Quella tassa illegale che colpisce i pazienti

di Bruno Cereghetti

Lucerna locuta, causa finita, ma il problema giuridico di fondo resta completamente aperto. Detto altrimenti: il Tribunale federale (TF), non ammettendo il ricorso incoato, ha dato il via libera alla messa in essere dei letti acuti di minore intensità (AMI); tuttavia la querela di fondo sollevata nell’impugnativa resta completamente sull’arengo, non essendo il TF di fatto entrato nel merito delle censure, ma essendosi limitato a non riconoscere la legittimazione attiva del ricorrente. Su questo aspetto specifico ritorneremo di seguito.

Qual è la censura di fondo sollevata nell’impugnazione? Essa è finalizzata alla protezione del paziente, ed è relativa all’addebito per il contributo ai costi di degenza ospedaliera, voluto dal legislatore cantonale in 30 franchi al giorno senza essere minimamente legittimato a decidere in materia in forza del diritto federale poziore, che stabilisce inequivocabilmente tale contributo giornaliero in 15 franchi (art. 104 OAMal).

Questo vale per gli AMI in quanto rientrano, di nome e di fatto, nelle ospedalizzazioni acute, così come per le cure acute e transitorie (CAT), per le quali il Cantone esige addirittura, a torto, un contributo del paziente di 50 franchi al giorno.

Anche qui il diritto federale è chiaro e per principio i Cantoni non hanno facoltà alcuna di derogare. L’art. 25a LAMal, su cui si fondano i CAT, al cpv. 2 sancisce testualmente: «I costi delle cure acute e transitorie sono rimunerati secondo le disposizioni sul finanziamento ospedaliero». Ora il finanziamento ospedaliero prevede che il contributo giornaliero del paziente deve limitarsi a 15 franchi al giorno (art. 64 cpv. 5 LAMal e 104 OAMal). La legge è pure chiara su chi ha la facoltà di decidere tale ammontare: è il Consiglio federale (art. 64 cpv. 5 LAMal) e non altri.

Se ciò vale per i CAT, in quanto corrispondenti a cure acute, ancorché di natura transitoria, a maggior ragione deve valere per gli AMI, che per loro strutturazione prevedono un grado di cure nettamente superiore ai CAT.

Al riguardo stupisce l’ostinazione con cui il DSS ha orchestrato nei minimi dettagli il colpo di mano dell’ultimo minuto, che ha fatto cambiare le logiche conclusioni della Commissione di pianificazione ospedaliera, la quale rettamente, nel pieno rispetto del diritto federale, prevedeva un contributo del paziente limitato a 15 franchi.

Questo può essere leggibile solo nel solco della novella logica tassaiola del Governo che non esita a sovratassare anche i bisogni sociali primari: vedasi le misure del pacchetto di riequilibrio; dalla socialmente inguardabile rivalutazione delle stime immobiliari, al carico sui malati (tassa sulle cure a domicilio), o sugli invalidi (aumento delle rette per i centri diurni o tassa per permesso di posteggio), oppure sui poveri (adeguamento delle soglie di intervento LAPS a svantaggio dell’utente, con l’ennesima ripercussione restrittiva anche sui sussidi LAMal).

Torniamo al TF. Conformemente alla giurisprudenza in materia di controllo astratto delle norme, può ricorrere chi è effettivamente toccato nei propri interessi dalla norma contestata, oppure potrà esserlo in futuro. Un interesse virtuale è sufficiente, se il ricorrente rende verosimile che gli potranno un giorno essere applicate le disposizioni contestate; e questo anche con una probabilità minima. A partire da questi precetti, in un caso precedente, e del tutto analogo, il TF ha giustamente riconosciuto la legittimazione attiva del ricorrente in quanto gli effetti personali della restrizione prevista da quella normativa cantonale non risultavano d’acchito del tutto inverosimili (2C_796/2011).

Nel caso presente il TF ha introdotto una nuova variante: il ricorrente dovrebbe essere toccato più di altri dalla modifica legislativa. A questo punto sia lecito solo osservare che anche nel caso precedentemente giudicato non è che la parte ricorrente fosse più toccata di altre persone, se non virtualmente.

L’apprezzamento del TF è stato tuttavia di diversa natura. Se ne prende atto. Sia come sia, nel primo caso il ricorso doveva comunque essere respinto anche nel merito, mentre verosimilmente quello sugli AMI sarebbe dovuto essere accolto, in quanto diverse sono le violazioni del diritto federale evidenziate, oltre a quella principale qui analizzata.

E ora, per tornare alla pianificazione ospedaliera, il problema giuridico di fondo della (sovra)tassa sul paziente resta, e potrà essere riaperto già alla prima fatturazione AMI (o alla prossima fatturazione CAT), con chiamata in causa del giudice contro una normativa cantonale per violazione del diritto federale (art. 73 cpv. 2 Cost. Ticino).