri diritti e alla nostra libertà, il terrorismo avrà vinto!