“È giusto poter eleggere i cittadini stranieri, si aiuta l’integrazione”

Intervista pubblicata il 21 agosto 2016 su “il Caffè”
a Pelin Kandemir Bordoli, deputata in Gran Consiglio

L’ex capogruppo dei socialisti giudica positivamente la proposta al voto il mese prossimo nel Canton Neuchâtel

Fino a quando gli stranieri rimangono un numero astratto restano un problema. Ma se tramite iniziative e incontri, anche partite di calcio, entrano in contatto con la popolazione locale, se si vedono, diventano persone. Tutto cambia”, osserva Pelin Kandemir Bordoli, deputata ps, arrivata in Ticino a 11 anni dalla Turchia, naturalizzata e, quindi, con quel diritto di voto che oggi agli stranieri in Ticino è precluso.

A Neuchâtel si voterà per concedere agli stranieri il diritto di essere eletti deputati o consiglieri di Stato. Una buona soluzione per promuovere una vera integrazione?

“Ritengo che possa essere un ulteriore passo per l’integrazione. Va ricordato che il Canton Neuchâtel ha una lunga e positiva tradizione per il diritto di voto agli stranieri. Là gli stranieri domiciliati da almeno cinque anni hanno il diritto di voto a livello cantonale e comunale e di eleggibilità per i Comuni”.

Sarà mai possibile questo in Ticino?

“Come partito socialista abbiamo posto la questione del diritto di voto agli stranieri davanti al parlamento già un paio di volte, la prima nel 2009 e la seconda nel 2012”.

Ma senza risultati concreti…

“Purtroppo, c’è stata una forte resistenza e le nostre proposte sono state bocciate. Si trattava di concedere il diritto di voto ed eleggibilità solo a livello comunale, ciò nonostante non sono passate”.

Che una proposta venga bocciata, non significa arrendersi. Riproverete?

“Proprio nella logica di una maggior integrazione, di una cittadinanza attiva, di un migliore coinvolgimento, nei prossimi anni sarà importante riprendere il discorso, magari iniziando con dei progetti concreti coinvolgendo gli stranieri in commissioni consultive, in associazioni locali, comunali…”

Vale a dire che è meglio passare prima dal coinvolgimento concreto per poi arrivare al diritto di voto?

“In un certo senso, sì. Credo che questa sia un’idea di integrazione che si debba tentare”.

Che peso elettorale avrebbero gli stranieri in Ticino?

“Indicativamente gli stranieri residenti nel nostro cantone sono circa il 26% popolazione. In gran parte si tratta di persone domiciliate, residenti qui Le regioni più accoglienti “Ci sono realtà,come quella di Neuchâtel,che hanno una lunga tradizione nel riconoscere dei diritti” da molti anni. Uomini e donne, persone attive in tutti i settori della società, gente che lavora spesso con funzioni di responsabilità assieme a noi nelle associazioni di volontariato, ma che non ha ancora il diritto di voto”.

Diritto che a livello comunale c’è già, ad esempio, nei Grigioni, Appenzello esterno, Basilea Campagna, ma non in Ticino nonostante l’alto numero di stranieri. Il Ticino è forse più xenofobo?

“In Ticino si fa più fatica a far passare questi concetti, perché prevale l’idea che se uno vuole contare a livello politico si può naturalizzare, salvo poi avere delle regole per la naturalizzazione non proprio semplici”.

Ma naturalizzazione e diritto di voto sono due cose diverse. Non crede?

“Verissimo. Io penso però che se si vuole andare verso una maggior integrazione occorre tentare il coinvolgimento degli stranieri residenti attraverso progetti sperimentali, garantendo ai Comuni la possibilità di concedere il diritto di voto. Stiamo parlando di cittadini che lavorano qui e che qui pagano le imposte. Insomma, almeno nelle realtà comunali gli stranieri potrebbero essere coinvolti maggiormente nelle decisioni”.

Oggi invece uno straniero, pur residente qui da anni, non può votare nel suo comune come succede nel cantoni Vaud, Giura, Friburgo, seppur con modalità diverse. Il Ps ritornerà su questa problema con altre proposte?

“Come dicevo due nostre iniziative per ora sono state bocciate dal parlamento. Ma certamente in futuro rivaluteremo questa questione, immaginando, studiando, elaborando delle proposte a un livello più basso, più vicino alla popolazione”.

c.m.