Le mezze verità di Giuseppe Sergi

di Manuele Bertoli, membro del Consiglio di Stato

In un suo articolo pubblicato sabato su questo giornale, il grande capo del Movimento per il socialismo Giuseppe Sergi, che non resiste mai alla voglia di calar lezioni di coerenza ai socialisti, tenta di addossarmi la responsabilità di aver dato avvio ai risparmi nel settore delle borse di studio, a suo dire perché nello scorso quadriennio ho proposto e fatto approvare una legge che ammette la trasformazione di un terzo delle borse in prestito per gli studenti che seguono un master universitario (in genere il quarto e quinto anno di università).

È peccato che un attento osservatore delle cose politiche del nostro Cantone come Sergi ometta di dire che quando ero deputato in Gran Consiglio e presidente del Partito socialista, portai nel 2009 la maggioranza parlamentare a scartare l’opzione di trasformazione di parte di tutte le borse di studio in prestito. Lo feci nel quadro di un compromesso Ps/Plr/Ppd, ma il risultato fu che in questo ambito non si tagliò nulla. Dimentica pure, il buon Sergi, di dire che prima dell’arrivo nel 2015 della Legge sugli aiuti allo studio che ho proposto in governo, questo importante ambito delle prestazioni sociali era gestito quasi integralmente dal solo Consiglio di Stato, che poteva fare quel che voleva con soli tre voti (la base legale di delega era nella Legge della scuola). Fu proprio per evitare questa carta bianca al governo, per evitare le situazioni del 2009 e dare più trasparenza a queste prestazioni, che proposi la nuova legge, che restò in discussione nelle segrete stanze governative per un anno, proprio perché c’era già allora in Consiglio di Stato chi voleva tagliare di più. Il compromesso della possibilità di riconvertire in prestito un terzo della borsa per il master fu il prezzo da pagare alla maggioranza dell’Esecutivo per avere una legge che non c’era; ma senza quel compromesso si sarebbe rimasti alla situazione di prima, nettamente peggiore per studenti e famiglie, lasciando totale carta bianca al governo. Avessi avuto un’altra condizione politica magari il compromesso non lo avrei accettato, ma non mi pento di averlo fatto perché oggi questa parte fondamentale del sistema sociale è ancorata ad una legge, più difficile da cambiare. È quindi grazie alla nuova legge che se oggi qualcuno vorrà proporre dei passi indietro nell’ambito delle borse di studio dovrà passare da una decisione referendabile, sulla quale si potrà dare battaglia anche davanti al popolo. Di più: è grazie alla nuova legge che, se qualcuno vorrà migliorare le cose, lo potrà fare proponendo di rivedere verso l’alto i parametri alla base dell’erogazione di questi aiuti.

Ancora una volta, con tristezza, devo purtroppo constatare che a sinistra c’è chi non perde occasione per seminare zizzania senza argomenti. E sì che basterebbe citare i documenti parlamentari fino in fondo, evitando di raccontare solo il pezzetto della storia che fa comodo, nella beata ed errata convinzione che i lettori e gli elettori siano fessi, pronti a prendere per buone le “verità” parziali e addomesticate. Ancora una volta, sempre con tristezza, devo constatare come qualcuno a sinistra preferisca proporre lo sterile giochetto sul primato della coerenza, quando le cose da fare in difesa degli interessi cari ai progressisti sono tante e i veri avversari, come dovrebbe essere chiaro a tutti quelli che non hanno una visione settaria della politica, stanno altrove.