Una dedizione che merita la nostra riconoscenza

di Manuele Bertoli, membro del Consiglio di Stato

Alla vigilia del nuovo anno scolastico mi è stato chiesto di indirizzare un pensiero ai docenti, cosa che faccio molto volentieri rimanendo a quel che penso e provo davvero, lontano dalle ombre della sempre facile retorica.

Quella che ti permette di trasmettere il sapere, anzi, i saperi, è una professione nel novero di quelle considerate a giusta ragione centrali, veramente preziose per qualsiasi società. Perché oltre che occuparsi dei destini dei giovani (e quanto la cura di questi destini oggi s’imponga con urgenza nella nostra quotidianità è sotto gli occhi di chiunque voglia vedere), essa si preoccupa necessariamente anche del futuro della società nel suo assieme. Se c’è un investimento sicuro e per certi versi “spietato” nella sua resa (tanto mi dai oggi, tanto ti sarà restituito domani) è proprio quello sulla formazione, sulla crescita individuale di chi tra poco sarà membro attivo della collettività.

Gli insegnanti sono gli artefici primi di questo investimento. Sono le menti, le intelligenze, le dedizioni che permettono la trasmissione del sapere. Di questo loro compito debbono andare fieri, al netto delle pesantezze che si portano sulle spalle determinate dal logoramento che questo loro compito produce giorno dopo giorno, come accade a tutti quelli che lavorano a stretto contatto con la variegata complessità delle vite degli altri. Pesantezze costruite dall’incomprensione, e talvolta persino dallo spregio, riservati loro ingiustamente da un qualunquismo e da un egocentrismo miopi; pesantezze accresciute persino da una politica a volte autolesionistica che in nome di sterili visioni pensa di assicurarsi un futuro togliendo risorse a ciò che di fatto è il proprio fertile giardino. Certo si tratta di un percorso non facile, fatto di passione ed a volte di amarezza, ma l’obiettivo e in moltissimi casi i risultati raggiunti continuano a rimanere una compensazione appagante e carica di senso.

Colgo l’occasione di questa lettera per evidenziare come, grazie anche al progetto “La scuola che verrà”, che insieme mi auguro potremo realizzare nei prossimi anni, i docenti delle scuole obbligatorie potranno far compiere alla scuola ticinese ulteriori passi importanti lungo il cammino della crescita qualitativa. Passi significativi nella direzione di un progetto educativo sempre più equo, nell’aumentata capacità di riconoscere e valorizzare le differenze che esistono tra gli allievi, garantendo loro al contempo pari opportunità effettive. Questo impegno farà cadere i propri frutti anche nel terreno della formazione postobbligatoria, rendendo possibile una sempre maggiore compatibilità tra le molte offerte formative messe a disposizione degli studenti ticinesi e delle loro famiglie.

Sarà un lavoro grande e corale, come grande e corale sono la passione e la dedizione che la stragrande maggioranza del corpo docente attivo nel nostro cantone assicura giorno per giorno ai nostri figli e in questo modo a tutto il Paese.

Riconoscerlo vale molto più del grazie che è loro dovuto.

Agli insegnanti, come naturalmente alle migliaia e migliaia di allievi che si apprestano a ricominciare la scuola, auguro di cuore buon lavoro.